Scrivere è facile, è farsi leggere che è difficile

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Un paio di occhiali e un libro sopra un letto

La scrittura è un po’ come la ricetta della Coca-Cola, nessuno sa cosa ci sia effettivamente dentro (e dietro).

Un articolo può nascere da solo, venire “fuori già con le parole” (Una canzone per te, Vasco Rossi), oppure richiedere ore e ore di concentrazione. Ma alla fine della fiera la cosa importante è che qualcuno (meglio più di qualcuno) lo legga.

Oggi il flusso delle informazioni ha assunto proporzioni gigantesche, mentre il tempo a disposizione è rimasto praticamente invariato, se non addirittura inferiore. Ecco allora che tendiamo sempre più a “spizzicare” più che a leggere, essendoci resi conto che è impossibile dissetarsi cercando di bere da un idrante.

Gioco forza, siamo stati quasi costretti ad accontentarci delle goccioline lasciate passare dalla guarnizione non perfettamente stagna, le uniche che effettivamente possono placare (per un po’) la nostra sete di sapere.

In questo scenario, coloro che scrivono contenuti è come se venissero incoraggiati a “semplificare” e, per molti aspetti, anche a banalizzare ciò che producono. Del resto, viviamo nell’epoca dell’istantaneità e del “tutto e subito”, per cui “9 cose che ti migliorano immediatamente la vita” vince a mani basse su “La vita di corte nella Francia di Luigi XIV”.

Poco importa se fra i consigli che ti “migliorano la vita” ci siano suggerimenti come “bere molta acqua”, “camminare durante le ore più fresche della giornata” o “dormire 8 ore”, ciò che conta è l’apertura del “pezzo”. Poi, per effetto delle dinamiche algoritmiche, arriva pure la viralità, con tanti saluti alla “pagina accademica” che ha richiesto tempo, impegno e studio.

Ora, è anche sicuramente vero che l’articolo “impegnato” potrebbe essere affetto da difetti di “pubblicazione” (un titolo che non c’azzecca, un’immagine con dei pixel grandi come una mattonella, nessuna strategia promozionale), ma la questione sposta di poco la centralità del problema: la gente non legge, legge poco, e se legge, vuole capire subito quanto tempo dovrà investirci e se il “gioco” vale davvero la candela.

Sempre fedeli al dogma “non ho tempo da perdere”, figuriamoci per approfondire, moltissimi lettori (la maggioranza?) finiscono per privilegiare chi vive, mangia e dorme sul palcoscenico. Basta vedere la velocità con cui scattano gli automatismi della condivisione, compresi i commenti “alla cieca”, sotto il post dell’influencer di turno.

A questo proposito, lungi da me sostenere la tesi della circovenzione d’incapace, chi ha un folto pubblico è perché ha lavorato sodo e i risultati non si raccolgono sugli alberi, ma resta intatto il tema della “fatica” di leggere. Ragione per cui prende il sopravvento la quantità dell’esposizione rispetto alla qualità del contenuto.

Se un tempo, mi riferisco all’epoca pre-internet, la scrittura aveva degli spazi predefiniti e fisicamente delimitati (ad esempio, il numero di pagine di un giornale), allo stato delle cose le parole si sono staccate dai loro supporti storici (le tavolette di argilla, le pietre, i libri) e sono diventate reperibili ovunque, grazie soprattutto al pulviscolo dei bit.

In un certo senso, è venuta a mancare la selezione di qualità. Ovviamente, ciò non può essere considerato un male assoluto. Anzi, la pervasività dei mezzi ha portato alla ribalta numerosi talenti che non avremmo mai potuto leggere se non ci fosse stata questa rivoluzione.

Ma, al tempo stesso, la trasformazione ha consentito anche l’entrata in scena di un folto stuolo di “scrittori” che hanno saputo trasformare (bravi loro, non c’è che dire) un “buongiorno” in un “buongiorrnissimo kaffè” da migliaia di like, mentre lì vicino, ormai esanime e pronto per essere inghiottito per sempre dalla timeline, c’è un post che sostiene una tesi sul perché non leggiamo più.

Foto di Sincerely Media

Sommario
Scrivere è facile, è farsi leggere che è difficile
Titolo
Scrivere è facile, è farsi leggere che è difficile
Descrizione
Tutti scrivono, pochi (o pochissimi) leggono. Così, prendono il sopravvento i contenuti più immediati, semplici e banali.
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Sergio Gridelli Blog
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Categorie: Scrittura

Di Sergio Gridelli

Sono nato e vivo a Savignano sul Rubicone (FC), una piccola città della Romagna attraversata dal fiume che segnò i destini di Roma. PERCHÉ LO FACCIO Ho sempre pensato che l’impronta di ciascuno di noi dipenda da un miscuglio di personalità e di tecnica. Se questi due ingredienti sono in equilibrio nasce uno stile di comunicazione unico, subito riconoscibile fra tutti gli altri. Perché in un mondo tutto marrone, una Mucca Viola si vede eccome! COME LO FACCIO Aiuto le persone a trovare le motivazioni che le rendono uniche. Non vendo il pane, vendo il lievito. COSA FACCIO Mi occupo di comunicazione aziendale e della elaborazione di contenuti per il web. Curo i profili social di aziende e professionisti. Tengo corsi sulla comunicazione interpersonale, il public speaking, il marketing digitale e su come realizzare presentazioni multimediali efficaci.

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