Farsi leggere

Sia che abbiamo un blog o che pubblichiamo i contenuti più disparati sui social media, il desiderio di ciascuno di noi è inevitabilmente quello di farsi leggere. Del resto, è risaputo che anche coloro che tengono un diario segretissimo, cullano la speranza che un giorno qualcuno lo potrà leggere.

Quindi, come attirare l’attenzione è un problema che riguarda tutti, professionisti della scrittura e non.

Scrivere è leggere in sé stessi. (Max Frisch) Condividi il Tweet

Se osserviamo attentamente noi stessi mentre leggiamo qualsiasi cosa sul web, ci accorgiamo ben presto che ci sono almeno tre caratteristiche che ci colpiscono più di altre:

  1. la storia (mia nonna avrebbe detto: il fatto);
  2. l’impatto visivo;
  3. il profumo dell’informazione.

La storia

La nostra civiltà è dominata dalle immagini, a tal punto che in determinate situazioni avvertiamo addirittura una sorta di invadente inquinamento visivo. Fatto sta che anche la lettura è diventata un’esperienza visiva: inquadriamo un paragrafo, zoomiamo su una frase, sfochiamo lo sfondo.

Come la trama di un film, rimaniamo incollati al testo se, riga dopo riga, ci cattura la curiosità di sapere “come andrà a finire”. Ecco il segreto di una storia che funziona: la curiosità.

Si inizia coinvolgendo emotivamente il lettore (“Ti è mai successo di avvertire un senso di fallimento della tua vita?”), si continua con il dettaglio (lo zoom) della vicenda che ha coinvolto il protagonista (“Quella mattina, Mario Rossi si era svegliato senza lavoro, con il conto in rosso e un matrimonio fallito”), immediatamente si introduce l’elemento chiave: “Tuttavia, quel giorno successe una cosa che lo fece diventare un uomo di successo, ricco e con una gran voglia di godersi la vita. Ma questo ve lo racconterò più avanti”. L’esca ha fatto il suo dovere e il lettore è stato preso all’amo.

Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto. (Italo Calvino) Condividi il Tweet

Il cinema ha poco più di cent’anni di vita, ma riesce sempre ad appassionarci. Una storia, per quanto banale o, comunque, già nota si può sempre raccontare in un’infinità di modi diversi.
Quando poi si utilizzano tutti i cinque sensi (la scrittura può riuscirci) il coinvolgimento è totale. Per esempio, le parole possono evocare vere e proprie sensazioni fisiche. È il caso della posata che stride sul piatto, le unghie che graffiano la lavagna oppure la lingua che si avvicina alla lama rotante di una affettatrice. Avete provato fastidio? Un brivido? Bene, sappiate che tutto questo è accaduto senza che ci fossero piatti, posate, lavagne e affettatrici.

L’impatto visivo

La presentazione è tutto. Lo sa bene l’instagrammer Jacques La Merde che, alla maniera degli chef stellati, propone piatti molto decorativi, ma realizzati con cibo spazzatura.

Chef Jacques La Merde
Chef Jacques La Merde

In ogni caso, la visione non è un’esclusiva delle immagini. Un’adeguata formattazione del testo invoglia sicuramente di più la lettura rispetto a un’accozzaglia di righe appiccicate, senza spazi e con nessuna interruzione di paragrafo.
Un buon testo, gradevole visivamente, è costituito da:

  • paragrafi brevi che trattano, possibilmente, un solo argomento;
  • grassetto, corsivo e sottotitoli per evidenziare le informazioni più importanti;
  • spazio bianco che dà “respiro” alla pagina;
  • punti elenco che organizzano visivamente i concetti (sono vietati nelle slide da presentare, ma sono efficaci nei documenti auto-esplicativi);
  • immagini che “spezzano” il testo.

Il profumo dell’informazione

Il guru dell’usabilità Jacob Nielsen ha usato una metafora molto azzeccata per definire il comportamento degli utenti nel web: si comportano come animali nella foresta. Un modo per dire che in rete seguiamo l’odore delle informazioni.
In altri termini, il lettore arriva sulla pagina, la annusa come farebbe un animale (praticamente, la scansiona tutta in una manciata di secondi) e se non trova ciò che sta cercando (se l’odore dell’informazione non è forte) se ne va da un’altra parte.
I lettori si nutrono di informazioni, ma al tempo stesso sono pigri, egoisti e spietati. Si alimentano di parole facili da assimilare e quando non le trovano molto difficilmente ritorneranno in quel territorio di caccia.
Un articolo o un post sono come delle piste che conducono alla preda (nel nostro caso, l’utilità dell’informazione). Se non ci sono tracce (gli odori), il lettore perde l’orientamento e abbandona il sentiero.

Scrivere è prendere l'impronta dell'anima. (Multatuli) Condividi il Tweet

In questo senso, il titolo è equiparabile a un cartello segnaletico (“Segui questa direzione”) e le prime righe dell’articolo devono giocoforza rappresentare la conferma definitiva (“Sei sulla strada giusta”).

Photo by Pierre Metivier

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.