L’ascolto non è una questione acustica

Pubblicato

How many ears must one man have before he can hear people cry?”. Già, abbiamo sufficienti orecchie per sentire gli altri che piangono? Bob Dylan ci suggerisce di ascoltare la risposta che soffia nel vento.

Non so se abbiamo deliberatamene travisato il consiglio, ma l’impressione è che sempre più spesso tutto ciò che pronunciamo diventa una sorta di “parole al vento”, tanto è diffuso il disinteresse ad ascoltare.

Per meglio dire, ascoltiamo solo quello che vogliamo ascoltare. A questo proposito c’è una divertente gag dei fratelli Marx che esprime esattamente questo concetto:

– Henry, come sei cambiato! Eri tanto biondo e ora sei castano! Eri così robusto e ora sei magrissimo! Eri tanto alto e adesso sei così basso! Cosa ti è successo Henry?
– Non sono Henry, sono John.
– Oh Henry, hai cambiato anche nome!

Quando non ascoltiamo attivamente (succede nella maggior parte dei casi), finiamo per “sorvolare” anche sulle domande che ci vengono poste. Purtroppo, così facendo rinunciamo a un tesoro. Ovvero, buttiamo alle ortiche la considerazione che gli altri hanno di noi.

Le domande che ci fanno parlano di noi

Non è difficile comprendere il danno che stiamo facendo a noi stessi. Partendo dal presupposto che non esistono mai domande sbagliate (casomai lo possono essere le risposte), ne deriva che è solo grazie a loro se possiamo dimostrare le nostre conoscenze e come queste ultime, a loro volta, possono aiutare le persone.

Anche nel caso in cui non sappiamo rispondere, ci guadagniamo la curiosità di approfondire l’argomento andando a trovare la risposta. È ovvio che se facciamo orecchie da mercante tutti questi momenti “andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia” (Roy Batty, Blade Runner, 1982).

Inoltre, anche qui senza necessità di fare dei grandi sforzi di comprensione, quando parliamo diciamo solo cose che sappiamo già. È solo grazie all’ascolto che abbiamo la possibilità di imparare cose nuove.

Ascoltare ciò che non viene detto

C’è poi un aspetto che ci fa perdere uno dei super poteri più potenti conferiti dall’ascolto attivo, quello di “leggere” fra le parole.

Per tutto il periodo degli anni scolastici, mia mamma è stata campionessa mondiale di lettura fra le parole. La domanda classica che fanno tutti i genitori quando i loro figli rientrano da scuola è “Cosa avete fatto oggi?”, e invariabilmente la risposta è sempre la stessa: “Niente…”.

A questo punto, la campionessa del mondo partiva con una raffica di domande impossibili da schivare: “Ti hanno interrogato?”, “Il professore ha corretto il compito in classe?”, “Hai combinato un guaio?”. E alla fine veniva a sapere tutto quello che voleva… partendo da un insignificante “niente”.

In quelle domande, per me molto più somiglianti a delle rasoiate che a un insieme di parole, c’era contenuta tutta l’attenzione che una mamma aveva nei confronti del proprio figlio. È quando non si fanno più domande che l’indifferenza prende il sopravvento.

L’ascolto attivo ci fa vedere un altro mondo

L’ultimo aspetto, per quanto le ragioni dell’ascolto siano pressoché infinite, riguarda il modo con cui le persone raccontano il mondo.

Non è mai una narrazione dei fatti, cioè quello che noi riteniamo essere l’oggettività delle cose, ma la cifra del valore che le persone attribuiscono a quei fatti. In ogni descrizione “oggettiva” c’è sempre una componente emotiva che “modifica” l’oggetto stesso.

Se tento di descrivere “oggettivamente” la penna che ho in questo momento sulla mia scrivania, i materiali di cui è fatta vengono immediatamente “contaminati” dalla rappresentazione che affolla la mia mente. Per esempio, non potrò fare a meno di pensare a chi me l’ha regalata. Quindi, non è più solo metallo e plastica, ma anche ricordi e memorie.

Ecco allora che l’ascolto attivo dei racconti ci fa entrare dentro mondi nuovi e verosimilmente sconosciuti. La guerra e l’amore non si fanno per i fatti, ma per il significato che viene attribuito a quei fatti. E il significato è sempre e solo dentro l’ascolto.

Foto di Saeed Karimi

Sommario
L’ascolto non è una questione acustica
Titolo
L’ascolto non è una questione acustica
Descrizione
Ascoltiamo solo per rispondere e non per (anche) capire. Così siamo diventati dei sordi che parlano ad altri sordi.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
Logo
Pubblicato
Categorie: Coaching

Di Sergio Gridelli

Sono nato e vivo a Savignano sul Rubicone (FC), una piccola città della Romagna attraversata dal fiume che segnò i destini di Roma. PERCHÉ LO FACCIO Ho sempre pensato che l’impronta di ciascuno di noi dipenda da un miscuglio di personalità e di tecnica. Se questi due ingredienti sono in equilibrio nasce uno stile di comunicazione unico, subito riconoscibile fra tutti gli altri. Perché in un mondo tutto marrone, una Mucca Viola si vede eccome! COME LO FACCIO Aiuto le persone a trovare le motivazioni che le rendono uniche. Non vendo il pane, vendo il lievito. COSA FACCIO Mi occupo di comunicazione aziendale e della elaborazione di contenuti per il web. Curo i profili social di aziende e professionisti. Tengo corsi sulla comunicazione interpersonale, il public speaking, il marketing digitale e su come realizzare presentazioni multimediali efficaci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.