Potremmo non avere una seconda possibilità

Siamo qui, senza una ragione apparente. Nonostante non abbiamo scelto dove nascere con anche la dotazione del relativo sistema di valori (e disvalori), continuiamo a ritenere ovvie e “normali” le circostanze che determinano le nostre traiettorie di vita.

Mescoliamo massicce dosi di inconscio e di destino per rifugiarci nella salvifica dicotomia fra giusto e sbagliato. Così, la guerra fa paura quando è geograficamente vicina, e non in quanto soluzione aberrante per risolvere le controversie in qualsiasi parte del mondo si verifichino.

In questi giorni, leggere le “discussioni belliche” sui social fa più pensare a una sfida fra senso e non senso, piuttosto che a un confronto sull’etica, la morale e i principi d’umanità. E anche i cosiddetti vecchi media non fanno eccezione, essendo diventati di fatto una proiezione automatica delle piattaforme sociali.

Le nostre zone d’ombra

La mente opera secondo una matrice dicotomica, ma non sempre è possibile distinguere il bianco dal nero, la luce dal buio, il vero dal falso. C’è un territorio ambiguo in cui si affollano conoscenza e ignoranza, e anche quando ci sembra di aver fatto esperienza con determinate categorie di pensiero, rimangono sempre delle zone d’ombra.

È in queste tenebre che vediamo gli altri. Non per quello che sono, ma come riflesso distorto delle nostre credenze.

Negli ultimi anni ci siamo detti (convinti?) che saremmo cambiati, addirittura i più ottimisti si erano spinti fino oltre il limite del miglioramento, ma si sa che dimentichiamo tutto molto in fretta. Le lezioni della storia, recente e passata, le tragedie che si ripetono pressoché uguali nel tempo, le sottovalutazioni di cui seguitiamo a pentirci, sono ancora tutte lì. Ancora imballate.

Non fare nulla è fare

Ci piace citare Voltaire e Marco Aurelio, ma non possiamo dirci assolti per tutto il bene che non siamo stati in grado di fare e per la miriade di ingiustizie che abbiamo commesso per il semplice fatto di essere rimasti immobili.

Che danno potrà mai fare una piccola bottiglia di plastica abbandonata fra le onde del mare?”. Forse, nessuno. Ma se lo dicono contemporaneamente miliardi di persone, rischiamo che le prossime generazioni non abbiano più nessuno a cui raccontare la loro storia.

Si dice che la misura autentica della ricchezza stia nella quantità di cose di cui possiamo fare a meno. Basta prendersi pochi secondi per scoprire che sono davvero tantissime e che, a conti fatti, nella lista non ci finiranno mai ciò che cose non sono, ma che al tempo stesso sono le più preziose. Un tramonto, un abbraccio, un bacio.

Arriva per tutti, se siamo fortunati, il tempo dei bilanci emotivi. Molte persone sono entrate nella nostra vita, alcune di queste hanno lasciato segni profondi del loro transito. Ce ne accorgiamo quando ci rendiamo conto di aver sprecato un’enormità di energie con le persone sbagliate. Nella vita di relazione, nel lavoro, negli spazi che abbiamo creato.

Finché siamo in tempo, cerchiamo con tutte le nostre forze di dare significato a quel pezzo di noi che le persone più care meritano.

E invece, siamo sempre “troppo qualcosa”. Troppo impegnati nella nostra occupazione professionale, troppo orgogliosi per manifestare la nostra debolezza, troppo stanchi per metterci in discussione.

Chi è passato indenne da un grande spavento legato alla sua salute, sa bene che da quel momento inizia un’altra vita o, per meglio dire, una nuova vita.

Noi, che per il momento abbiamo avuto la fortuna di scamparla, cominciamo da subito a fare quelle piccole cose che, moltiplicate all’ennesima potenza, costruiranno un mondo più giusto per tutti. Potemmo non avere una seconda possibilità.

Foto di Jordan McDonald

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Potremmo non avere una seconda possibilità
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Potremmo non avere una seconda possibilità
Descrizione
Ci crediamo immortali e ci preoccupiamo solo di ciò che "sentiamo" vicino. E pensare che il nostro fare può migliorare il mondo per tutti.
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Sergio Gridelli Blog
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