3 domande per stimolare l’interazione nei corsi di formazione online

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Due piedi sull'asfalto con davanti un punto interrogativo

Ormai lo sanno anche i muri, nei corsi di formazione online l’attenzione è più scarsa di quella che può avere un paracarro. Quando poi le webcam vengono tenute costantemente oscurate, anche il feedback va a farsi benedire, con buona pace dell’interazione fra docente e discenti.

Se da un lato la situazione è parecchio demotivante per chi deve comunque tenere la sua lezione, dall’altro resta salvo lo stimolo a trovare delle soluzioni e, in ogni caso, interrogarsi su come superare questo impasse.

Il cervello umano, pur essendo capace di cose prodigiose, è sostanzialmente un geniale vagabondo che cerca sempre di risparmiare il massimo delle risorse che ha disposizione. Tant’è che troviamo di gran lunga più agevole leggere un libro piuttosto che studiarlo.

Alla stessa stregua, gli apparati neuronali dei corsisti si mettono subito in modalità “risparmio energetico” e quando vengono interpellati (ammesso e non concesso che rispondano) riescono al massimo a biascicare risposte sillabiche (“”, “no”, “ma”). Sembra quasi che all’unisono abbiano tutti inserito il pilota automatico del pensiero.

Siccome c’è una bella differenza fra possedere un cervello e usarlo, è necessario porre delle domande che presuppongano risposte più articolate. Ma quali?

Cosa pensi dei tatuaggi?

È la classica domanda che spalanca le porte a una discussione molto più ampia. Ci stanno dentro le motivazioni schiettamente personali e quelle, come dire, più afferenti al sistema sociale.

Su quest’ultimo livello è molto probabile che prima o poi venga tirata in ballo la fenomenologia della moda (“I tatuaggi sono di moda…”), mettendo in risalto la contraddizione fra la transitorietà del fenomeno sociale (le mode si succedono continuamente) e l’irreversibilità di questa esibizione estetica.

Si può poi rientrare in canoni più generali facendo notare come avere un’opinione presupponga indagare le proprie convinzioni a colpi di “Perché?”.

Cosa hai fatto questa mattina?

Siccome il “Come va?” è diventata a tutti gli effetti una domanda fantasma che nessuno elabora più cognitivamente, tanto che la risposta è già predefinita e ampiamente attesa (“Bene e tu?”), occorre una formulazione che non presti il fianco a questi automatismi.

Il “Cosa” attiva l’intelligenza emotiva e costringe ad assemblare azioni, desideri e stati d’animo che, a loro volta, preparano il terreno per discutere sulla rappresentazione squisitamente individuale del mondo e su come si possano mitigare i conflitti cambiando semplicemente punto di vista.

Tuttavia, dietro l’angolo ci può essere sempre l’indolente “Niente”, ma a questo proposito ci viene in aiuto l’infallibile tecnica adottata dalle nostre mamme quando, rientrati da scuola, rispondevamo così alla loro micidiale domanda “Cosa avete fatto oggi?”. Da vere cinture nere di “lettura fra le parole”, cominciavano a “scavare” (“Ti hanno interrogato?”, “Hai preso un brutto voto?”, “Hai combinato un guaio?”) fino a quando non venivano a sapere tutto quello che volevano.

Qual è la cosa che sai fare meglio?

Distante anni luce da “Quale titolo di studio hai?”, questa domanda sposta il baricentro da “quello che si è ottenuto” (diploma, laurea, specializzazione) a “cosa si è capaci di fare” (non necessariamente come conseguenza degli studi in cui ci si è applicati).

Ecco un modo per iniziare un dialogo sulle tanto ricercate soft skill che già stanno facendo la differenza in numerosi ambiti professionali.

Alla fine, come credo, la formazione aziendale deve avere soprattutto la funzione di “far vedere” a ogni partecipante la migliore versione di lui stesso.

Le domande servono proprio a questo, a stimolare inedite traiettorie del pensiero che rendono evidente come il disimpegno è solo una lente deformante attraverso la quale osserviamo il mondo.

Foto di Ann H

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3 domande per stimolare l’interazione nei corsi di formazione online
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3 domande per stimolare l’interazione nei corsi di formazione online
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L'attenzione è diventata sempre più rara. Nei corsi di formazione online si trasforma addirittura in una chimera.
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Sergio Gridelli Blog
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Di Sergio Gridelli

Sono nato e vivo a Savignano sul Rubicone (FC), una piccola città della Romagna attraversata dal fiume che segnò i destini di Roma. PERCHÉ LO FACCIO Ho sempre pensato che l’impronta di ciascuno di noi dipenda da un miscuglio di personalità e di tecnica. Se questi due ingredienti sono in equilibrio nasce uno stile di comunicazione unico, subito riconoscibile fra tutti gli altri. Perché in un mondo tutto marrone, una Mucca Viola si vede eccome! COME LO FACCIO Aiuto le persone a trovare le motivazioni che le rendono uniche. Non vendo il pane, vendo il lievito. COSA FACCIO Mi occupo di comunicazione aziendale e della elaborazione di contenuti per il web. Curo i profili social di aziende e professionisti. Tengo corsi sulla comunicazione interpersonale, il public speaking, il marketing digitale e su come realizzare presentazioni multimediali efficaci.

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