Come sta e dove va il web?

Si fa presto a dire “siamo connessi con il mondo” e poi scopriamo che quattro miliardi e mezzo di persone non hanno accesso alla rete. Oltre il 60% della popolazione mondiale, prevalentemente poveri, donne, residenti nei paesi in via di sviluppo e nelle cosiddette aree marginali, è esclusa da ciò che noi definiamo essere un diritto come l’aria, l’acqua, il sapere.

Dove va il web?

L’imponente mole di dati raccolta dalla World Wide Web Foundation di Tim Berners-Lee (Web Index) fotografa anche un’altra situazione, se possibile ancora più allarmante. Al di là del digital divide, il web pare ormai giunto a un bivio: da una parte le politiche inclusive come condizione e risultato di un processo democratico in cui tutti gli individui hanno pari dignità, dall’altra la riproposizione della “legge del più forte”, con la concentrazione del potere politico ed economico in un nuovo monopolio mondiale.

Il Web è più un'innovazione sociale che un'innovazione tecnica. (Tim Berners-Lee) Condividi il Tweet

Che la lancetta stia pericolosamente oscillando verso la seconda ipotesi è confermato ormai dai numerosi tentativi di natura autoritaria messi in atto dai governi e dai gruppi di potere economico. Sempre secondo la ricerca, sarebbero infatti quasi 2 miliardi gli utenti della rete senza alcuna salvaguardia della propria privacy e, peggio, fortemente limitati a esprimere opinioni online. Senza dimenticare la sorveglianza, la censura e le condanne.

Su questo fronte le variazioni degli indicatori sono tutte in sensibile aumento. Nel 2014, l’83% dei paesi non ha rispettato lo standard di Web Index sulla privacy, in incremento di 20 punti rispetto all’anno precedente, mentre il 40% dei paesi campione ha censurato informazioni ritenute “politicamente sensibili” (+8% in confronto al 2013).

Il digital divide

C’è poi l’aspetto del divario tecnologico all’interno dei paesi ad alto reddito. In questa classifica l’Italia si piazza al 29° posto, immediatamente prima della Grecia e dopo paesi come l’Uruguay, il Cile e il Portogallo, solo per citarne alcuni. Una situazione che sta fortemente penalizzando le nostre PMI in un mercato globale dove non si può più pensare di competere con connessioni a 7Mb (e fra un po’ nemmeno con quelle a 20Mb).

C’è una soluzione? Sì, la World Wide Web Foundation individua cinque passaggi chiave sui quali i governi di tutti i paesi del mondo dovrebbero intervenire prima possibile.

La “ricetta” è solo marginalmente tecnica:
1. riduzione del digital divide come presupposto per promuovere il diritto universale di accesso a internet;
2. eliminazione delle discriminazioni che limitano la fruizione della rete, dai costi del traffico all’esclusione di qualsiasi responsabilità per i fornitori di servizi online in ordine ai contenuti pubblicati da terzi, passando per la rimodulazione del copyright;
3. investire sull’educazione e sull’istruzione per un pieno godimento del progresso da parte di tutti;
4. abbattimento del deficit democratico e promozione della partecipazione, per la libertà di stampa e di opinione;
5. favorire politiche di crescita della ICT oltre il fine del mero profitto, per creare opportunità per le donne e garantire l’equità di genere in tutti i settori.

 

Mi sembra che ce ne sia abbastanza per cominciare a riflettere anche sulle attuali condizioni offline.

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