Una questione di fiducia

Non è certo la scoperta del secolo dire che ci sono degli oratori capaci di ammaliarci più di altri. Ben più difficile è invece indagare sul perché quelli bravi riescono a catturare il nostro interesse.

Tuttavia, se facciamo mente locale è molto probabile che, con sfumature logicamente diverse da situazione a situazione, riusciamo a intuire come la loro “presa attenzionale” faccia cardine su tre presupposti principali: la vivacità del presentatore, la rilevanza degli argomenti, il coinvolgimento della narrazione.

Mentre i primi due aspetti con un po’ di esperienza, prima o poi, andranno ad arricchire la nostra personalissima cassetta degli attrezzi del mestiere, la costruzione di una bella storia richiede uno studio approfondito. Anche (o, soprattutto) quando ci sembra che il presentatore stia improvvisando.

I miti e le favole sono da sempre il canale preferito dell’empatia e, spostando il ragionamento su un altro piano, rappresentano anche una delle prime occasioni con cui facciamo l’esperienza del mondo. Detto in maniera più pragmatica, con le storie favoriamo l’apprendimento e ci assicuriamo la possibilità che il pubblico trovi ottimi spunti per interagire con noi.

Come si costruisce una storia efficace?
Fatte salve la conoscenza approssimativa del pubblico, l’aderenza della storia al contesto degli argomenti e una buona capacità narrativa, la caratteristica più importante che rende credibile qualsiasi racconto è la fiducia in sé stessi e negli altri. Una condizione che vale sempre, anche se non si è su un palco.

La fiducia è l’energia positiva che contamina il pubblico. È l’ingrediente che ci fa percepire autorevoli (ma non intimidatori), informati (ma non arroganti), rilassati (ma non malinconici).
Dopo averle provate un po’ tutte, sono arrivato alla conclusione che la fiducia non è solo uno stato mentale, ma una condizione che ci coinvolge anche a livello fisico. Per questo motivo, ho individuato una serie di strategie intellettuali e pratiche utili per massimizzarla.

1) La preparazione prima di tutto. Molto spesso l’ansia da presentazione deriva da una scarsa dimestichezza con l’argomento che andremo a trattare e, in misura minore, dalla non conoscenza del luogo in cui parleremo. Entrambe le situazioni non ci consentono di essere a nostro agio e avranno un visibile impatto negativo sulla fiducia in noi stessi. Cresce così il nervosismo e la storia perderà gran parte della passione che volevamo trasmettere.

2) Siamo unici e imperfetti. Solo la fiducia nelle nostre capacità può non farci preoccupare del giudizio del pubblico. Tutti abbiamo dei difetti (una pronuncia un po’ confusa, un’estetica non esattamente da divo di Hollywood, un eccesso di sudorazione), l’importante è essere umani, veri, sinceri. Del resto, il pubblico non pretende che gli oratori siano perfetti, desidera solo che il tempo che dedica a loro gli venga ricambiato sotto forma di emozioni.

3) Mai dire mi dispiace. Cosa fa un presentatore alle prime armi quando è nervoso? Si scusa con il pubblico per la sua emozione. È sbagliato! Invocare la comprensione del pubblico non ci fa guadagnare la sua stima. Chi ha fiducia in sé stesso non cerca la pietà, al contrario vuole solo una cosa: il rispetto.
Combattere il nervosismo (nessuno ne è completamente immune) richiede una costante pratica fisica e mentale. Questo favorisce l’uscita dall’impaccio quando qualcosa va storto come, ad esempio, l’inversione di una slide, il rovesciamento di un bicchiere pieno d’acqua, la dimenticanza di un passaggio chiave della relazione. Con l’allenamento si impara ad alleggerire le situazioni critiche. Il pubblico lo apprezzerà e vi vedrà come un professionista. The show must go on!

Non perdere mai la fiducia, i migliori inizi capitano dopo i peggiori finali. Condividi il Tweet

4) Essere sé stessi. Pensate a quanto tempo sprechiamo per cercare di assomigliare a qualcun altro. Come può il pubblico innamorarsi di voi se non sapete nemmeno voi chi siete? La finzione, perché di questo si tratta, crea un disallineamento fra la rappresentazione e l’essere. Possiamo ingannare noi stessi, ma è impossibile che succeda all’infinito con il pubblico. Quest’ultimo, per quanto distratto, si accorgerà del vostro malcelato tentativo di manipolazione perché l’inconscio coglierà un senso di costrizione nelle vostre parole e nei vostri gesti.
Mai vergognarsi di come si è (la nostra caratteristica unica e inimitabile) e del molto o poco che abbiamo fatto nella nostra vita. Tutto questo si traduce in un gran senso di liberazione che fa crescere esponenzialmente la fiducia.

5) Pensare positivo. Non ho nessuna intenzione di farla troppo facile, ma perché se ci viene così naturale pensare sempre al peggio, non immaginiamo con la stessa intensità il successo delle nostre presentazioni? Non serve essere perfetti, ogni volta si impara, si cresce, si migliora. In fondo, il successo è fatto di tre step strettamente correlati: “ho fatto la presentazione”, “mi sono divertito”, “non vedo l’ora di rifarla”.
Credetemi, non c’è niente di più convincente dell’irrefrenabile voglia di fare una cosa.

6) Il comfort è solo quello della poltrona. Per migliorarsi bisogna letteralmente scappare dalla nostra zona di comfort. Ma cos’è esattamente la zona di comfort? È quel posto dove tutto va come ci aspettiamo che vada: non proviamo ansia, non veniamo sfidati, nessuno ci critica. Per qualsiasi cosa facciamo (parlare in pubblico, praticare uno sport, imparare una lingua straniera) c’è sempre un livello superiore che possiamo raggiungere. La cosa straordinaria è che il nuovo livello raggiunto diventa la nostra nuova zona di comfort dove tutto ci viene facilmente. Forza, un altro livello ci attende!

Se alleniamo la fiducia in noi stessi, ci ritroveremo (quasi senza accorgercene) a rispondere comodamente anche alle domande più scomode, a usare l’umorismo per allentare la tensione nelle situazioni impreviste, ad adattarci automaticamente a qualsiasi tipo di pubblico.

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