Quelle cose che rendono insopportabile chi parla

Siamo bravissimi a scovare anche i minimi difetti degli altri, salvo poi non farne tesoro per correggere i nostri. Come è noto, alcuni giudizi li fabbrica direttamente il nostro inconscio basandosi sulla valutazione istantanea della gesticolazione, delle espressioni facciali, del modo di vestire, del colore della pelle. Insomma, esiste un campionario di informazioni, racchiuso nel nostro database personale, che ci consente di trarre delle conclusioni circa la simpatia o l’antipatia di una determinata persona.

Dentro questo caleidoscopio di critiche o apprezzamenti sul comportamento degli altri, riveste un ruolo importante il vaglio del loro modo di parlare. Più precisamente, veniamo irritati da tutta una serie di rappresentazioni verbali cui spesso ci lasciamo andare anche noi. Succede in ogni contesto, dagli incontri informali con gli amici e i colleghi, fino alle manifestazioni più istituzionalizzate delle presentazioni in pubblico.

1) Anche se gli abbiamo cambiato nome, il gossip è pur sempre il vecchio e detestabile esercizio del pettegolezzo. Lo so, ha sempre una forte attrazione chi ci riferisce dei fatti segreti e inconfessabili di coloro che in quel momento non ci sono, ma dobbiamo tenere presente che lo stesso personaggio non si farà poi scrupoli a fare altrettanto sul nostro conto quando succederà a noi di essere assenti.
Per evitare di cadere nello stesso vortice, teniamo ben in mente l’avvertimento di Eleanor Roosevelt: “Le grandi persone parlano di idee, le persone mediocri parlano di fatti, le persone piccole parlano di persone.”

2) Ascoltare qualcuno completamente negativo su qualsiasi cosa ci provoca uno stato di malessere e di relativa indisponibilità. Quando nulla va bene, è giocoforza pensare che anche chi ne parla non vada bene. Tuttavia, la negatività è cosa ben diversa dal pensiero critico e, per certi versi, dallo scetticismo. La negatività, all’opposto, non è stimolante e ci impedisce di cogliere tutte quelle soluzioni solo apparentemente impossibili.

3) Il vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto trasforma la negatività in qualcosa di cronico. La lamentazione costante non aiuta nessuno, né chi parla e né tanto meno chi ascolta. Questa spirale senza fine va comunque distinta dallo sfogo con un amico o con una persona fidata. Anzi, in questo caso “liberarsi di un peso” che ci opprime può essere addirittura salutare.
“La tua tristezza non risolverà il problema. Più tristezza è solo uguale a più frustrazione che porta maggiore sofferenza per te stesso. Non importa quanto tragica sia la situazione, non dobbiamo perdere la speranza.” (Dalai Lama).

4) Dare sempre la colpa a qualcuno e non prendersi mai una responsabilità è un ulteriore atteggiamento che facciamo fatica ad ascoltare quando sono gli altri che ce lo propinano. Tutti noi cerchiamo scuse e alibi per le nostre mancanze, del resto a nessuno piace ammettere i propri errori. Per farsi apprezzare, invece, è proprio in questi casi che dobbiamo tirare fuori il coraggio e ammettere i nostri fallimenti. Chiedere scusa è ancora oggi un atto fortemente rivoluzionario.

5) Così come l’esagerazione distorce la verità, la confusione fra i fatti e le opinioni ci disturba perché avvertiamo in chi parla il tentativo di ingannarci. È molto difficile stare ad ascoltare una persona che intenzionalmente cerca di spacciarci le sue personalissime interpretazioni per la realtà effettiva delle cose. L’egoismo, l’egocentrismo e la presunzione sono le tre principali cattive abitudini che fanno perdere la credibilità a chiunque.

Questo elenco, estremamente parziale e incompleto, mette sommariamente in luce le cose che andrebbero evitate in qualsiasi tipo di dialogo, pena la perdita della nostra preziosa empatia.

Già, l’empatia. Auto-valutarsi criticamente e severamente è una delle cose più difficili in assoluto. Perché sbagliamo e ci giustifichiamo, prevarichiamo e ci assolviamo, spettegoliamo e ci convinciamo.

Se abbiamo consapevolezza dei comportamenti da evitare, possiamo adottare un pensiero positivo per affrontare in maniera efficace qualsiasi tipo di relazione comunicativa?
Tutte le volte che posso cerco di fare mie le caratteristiche espressive di coloro che quando li sento parlare mi accarezzano la mente e il cuore. Come una costante, mi accorgo che questa mia assertività deriva sempre dalla speciale alchimia che il relatore riesce a trasmettere con le sue parole: l’onestà, la genuinità, la passione.

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