Leader e comunicazione interna

Leader, personaggio quasi mitologico che opera in delle giungle piene di insidie. Con poche varianti, molte delle relazioni interpersonali che si instaurano negli uffici-giungla convergono generalmente verso la prevaricazione, la finzione, il paraculismo. Tutte situazioni che trovano nel corridoio, o nell’angolo della macchinetta del caffè, la loro migliore palestra.

Una cosa spessissimo sottovalutata, o addirittura ignorata, è la cosiddetta comunicazione interna. Il suo scopo non è solo quello di determinare un clima aziendale (almeno) decente, ma di essere il presupposto fondante di come e cosa viene percepito all’esterno. Non serve a nulla farsi vedere smart online o sulla carta stampata e poi, appena si entra in contatto con le persone di qualsiasi livello della struttura, si viene travolti da una tensione che si taglia con il coltello.

Il pesce comincia a puzzare dalla testa

Dopo oltre un secolo, il riferimento di Don Franco a ‘Ntoni nei Malavoglia conserva tutta la sua dirompente verità. Il tenore delle relazioni aziendali dipende quasi esclusivamente dalle capacità manageriali delle figure di vertice. Senza se e senza ma.

Solo con i generali e senza soldati, non si è mai vinta nessuna battaglia. Ma anche con generali incapaci di instaurare un giusto rapporto di fiducia e di umiltà con il proprio esercito, non si è andati storicamente molto lontano. I leader che sanno davvero guidare un team sono quelli che desiderano il successo di tutti, che condividono il loro cuore, che danno l’esempio prima di chiedere agli altri di mettersi in gioco.

Tutti abbiamo conosciuto leader bravi (pochissimi) e leader pessimi (tantissimi)

Ciò ci permette di avere un quadro abbastanza chiaro di quelle che dovrebbero essere le peculiarità di un capo, soprattutto in relazione alla costruzione dell’immagine aziendale che, come già detto, inizia proprio dentro le quattro mura dell’organizzazione.

Perché si è sempre fatto così

Lo status quo è comodo e non richiede particolari doti per gestirlo. Ci vuole sicuramente più coraggio a chiedersi, per l’appunto, “Perché?”. Quando si sta andando per il verso sbagliato, il leader non scarica su qualcuno la responsabilità degli errori, se l’assume in prima persona e crea nuovi stimoli per motivare la sua squadra.

La verità, solo la verità, nient’altro che la verità

In ogni organizzazione ci sono ruoli e funzioni differenti. La divisione del lavoro sociale, cara a Durkheim, ha fatto sì che ognuno si potesse occupare di un particolare aspetto dell’attività. In qualsiasi azienda c’è chi si prende cura delle questioni amministrative, chi della produzione, chi delle relazioni esterne e così via. È compito del leader far comprendere a tutti qual è la direzione aziendale. Esattamente come su una barca, la condivisione della verità è la bussola che in ogni tempo e in ogni luogo dà la misura del senso di appartenenza, oltre a motivare la squadra anche nei momenti difficili.

Non è un mio problema

I bravi leader sono quelli che non perdono mai di vista due condizioni essenziali della vita professionale (e non solo), la delega e l’ascolto. C’è solo un’eccezione: i veri leader non scaricano mai i problemi sugli altri. Avere il compito di dirigere significa innanzitutto amare le sfide e trovare in ogni situazione il modo per convertire le criticità in soluzioni. “Me ne occupo io” è una delle frasi più potenti e motivanti che un leader può pronunciare.

Sei un incapace assoluto

Non sentirete mai i bravi leader umiliare i propri collaboratori in pubblico. Quando si tratta di redarguire un sottoposto, lo fanno in privato e a faccia-a-faccia. Ma anche in questi casi spostano sempre il confronto sul versante positivo, vale a dire che si concentrano essenzialmente sul rimedio invece che sulla causa. L’influenza di un leader è direttamente proporzionale alla sua capacità di rispettare le persone in quanto persone.

Non si può fare, è impossibile

“Possiamo farlo” è il mantra che il bravo leader ripete di fronte a chi fa di mestiere il demolitore dei sogni. I veri leader sono consapevoli che il mondo sarebbe molto più arretrato se tutti quelli che hanno avuto un’idea, troppo azzardata per i loro tempi, avessero seguito i consigli di coloro che dicevano “è impossibile”. Nel DNA del bravo leader c’è l’esplorazione dell’impossibile.

Chi pensa di guidare gli altri e non ha nessuno che lo segue sta solo facendo una passeggiata. (Maxwell) Condividi il Tweet

Ovviamente, alla base di tutto non deve mancare una buona dose d’educazione. Non mi riferisco solo al garbo che bisogna avere quando ci si relaziona con le persone, ancorché in un contesto professionale, ma anche (e soprattutto) a tutto quel corollario di buone pratiche che fanno del leader di una squadra il leader di una grande squadra. Penso, in particolar modo, all’umiltà di chiedere aiuto, lasciando in secondo piano l’orgoglio di essere il capo che “sa sempre tutto”, alla capacità di evitare come la peste il lamento per qualsiasi piccolo incidente, alla curiosità di sapere cosa pensano i collaboratori su una determinata questione, non per giudicare, ma semplicemente perché la principale preoccupazione è la crescita professionale di tutti.

2 risposte a “Leader e comunicazione interna”

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