La dittatura dell’ignoranza

Pubblicato

Anche nel Giorno della Memoria non sono mancate manifestazioni di dissenso e di raccapricciante negazione della storia, dell’intelligenza, dell’umanità. All’origine di questi deprecabili fenomeni ci vedo essenzialmente una sorta di dittatura dell’ignoranza.

L’ignoranza (nel senso di mancanza delle basi culturali) trova un terreno fertilissimo nella televisione cucuzzara con il suo corollario di argomenti suscettibili poi di amplificazione nella sedi più diverse (famiglia, luogo di lavoro, bar). La sovraesposizione dei vari Cogne ed Erba (con tutto il rispetto per le rispettive tragedie umane) finisce per determinare una specie di permeabilità al confronto di fenomeni che non esito a definire preoccupanti. Mi riferisco, ad esempio, all’esibizione dell’ignoranza che trova facile palcoscenico nei quiz televisivi.

Anziché allarmarsi, come sarebbe minimamente normale, e farsi delle domande sullo stato della scuola pubblica, la risposta che Adolf Hitler è stato nominato cancelliere nel 1948, nel 1964 e nel 1979 viene liquidata con un sorriso e the show must go on.

Invece, il potere costituito (televisivo e politico) non perde un colpo quando c’è da mettere alla gogna la rete. Internet fa paura in egual misura alla dittatura cinese e alle cosiddette democrazie occidentali per il semplice fatto che non è controllabile. Come si sa, la libertà è parente stretta della verità e il sistema dell’informazione mainstream teme il giorno in cui qualcuno griderà che “il re è nudo”.

Non è casuale che l’informazione degli old media sia sempre in prima file quando c’è da classificare internet alla stregua di un mezzo pericoloso. La pedofilia, le truffe informatiche, gli shock da videogames, sono gli argomenti prediletti quando si parla di internet. Tuttavia, non bisogna nasconderselo, hanno una presa fenomenale su larghi strati della popolazione.

Oggi, nell’era della comunicazione, se un manager (e vi assicuro che ne ho sentiti diversi con le mie orecchie) dicesse che nel suo ufficio non ha il computer, state pur certi che si farebbe tutti i talk della televisione pubblica e privata, passando per uno che ha capito tutto. Poi magari, dopo qualche settimana, si viene a sapere che l’hanno arrestato con l’accusa di aver adescato dei ragazzini su Facebook.

Si usano le parole senza capirne il senso. Si confonde il supporto con l’intelligenza che esso stesso veicola. Si parla di pirateria a sproposito, dilatandone il significato per indicare il download di file, benché in violazione del diritto d’autore. Veniamo indottrinati da concetti astrusi come quello di “guerra preventiva” e ci convincono che è necessaria per non fare la guerra.

Ci vogliono far credere che il software (musica, film, foto, libri, poesie, ricette, algoritmi, ricerca, etc.) non sia cultura, ma solo un prodotto di mercato, come una scatoletta di tonno o il tetrapack del latte.

L’ignoranza è il principale business su cui si basa il mondo. Fino a quando non ci sarà una rivoluzione in grado di spezzare questo assurdo sistema di cose non saremo mai davvero liberi.

Carlo Gubitosa, nel suo libro Elogio della pirateria, fa una premessa straordinaria:

Ogni stagione della storia ha le sue religioni e le sue eresie, e spesso sono proprio gli eretici e i criminali a strattonare la civiltà per costringerla a compiere un salto in avanti. Basta pensare al segno lasciato nel mondo da ‘delinquenti’ come Gesù di Nazareth, Socrate e Galileo Galilei, tutti e tre processati per bestemmia contro gli dei del loro tempo. Gesù ha liberato lo spirito, Socrate l’intelletto e Galileo la scienza: chi è che oggi sta provando a liberare l’informazione e la cultura?

Butto lì due categorie di persone: gli hacker e i curiosi di ogni età.

Di Sergio Gridelli

Sono nato e vivo a Savignano sul Rubicone (FC), una piccola città della Romagna attraversata dal fiume che segnò i destini di Roma. PERCHÉ LO FACCIO Ho sempre pensato che l’impronta di ciascuno di noi dipenda da un miscuglio di personalità e di tecnica. Se questi due ingredienti sono in equilibrio nasce uno stile di comunicazione unico, subito riconoscibile fra tutti gli altri. Perché in un mondo tutto marrone, una Mucca Viola si vede eccome! COME LO FACCIO Aiuto le persone a trovare le motivazioni che le rendono uniche. Non vendo il pane, vendo il lievito. COSA FACCIO Mi occupo di comunicazione aziendale e della elaborazione di contenuti per il web. Curo i profili social di aziende e professionisti. Tengo corsi sulla comunicazione interpersonale, il public speaking, il marketing digitale e su come realizzare presentazioni multimediali efficaci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.