Siamo sicuri che la formazione valga il loro tempo?

Quando faccio delle “tirate” di 8 ore di formazione (anche in modalità remota), mi chiedo cosa stiano provando (o maledicendo) i corsisti in una situazione del genere. La mia è tutta una riflessione interiore che cerca di palesarsi all’esterno sotto forma di vari espedienti per “alleggerire” una lezione così lunga.

I risultati sono quanto mai variabili. Tutto dipende dalla volontà dei partecipanti “a stare al gioco” e, non da ultimo, dal mio grado di affaticamento che, in alcune circostanze, mi fa andare con uno scartamento più ridotto del solito.

Sii l’esempio di ciò che tu vuoi insegnare agli altri

Chi frequenta più o meno assiduamente i social network si sarà fatto l’idea, fra le altre cose, che è pieno di allenatori della vita di qualcun altro. In sostanza, sono moltissimi coloro che dispensano consigli e diktat su come il soggetto in questione dovrebbe risolvere una sua faccenda personale, quali azioni è necessario che metta in campo e, dulcis in fundo, come e cosa dovrebbe pensare. In questo particolare sport eccellono soprattutto stuoli di perfetti sconosciuti all’interessato.

Siccome credo che tali atteggiamenti siano a dir poco irritanti, nei miei corsi cerco di sostituire il “devi fare” con “io l’ho fatto”. Lo so, dovrebbe rappresentare l’abc della professione del formatore insegnare cose di cui si ha la piena padronanza, ovvero averle sperimentate e applicate in prima persona. Ma non sempre è così.

Allora, succede che il contatto con l’aula si perde quasi subito, perché nella testa degli studenti comincia a farsi sempre più insistente una domanda: “Chi è questo qui che ci dice cosa dobbiamo fare, mentre non sappiamo nulla della sua esperienza diretta sull’argomento?”.

La strategia dell’esempio aiuta a far capire quanto siano in realtà più vicine di quanto non si pensi le circostanze operative di chi illustra un argomento e di coloro che dovrebbero farlo proprio. In sostanza, più ci si immedesima nella persona che impartisce l’insegnamento e più aumenta la voglia di imparare.

Se non la sai insegnare, non la sai

Sempre rimanendo nell’ambito dei fondamentali, conosco numerosi docenti preparatissimi nella loro materia, ma che diventano delle schiappe assolute nel momento in cui devono trasferire le loro conoscenze agli altri.

Sapere e insegnare il sapere, sono due discipline molto differenti. Infatti, non è la stessa cosa trasmettere alle persone delle nozioni, anche complesse, e instillare la convinzione che quelle conoscenze possono migliorare la loro vita.

Come dire, l’insegnante dà sfoggio della sua preparazione (ripeto, sicuramente eccelsa) senza preoccuparsi del fatto che chi l’ascolta (dormendo) se ne torni poi a casa a mani vuote.

Per riuscire a invertire il verso di questo pericolosissimo piano inclinato serve dare la stessa importanza del “cosa” anche al “come”. Per questo motivo, oltre al costante aggiornamento della materia, vado alla ricerca di spunti nelle dinamiche teatrali, nei meccanismi che trasformano un fatto banale in una grande storia, nelle tecniche che permettono di nascondere una solida preparazione dentro quella che viene comunemente definita “improvvisazione”.

L’attenzione delle persone è una conquista continua. Per catturarla, non basta conoscere a menadito le proprie dottrine d’insegnamento. Ci riusciamo solo se dimostriamo con i fatti di credere per davvero in ciò che raccontiamo, se mettiamo in primo piano il perché delle nostre azioni, se condividiamo il nostro percorso professionale e umano.

Il tempo è una risorsa preziosa e non rinnovabile. Per evitare di sprecarlo inutilmente – quando facciamo formazione – chiediamoci prima di tutto in quanti punti la nostra storia si tocca con quella di ogni singola persona che ci ascolta.

Se siamo capaci di far succedere questo piccolo miracolo, allora l’ascolto diventa attivo, la passione prende il posto della noia e la forma cambia il suo nome in sostanza.

Foto di Eugene Shelestov da Pexels

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Siamo sicuri che la formazione valga il loro tempo?
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Siamo sicuri che la formazione valga il loro tempo?
Descrizione
Se la formazione aziendale viene intesa come una perdita di tempo, allora conviene ripartire dai fondamentali.
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Sergio Gridelli Blog
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