Presentazioni: mandateli via con la voglia di ritornare

C’è un “qualcosa” di invidiabile nei relatori che ci fanno esclamare “Peccato che abbia già finito!” (per la cronaca, il 99% delle presentazioni porta invece il marchio del “Ma quando finisce?”).

Veniamo rapiti dalle eloquenze intrise di stati d’animo, di passioni, di sentimenti. Si tratta di “livelli di coinvolgimento” raggiungibili solo quando la competenza personale del presentatore si somma alla sua competenza sociale.

La competenza personale

La conoscenza della materia è importante (è molto difficile parlare quando non si sa una cippa lippa dell’argomento), ma ancora di più conta il modo con cui la si racconta. Qui entrano in gioco l’abilità lessicale (un trucco: più si legge e più si migliora), la capacità di gestire le proprie emozioni, la consapevolezza della propria flessibilità di fronte agli imprevisti.

La competenza sociale

Un relatore non parla mai davanti a una platea inanimata. Al suo cospetto ci sono delle persone che influenzano il suo modo di esporre, se non altro per la trasmissione ininterrotta di un vasto repertorio di segnali non verbali (noia, rabbia, distrazione). Quindi, diventa parte integrante della relazione l’esperienza del presentatore nel cogliere gli stati d’animo, i comportamenti, le motivazioni del pubblico. Tutto questo allo scopo di “tarare” e migliorare la qualità del suo intervento.

In estrema sintesi, e per usare un’espressione tanto di moda oggi, siamo entrati nel campo dell’intelligenza emotiva. Un’intelligenza che si nutre essenzialmente della curiosità di imparare, a dieci anni così come a novant’anni e più. Statene certi, il presentatore curioso si vede lontano un miglio e la sua passione diventa immediatamente contagiosa.

Quando diciamo che qualcuno ha una forte personalità (caratteristica ricorrente nei bravi presentatori), non facciamo altro che sottolineare l’efficace connessione fra i suoi centri razionali e le sue espressioni emozionali.

Esperienza, esperienza, esperienza. È questa la bacchetta magica che permette ai contenuti (la competenza personale) di fluire senza inciampi, quasi regolati da un pilota automatico, mentre tutta l’attenzione è sulla modulazione della voce, sulle pause, sull’attenzione alle proprie e alle altrui emozioni (la competenza sociale).

Uno schema convincente

L’effetto ragione-emozione si amplifica con un’efficace struttura portante della relazione. Mi riferisco a uno schema chiaro e preciso in cui inserire i contenuti da esporre.

Niente di trascendentale (qualcuno dirà che siamo alla stregua del proverbiale uovo di Colombo), ma ferme restando tutte le abilità già descritte, le presentazioni che riscuotono maggior successo sono quelle che prevedono una premessa memorabile e di forte impatto, tre punti chiave a sostegno della tesi che si espone, una conclusione che, come nelle serie televisive di successo, lascia qualcosa di incompiuto.

Infatti, l’anello narrativo non si chiude con l’ultima parola del relatore, ma con l’innesco di una discussione, di una sfida lanciata al pubblico, di un chiaro invito all’azione.

Infine, il fulcro dell’autenticità del relatore si condensa nella respirazione rilassata, nel sorriso sincero, nel contatto visivo magnetico. È questo un modo di raccontare che lascia sempre una buona impressione e, soprattutto, la voglia di ritornare.

Photo by  Alexandru Zdrobău

Una risposta a “Presentazioni: mandateli via con la voglia di ritornare”

  1. OTTIMO !!!

    Spero di diventare presto anche grazie ai tuoi corsi un …
    Intelligente emotivo !!!
    Anche se poi, come scrivi, molto viene dall’esperienza,
    ma come diceva Raffaella Carrà ,
    “meglio un capitombolo che non provarci mai! ”

    Saluti
    Fabio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *