Lo sappiamo, ci sono i professionisti e ci sono i dilettanti. A volte la differenza è solo di facciata, ma alla lunga (o anche meno) gli effettivi valori si palesano. La preparazione è la solida armatura di tutti quelli che vanno oltre al cliché dell’esperto (le cose le sai o non le sai) e non vi è dubbio che il presupposto della professionalità passi inevitabilmente da qui.
Tuttavia, col tempo ho registrato che i veri professionisti possiedono anche caratteristiche, per così dire, accessorie. Comportamenti, atteggiamenti e modi che non hanno niente a che fare con la conoscenza e il sapere. Tutte peculiarità che, comunque, concorrono a definire gli stili e le maniere professionali.
La gentilezza
Un valore in estinzione o, in ogni caso, molto raro. L’autentico professionista è quello che non si limita a essere gentile solo con la cerchia delle persone che rappresentano per lui un vantaggio lavorativo (un superiore, un collega di pari grado, un potenziale interlocutore), ma adotta questo approccio in tutte le situazioni. La chiave è nel sorriso disinteressato che illumina o, in taluni casi, alleggerisce la giornata anche di chi non c’entra niente con il suo contesto professionale.
La gentilezza riverbera messaggi di ottimismo, credibilità e fiducia. Non è forse soprattutto questo che apprezziamo in un professionista?
Il senso dell’umorismo
La positività è una sorta di igiene emotiva. Quando la propria felicità è una priorità non sacrificabile su nessun altare, tanto meno su quello professionale, si diventa diffusori più o meno consapevoli di
desiderabili stati di piacere. Sono queste le condizioni in cui una battuta o, in generale, una costante predisposizione allo humor intelligente rendono le relazioni più genuine. Del resto, chi non sa ridere (anche di sé stesso), non può definirsi una persona seria.
La passione
Possiamo essere un’étoile della Scala o un Premio Nobel, ma se i nostri occhi non si illuminano quando parliamo delle cose che facciamo, non comunichiamo nulla. È nello specchio dell’anima che si legge la passione. Quando ascoltiamo qualcuno davvero appassionato di argomenti a noi ignoti o distanti, ci lasciamo trasportare dalla sua stessa energia e staremmo lì delle ore senza annoiarci.
La fiducia
Quali sono le persone che ci piacciano di più? Senza dubbio in cima alla classifica ci sono quelle che hanno fiducia nei loro mezzi e sono felici per come sono, senza bisogno di inventarsi ruoli finti. Attenzione, non sono persone che si accontentano, anzi si impegnano molto per migliorarsi, ma hanno la straordinaria forza di pronunciare, quando la situazione lo richiede, un “non lo so” che squarcia l’aria. Di sicuro, immediatamente dopo, cercheranno di colmare questa lacuna.
Il lato sexy
Senza fraintendimenti, il “gioco” non dipende dagli indumenti che indossiamo o da cosa facciamo nel nostro letto. Più aulicamente sono tutte quelle sfumature della seduzione che ci rendono irresistibilmente attraenti. Una traiettoria che va dal saper ascoltare in maniera assertiva al non far sentire in imbarazzo l’interlocutore, passando per la capacità di raccontarsi senza prevaricare.
La convinzione
Due presupposti inossidabili: sapere chi siamo e cosa vogliamo. Insomma, tutto il contrario di entrare in una gelateria e ordinare un gelato misto. Se non si è in grado di scegliere, molto difficilmente si riuscirà a trasmettere il senso di responsabilità delle proprie azioni.
I “forse”, i “se” e i “ma” non vanno d’accordo con la persuasione e, in definitiva, non convincono nessuno.
Lo stile
Gli esseri umani sono creature complesse che elaborano miliardi di sensazioni, di segnali, di sollecitazioni. Fra tutti questi, filtrano quelli che si sintonizzano con i loro stati emotivi o aspirazionali. Quando diciamo “quello è un signore”, non facciamo altro che stringere le maglie cognitive per lasciar passare esclusivamente l’eleganza dei modi, della misura, delle parole.
Questo è il modo con il quale ci innamoriamo. Anche di un professionista.