Presentazioni: le idee che comunicano sono quelle che si vedono

Sarà capitato a tutti di dover raffigurare un’idea con uno schizzo (magari buttato giù alla bell’e meglio sul tovagliolino di carta del bar) perché le parole non erano sufficienti o non “rendevano (per l’appunto) l’idea”. A quel punto l’interlocutore vedeva materializzarsi sotto i suoi occhi un’idea “parlante”, quasi viva.

Perché le immagini funzionano? Cosa hanno di così potente le illustrazioni quando è necessario creare un significato che vada oltre alla “semplice” informazione? E infine, perché il cervello, in termini di velocità, privilegia l’apprendimento simultaneo (le immagini) in luogo di quello sequenziale (le parole)?

Senza diventare dei luminari di psicologia cognitiva, è sufficiente interrogarsi su queste cose per comprendere come una slide zeppa di testo perda sempre (in termini comunicativi) nei confronti di una con un’immagine concettuale.

Guardare o vedere?

Quando un’immagine arriva al cervello viene dapprima rilevata (cioè, viene riconosciuta e classificata), poi inserita in un contesto (è la cosiddetta mappa mentale che ci permette di “navigare” una data visualizzazione anche a occhi chiusi) e infine “tradotta” in emozioni. È a questo ultimo livello che il modello mentale elabora il significato, aggiungendo ulteriori stimoli a quello che la fisiologia dell’occhio aveva trasferito ai neuroni cerebrali.

Il punto della questione è che una slide con un’immagine azzeccata non si limita a essere guardata, ma è in grado di innescare la “magia” del vedere. Ovvero, la capacità degli esseri umani di immaginare traiettorie di senso.

Visualizzare le idee per renderle interattive e durature

L’atto dell’interrogazione visiva assume caratteri effettivi con la comunicazione (cosa mi vuol dire questa immagine?), l’interazione (come mi coinvolge questa immagine?) e la memoria (per quanto tempo voglio che nella mia mente rimanga persistente questa immagine?).

Il sovraccarico visivo

Siamo letteralmente saturati da immagini sintetiche o artificiali che dir si voglia. I media, vecchi e nuovi, creano dei flussi ininterrotti di sensazioni visive che, di converso, fanno scemare lo stupore. Praticamente, non c’è quasi nulla che non abbiamo già guardato.

Per questo motivo, e per far sì che una slide non sia solo bella, è fondamentale concentrarsi sulla componente visiva dell’immagine, cioè sulle sue connessioni emotive.

Dai numeri alle immagini

Una tabella di MS Excel schiaffata sic et simpliciter dentro una slide ha lo stesso appeal di un paracarro. Per quanto i dati possano essere importanti e il presentatore molto bravo, rimane un abisso di differenza rispetto al “molto di più” che potrebbero comunicare attraverso la loro rappresentazione grafica.

Di sicuro degli istogrammi sarebbero più efficaci, ma ancora meglio risulterebbe l’utilizzo di immagini metaforiche a sostegno della narrazione. Sì, perché in fondo anche un bilancio aziendale è una storia da raccontare e far “vedere”.

Qualcuno (anzi, più di uno) ha detto che la ricchezza del XXI secolo sono i dati, ossia la misura delle informazioni. Ora, la vera rivoluzione sta nel farle vedere e, ancora più importante, tradurle in percorsi e connessioni che altrimenti rimarrebbero sottotraccia o, addirittura, in uno stato di dispersione.

Metafora per metafora, potremmo dire che i dati sono il nuovo petrolio. Una ricchezza che però così com’è serve a ben poco. Per trasformarla in innovazione va estratta, raffinata, distribuita. Ecco allora che il petrolio è come la tabella del foglio di calcolo, mentre la sua rappresentazione grafica equivale ai vari utilizzi che ne derivano.

L’importanza del design nelle presentazioni

L’occhio cattura, è il caso di dire alla “velocità della luce”, le variazioni di colore e di forma (la monotonia dei numeri è nulla in confronto) inviandole seduta stante al cervello. Quando i due linguaggi (quello fisiologico e quello cognitivo) si comprendono vicendevolmente ecco scaturire il significato, talvolta del tutto inedito.

Una buona presentazione (che non annoia) è quella che va oltre i numeri e i dati. Non li dimentica, ma semplicemente li trasforma in idee e concetti.

Tabella import avocado in Italia dal 2004 al 2015

Una tabella in una slide non comunica  

Trasformazione della tabella import avocado in Italia dal 2004 al 2015 in un visual più immediato

La trasformazione della tabella in un visual è molto più efficace

Pensare che si tratti solo di una questione estetica, che comunque non guasta, è del tutto riduttivo. La progettazione visiva delle slide, all’opposto, è più vicina alla risoluzione dei problemi attraverso l’adozione di soluzioni eleganti, che non alla bellezza in quanto tale.

Nel caso non fosse chiaro, ogni presentazione viene fatta perché esiste un problema (di conoscenza, di rappresentazione, di comunicazione) da affrontare.

Se così non fosse (è il caso delle presentazioni fatte tanto per fare) si aggiungerebbe unicamente maggior rumore a quello che c’è già.

Sommario
Presentazioni: le idee che comunicano sono quelle che si vedono
Titolo
Presentazioni: le idee che comunicano sono quelle che si vedono
Descrizione
L'elaborazione simultanea è più rapida di quella sequenziale. Per questo motivo, le presentazioni che comunicano fanno largo uso di immagini.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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2 risposte a “Presentazioni: le idee che comunicano sono quelle che si vedono”

  1. Buongiorno Sergio

    a questo punto però dovevi inserire una ” buona presentazione”
    che trasforma numeri e dati in . ” idee e concetti” …

    L’esempio è sempre importante per noi affamati del sapere ! 😉

    Saluti
    Fabio

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