Storie, l’arte di toccare il cuore

Storia di una ragazza con in braccio un gatto dagli occhi verdi.

Non lo scopriamo oggi, le storie ci affascinano perché ci toccano il cuore. “Le persone dimenticheranno cosa hai detto, le persone dimenticheranno cosa hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire”, in questa citazione, attribuita alla poetessa americana Maya Angelou, c’è il segreto del così tanto di moda storytelling.

In questi tempi “rumorosi”, al di là delle caricature che spesso se ne fanno, abbiamo più che mai bisogno di narrazioni memorabili. I numeri, i dati e le tabelle si dimenticano, le belle storie rimangono appiccicate alle emozioni.

Presentazioni: quando il Piano B diventa il Piano A

Noi che viviamo di slide sappiamo bene cosa significhi trovarsi nella situazione dove la tecnologia non collabora. Abbiamo davanti 100 persone e l’alogena del proiettore fusa… e per la Legge di Murphy non ce n’è mai una seconda di scorta. Allora, che fare?

Quando viene a mancare la rete di protezione o, più semplicemente, nei casi in cui la nostra zona di comfort viene sbrindellata dagli imprevisti, ci rimangono solo due alternative:

  1. salutare tutti con una scusa e scappare;
  2. mantenere la calma e cominciare a raccontare perché siamo lì.

Ovviamente, l’improvvisazione è tutto fuorché impreparazione. Siamo in grado di “andare a braccio” non perché le parole fluiscono autonomamente da chissà quale recondito meandro della nostra mente, ma per il fatto che diamo fondo alla nostra cassetta degli attrezzi. Ovvero, alle conoscenze e alle esperienze sedimentate negli anni.

Ecco allora che tenendo comunque il timone sulla rotta definita dalle slide, la presentazione diventa una storia che sa di genuino. Magari non riusciremo a riproporre tutti i contenuti della presentazione “ufficiale”, ma il “tocco umano” della narrazione compenserà ampiamente le mancanze.

Articoli: cosa li fa diventare memorabili?

Non è vietato scrivere di cifre, anzi a volte è addirittura inevitabile, ma se ci limitiamo a un freddo elenco di numeri tutto evapora nel breve volgere di pochi minuti.

Anche dove sembra imporsi la dittatura del foglio di calcolo, un contenuto privo di umanità ha il fiato molto corto.

“D’accordo, sono solo numeri. Ma dietro, e dentro, ogni calcolo ci sono notti insonni, weekend appassiti sotto la luce azzurrognola del monitor e un discreto numero di partite a calcetto…”, questa introduzione non ha forse il potere di far cambiare di colpo l’attenzione su un noiosissimo report?

Email: si leggono con gli occhi, ma si aprono con il cuore

Un tempo, quando le comunicazioni avevano ancora il fascino lasciato dalla punta della penna sulla carta, era abbastanza facile riconoscere l’anima del mittente in quei piccoli segni tracciati sul foglio. A volte veloci, in altri casi eccessivamente curati, senza dimenticare quelli rabbiosi e di getto, si facevano essi stessi bussola degli stati d’animo più invisibili.

E oggi? Quasi senza accorgercene abbiamo trasferito meccanicamente gli stessi contenuti dentro una pagina di pixel, noncuranti delle peculiarità del nuovo mezzo. Così, senza più il “calore” materico di quelle inimitabili linee forgiate a inchiostro, dentro le email perseveriamo nella scrittura di stucchevoli, quanto ridicoli, “con la presente…”, “in riferimento all’oggetto…”, “ci pregiamo porgere i sensi dei più deferenti ossequi…”.

“Tu chiamale se vuoi, emozioni…” è l’alchimia usata da Lucio Battisti per risvegliare i sensi che stanno oltre la ragione. Allo stesso modo, la posta elettronica che intasa le nostre caselle ha qualche chance di farsi apprezzare solo se è in grado di informare lasciando un’emozione.

Tutto comincia dall’oggetto e inutile aggiungere (o forse sì?) che la sua assenza fa precipitare la nostra comunicazione, per quanto importante, al livello zero. Ovvero, nel cimitero delle email mai lette.

Diciamo la verità, a chi verrebbe voglia di aprire una email con oggetto “Novità”? O “Comunicato stampa”? O “Offerta”?

Di certo non vincerà il premio Pulitzer, ma volete mettere l’attrazione di un oggetto come “Vendite online, ecco cosa può insegnarti Shakespeare”? C’è l’informazione (vendite online) e c’è l’emozione di una narrazione che mescola le linee del tempo (Shakespeare).

Una email con un oggetto senza storia… non ha storia.

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