PowerPoint: come evitare che si prenda tutta la scena

PowerPoint e tutta la schiera dei suoi cugini sono strumenti di comunicazione formidabili, tuttavia non dobbiamo mai dimenticarci che la presentazione siamo noi. Nel caso specifico dei marketer, ma il concetto vale anche per chiunque venda delle idee, il contratto (e la proverbiale stretta di mano) non lo fa il software. Al centro della scena dobbiamo esserci noi e non delle slide più o meno belle (per inciso, normalmente sono brutte).

Esco immediatamente dall’equivoco. Non sostengo che le presentazioni fatte con ausili multimediali siano da evitare, semplicemente dico che non vanno trascurati alcuni metodi della “vecchia scuola” della didattica.

Quindi, lasciando da parte tutta la teoria sulla realizzazione di slide efficaci (comunque, fondamentale), sottolineo quelli che a mio parere rappresentano i capisaldi di una presentazione utile, efficace, convincente.

Il pubblico, i gruppi, le azioni

La presentazione si fa davanti a un pubblico. È buona norma suddividere l’intervento in almeno tre fasi temporali (o più, se la relazione è molto lunga) e far coincidere con ognuna di queste un’attività da far svolgere a dei piccoli gruppi (il numero ideale varia da 3 a 5 persone per gruppo).

In termini di apprendimento, i vantaggi sono immediatamente percepibili: si alleggerisce il peso cognitivo della presentazione, si aiutano le persone a relazionarsi fra loro, si stimolano le discussioni e la ricerca delle soluzioni.

Il pubblico prima vuol capire, poi sentire. (Jean Cocteau) Condividi il Tweet

Le azioni da somministrare ai gruppi possono essere di varia natura, dalla compilazione di un questionario alla ricerca di argomenti sui diversi social media. Tuttavia, quella che personalmente preferisco è la discussione innescata da una domanda aperta.

Domanda chiusa: “Roma è la capitale dell’Italia?”
Domanda aperta: “Cos’è Roma?”

La domanda aperta può includere, ovviamente, anche la risposta al quesito posto da quella chiusa, ma anche molto altro. Ed è proprio per questo che ha il potere di innescare la discussione e, in un secondo momento, anche la condivisione degli esiti fra i diversi gruppi.

Il problem solving non dipende da PowerPoint

Imparare qualcosa significa in primo luogo essere critici circa le informazioni che vengono somministrate.

Un esempio per comprendere quello che intendo:

“Roma può risolvere il problema dei rifiuti attraverso la raccolta porta a porta”
“Come può Roma risolvere il problema dei rifiuti?”

Nel primo caso, rappresentiamo la nostra opinione. Come tale, può dare luogo a una discussione con ipotesi alternative, ma anche no.
Nel secondo caso, la domanda è aperta e dà sicuramente inizio a un confronto molto più articolato. Se nella fattispecie la nostra ipotesi iniziale (primo caso) non venisse espressa dal pubblico, potremmo sempre esporla noi per arricchire il dibattito.

Un problema è sempre un’occasione per scoprire qualche interessante opportunità. Condividi il Tweet

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito, quello che conta è l’efficacia della partecipazione attiva nel meccanismo di conservazione delle informazioni.

La gestione del tempo

Come nella vita di tutti i giorni, anche le simulazioni e le esercitazioni dei gruppi devono fare i conti con i limiti di tempo. Non è la stessa cosa trovare una soluzione plausibile a un problema in due minuti o in due giorni.

Se il tempo vola, prendi il brevetto da pilota. Condividi il Tweet

Per questo motivo, suggerisco di comunicare un tempo massimo per lo svolgimento di una o più azioni, e di tanto in tanto informare i gruppi del tempo rimanente. Così facendo si stabilisce una relazione diretta fra problema e concentrazione, a tutto vantaggio dell’assimilazione delle informazioni.

Photo by Matthew Wiebe

Sommario
PowerPoint: come evitare che si prenda tutta la scena
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PowerPoint: come evitare che si prenda tutta la scena
Descrizione
PowerPoint e le presentazioni multimediali sono un ottimo ausilio per la comunicazione, ma non lasciamo la scena solo a loro.
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Sergio Gridelli Blog
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