È tempo di lèggere parole leggère

Subito un’avvertenza: non lavoro per Amazon e tanto meno ricevo provvigioni dal colosso di Jeff Bezos. Un disclaimer doveroso perché voglio proprio parlarvi di un prodotto che reputo fra i miei migliori acquisti degli ultimi anni e, conseguentemente, di come mi abbia fatto riconsiderare le mie convinzioni. Il Kindle.

Sono un lettore appassionato e, ovviamente, ho la casa “invasa” di libri. Al di là degli aspetti culturali, mi piace proprio “l’oggetto” libro. La sensazione tattile di tenere un libro fra le mani, l’odore e la sua “presenza” fisica aggiungono quel qualcosa in più alla lettura in quanto tale, un immaginario di sensazioni difficilmente narrabili, ma ben percepite e presenti a coloro che apprezzano questi piaceri.

La faccio corta. Dopo molte riflessioni e tentennamenti, ormai da due anni leggo quasi esclusivamente sull’ebook reader di Amazon, il Kindle per l’appunto. Non è stata una scelta compulsiva o “sull’onda della moda”, ma sopraggiunta dopo molti tormenti e dubbi. Pur essendo chiaramente attratto dalla tecnologia e dalle sue contaminazioni nei vari ambiti della vita, il cambiamento di paradigma sul conto dei libri non lo concepivo assimilabile all’altra trasformazione indotta dalla “nuova” frontiera digitale, ovvero la musica.

Nel caso delle parole scritte, mi riusciva davvero difficile scorgere un “semplice” mutamento di supporto, dal vinile al compact disc o addirittura alla cloud, come è accaduto nel mondo della musica. Dovevo mettere in discussione le mie abitudini, addestrate in quel modo fin dalla scuola elementare.

Con tutta franchezza, non pensavo che la nuova modalità di “consumare” libri mi avrebbe appassionato così tanto. Invece è successo e, devo dire, anche con molta soddisfazione.

Del resto, ho sempre seguito con interesse gli encomiabili progetti di digitalizzazione di Liber Liber e del Progetto Gutenberg, ma con tutta la buona volontà del caso è davvero impossibile leggersi un libro sul monitor del computer. L’unica alternativa è stamparselo, ma a questo punto diventa più conveniente comprarsi il libro già bello e confezionato.

Poi la svolta. L’e-ink e la comparsa sul mercato di ebook reader che adempiono al loro scopo senza “perdersi” in inutili, quanto inarrivabili, scimmiottamenti dei più complessi tablet, hanno cominciato a fare breccia fra le mie convinzioni, anche se immediatamente mi sono rimbalzate in testa una quantità infinita di valutazioni.

Che fine avrebbero fatto gli inquilini delle mie librerie che mi accolgono rassicuranti al mio ritorno a casa la sera? Che “appigli” avrei potuto dare, d’ora in avanti, ai miei ospiti desiderosi di conoscermi di più attraverso le traiettorie tracciate, in maniera più o meno ordinata, da tutti quei parallelepipedi dalle copertine colorate? Che motivo avrei avuto per discutere di letteratura con i miei compagni di viaggio, quando l’inchiostro elettronico non lascia presagire nulla di ciò che si sta leggendo? Spariranno, al pari degli scaffali per i CD, anche le librerie?

Non nascondo che per un attimo ho visto tutto questo alla stregua di vecchi fotogrammi ingialliti dal tempo, superati dalla “comodità” delle macchine fotografiche digitali. In realtà, come spesso succede quando una nuova tecnologia si affaccia nelle nostre vite, mi ponevo anch’io sulle stesse “barricate” delle opinioni più consolidate, ossia il dualismo fra libro elettronico e libro di carta, con l’immediata conclusione che il primo avrebbe soppiantato, più o meno rapidamente, il secondo.

Poi, riflettendo in maniera più “laterale” sulla questione, ho cercato di anteporre la funzione al mezzo. Mi spiego. I libri hanno avuto, sin dalla loro comparsa, una sorta di “missione”, quella di trasferire, andando oltre alla sola oralità, saperi e conoscenze. Se questo scopo è rimasto inalterato nel tempo, di fatto è cambiato il supporto o, per meglio dire, la “portante” dei contenuti.

Dal cosiddetto rotolo di pergamena si è arrivati ai libri stampati, passando per i manoscritti. Con l’avanzare della tecnologia si è anche assottigliata l’area di sovrapposizione del nuovo mezzo con quello precedente. Dai tre secoli di “convivenza” fra rotolo e codici manoscritti, ai “soli” 100 anni fra quest’ultimi e i volumi stampati con i caratteri mobili. C’è di più, il nuovo mezzo l’ha sempre spuntata grazie alla sue migliori doti di flessibilità e trasportabilità, oltre ad una decisiva riduzione dei costi e dei tempi di realizzazione.

Oggi, gli scenari sono mutati. Innanzitutto, il libro in senso lato combatte per la sua sopravvivenza su molti fronti. La cosiddetta “civiltà della visione” nella quale siamo immersi, rende tutto più istantaneo, decretando nei fatti una superiorità (almeno in termini temporali) dell’apprendimento simultaneo (le immagini) su quello sequenziale (la parola scritta). Da qui, nonostante la scolarizzazione obbligatoria, la sommessa constatazione che si legge sempre meno, con preoccupanti primati negativi da parte del nostro paese. Per altro verso, senza andare troppo indietro nella storia, i roghi in pubblico di montagne di libri sono sempre stati l’inconfondibile cortina fumogena che ha tristemente unificato tutti i totalitarismi del novecento.

Da ultimi, sono arrivati gli ebook. Tecnologicamente i libri elettronici possono essere annoverati come la quarta rivoluzione del “leggere”, dopo i rotoli, i manoscritti e gli attuali libri cartacei. Indubbiamente, rispondono agli stessi requisiti (leggerezza, trasportabilità, costi) che hanno decretato il successo dei suoi predecessori. In più, non è trascurabile (considerata la tragica deriva distruttiva del pianeta) l’aspetto riguardante i ridotti impatti ambientali (nessun e-albero abbattuto, riduzione drastica dell’inquinamento per i trasporti, meno consumo di territorio perché non sono necessarie aree per lo stoccaggio, etc.).

Dal mio punto di vista i vantaggi non si fermano qui. Gli ebook stimolano la lettura (io stesso sto leggendo di più) perché per loro natura facilitano l’interazione come, ad esempio, la possibilità di ricercare “in diretta” il significato di un vocabolo, l’accesso ad una grande mole di libri gratuiti che hanno superato i 70 anni dalla loro pubblicazione (da Alice nel paese delle meraviglie ai Promessi Sposi, solo per citarne qualcuno), comprese varie forme di meta-lettura (ritagliare, sottolineare, commentare).

Probabilmente, e qui sta anche la mia “recente” accondiscendenza verso la lettura elettronica, occorre superare la dualità e cominciare a ragionare in senso larghissimo sui mezzi che “trasportano” le idee. Certo, ci sono le consuetudini, gli aspetti emotivi e quelli generazionali, ma a me appare sempre più inevitabile riferirsi a qualsiasi supporto che veicola i pensieri degli uomini con un solo termine: libro.

librolibro
Tutti i libri sono uguali, indipendentemente dal formato.

Questo è anche il senso di #unlibroèunlibro, la giusta campagna a favore dell’abbassamento dell’IVA al 4% anche per gli ebook che, per inciso, oggi sono equiparati e tassati come un videogioco (IVA al 22%).

Un passaggio cruciale per tentare anche di andare oltre l’antistorica e controversa relazione fra autori, editori e lettori, dove i primi e gli ultimi della serie sono quelli con meno potere contrattuale e decisionale. Uno sbilanciamento che, ai tempi del web 2.0, andrebbe riequilibrato e ridefinito, tenendo conto dei nuovi presupposti dialettici in cui viene sempre più ad assottigliarsi il confine fra il produttore e il fruitore di contenuti editoriali.

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