È difficile comunicare con PowerPoint… se non sai come farlo!

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Anche la settimana scorsa mi ha riservato la sua generosa dose di presentazioni al limite del comune senso del pudore. Ovviamente niente di pornografico, ma “solo” un’accozzaglia di testi, colori e immagini così improbabili da mettere a dura prova anche la proverbiale impassibilità delle guardie reali inglesi.

Così, un po’ per interesse professionale e un po’ per farmi una ragione del perché nessuno obietti mai alcunché su queste “visioni allucinanti”, ho fatto una sorta di mini indagine sui pubblici presenti. Per carità, lungi da me attribuire all’analisi una valenza scientifica. L’intento è stato unicamente quello di capire se coloro che guardano queste slide si pongono degli interrogativi o, semplicemente, sono così assuefatti da considerarle la “norma”.

Di quali pubblici parlo? Professionisti del mondo della finanza e impiegati operativi di una Onlus.
Subito la prima sorpresa. In entrambi i casi se le aberrazioni della presentazione non vengono fatte notare, queste difficilmente emergono spontaneamente. Insomma, gli spettatori sono in qualche modo consapevoli della noia mortale che hanno appena provato, ma la ritengono una parte inscindibile del “gioco”. In sostanza, le presentazioni multimediali vengono categorizzate come mezzora o quaranta minuti di “male necessario”.

Un’altra risultanza da non sottovalutare (evinta in seguito a una domanda diretta) considera più insopportabile il presentatore che legge pedissequamente la slide (piena zeppa di testo) rispetto alla scadente qualità delle immagini e del layout complessivo.

Per altro verso, scendendo maggiormente in questo dettaglio specialistico, ho notato come le immagini stereotipate (quelle manifestamente costruite e plasticose che si trovano a bizzeffe nelle image bank) vengono più “tollerate” dagli agenti finanziari. In questo caso non azzardo nulla, mi verrebbe solo da dire che forse è perché hanno l’occhio maggiormente assuefatto alla fattura delle brochure che circolano in quell’ambiente.

La nota più dolente di tutte, almeno per me, si è rivelata quella dell’esiguo ricordo dei contenuti della presentazione da parte dei partecipanti. Sia in un pubblico che nell’altro, sono rimasti impressi elementi, per così dire, marginali in riferimento ai temi cardine. Farei risalire questo fenomeno ai momenti in cui il presentatore (forse, involontariamente) ha innescato maggiore empatia, quando cioè è apparso più vero e autentico.

Siccome una buona comunicazione dipende solo in parte dall’appeal delle slide, sarebbe davvero il caso di concentrarsi meno sulla tecnica (effetti di transizione fra una slide e l’altra, testo scorrevole, animazioni varie) e dedicare invece più tempo ai presupposti fondamentali del public speaking.

In breve, si potrebbe partire da cinque punti cardine.

Dai una bussola al tuo pubblico. Comincia col dire ciò che gli dirai, diglielo e, infine, ripeti quello che gli hai detto.

Mettici la faccia. Il guardarsi negli occhi ha qualcosa di magnetico, per questo è importante non perdere mai il contatto visivo con il pubblico. Ogni volta che ti giri per leggere la slide, interrompi la connessione.

Il podio è per gli altri. Il 93% della comunicazione non è fatta di parole. Anche se ti dovessero invitare a parlare dietro a un leggio, scegli sempre di stargli davanti. Il tuo corpo trasmette più informazioni di quanto pensi, perché nasconderle?

Tutto a sinistra! Nel caso la contingenza dello spazio non ti consentisse di muoverti liberamente, posizionati in maniera tale che lo schermo rimanga alla tua sinistra. L’automatismo di acquisizione delle informazioni, tipico della lettura (da sinistra verso destra), farà sì che appena comincerai a introdurre un nuovo argomento, lo sguardo cadrà prima su di te e successivamente sulla slide. In fondo, la presentazione sei tu!

Devo ripetere? Certo! Il riassunto finale dei punti salienti toccati dalla presentazione rafforza l’effetto memoria. In una relazione di un’ora, l’ultima cosa che il pubblico ascolterà sarà anche quella che ricorderà con più facilità.

Di Sergio Gridelli

Sono nato e vivo a Savignano sul Rubicone (FC), una piccola città della Romagna attraversata dal fiume che segnò i destini di Roma. PERCHÉ LO FACCIO Ho sempre pensato che l’impronta di ciascuno di noi dipenda da un miscuglio di personalità e di tecnica. Se questi due ingredienti sono in equilibrio nasce uno stile di comunicazione unico, subito riconoscibile fra tutti gli altri. Perché in un mondo tutto marrone, una Mucca Viola si vede eccome! COME LO FACCIO Aiuto le persone a trovare le motivazioni che le rendono uniche. Non vendo il pane, vendo il lievito. COSA FACCIO Mi occupo di comunicazione aziendale e della elaborazione di contenuti per il web. Curo i profili social di aziende e professionisti. Tengo corsi sulla comunicazione interpersonale, il public speaking, il marketing digitale e su come realizzare presentazioni multimediali efficaci.

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