Commentare o non commentare?

Frequentando le piattaforme sociali sappiamo quanto sia difficile astenersi dal dire la nostra quando leggiamo corbellerie di un’idiozia a dir poco sesquipedale. Anche se nella stragrande maggioranza dei casi l’unica risposta corretta sarebbe quella di carattere sanitario, la voglia di “cantargliene quattro” allo sconnesso (in senso cognitivo) di turno è più forte di noi.

E così, nonostante la nostra piena consapevolezza circa gli effetti della legge di Godwin, intavoliamo discussioni demenziali con il “laureato all’università della strada” che inevitabilmente finirà per batterci con la sua grande esperienza in fatto di scemenze.

Discutere con certe persone è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere anche il campione del mondo, ma il piccione farà cadere tutti i pezzi, cagherà sulla scacchiera e poi se ne andrà camminando impettito come se avesse vinto lui.

Curarsi con la filosofia

Senza esagerare, la filosofia greca andrebbe venduta in farmacia per il suo riconosciuto potere terapeutico nella cura delle “ansie” della nostra civiltà iper-tecnologica.

Se Platone è meglio del Prozac (Lou Marinoff), non di meno il pensiero di Zenone di Cizio può aiutarci a comprendere il senso delle nostre azioni e, forse, anche delle nostre angosce.

Il padre dello stoicismo ci ha insegnato a preoccuparci esclusivamente delle faccende che sono sotto la nostra diretta possibilità di deviarne il corso. Un approccio rielaborato un paio di millenni dopo anche da Giulio Cesare Giacobbe nella nuova colorita forma di “seghe mentali”.

Di primo acchito non dovrebbe essere difficile classificare e dividere da tutto il resto ciò che possiamo controllare, ma per come siamo cablati, il cervello è sempre costretto a fare i conti con l’emotività, da un lato, e gli automatismi che gli fanno risparmiare energia, dall’altro.

Conseguentemente, finiamo per pensare a qualcosa che ci illudiamo di poter cambiare, ingannando il cervello che, per sua natura, non distingue fra la realtà delle cose e la loro vivida immaginazione.

È sempre necessario commentare?

Quando veniamo colti dalla frenesia di commentare qualsiasi baggianata sui social network e siamo lì lì per premere Invio, proviamo a chiederci se è davvero utile o, semplicemente, indispensabile il nostro “contributo”

Portando poi tutto questo su un livello più ampio, chiamiamo in causa un aspetto fondamentale dello stoicismo, ovvero il controllo: “Commentando questa stupidaggine sono poi in grado di controllare in maniera logico-razionale il flusso della discussione?”.

Una questione di passato e futuro

Alzando ancora un po’ l’asticella, entrano in gioco le categorie del passato e del futuro.

Quando inventeranno la macchina del tempo le cose si metteranno diversamente, ma oggi non dovrebbe essere difficile convincersi che tutto quello che è già accaduto (il passato) non può essere modificato e nemmeno controllato. Nonostante ciò, non sono rari gli episodi in cui la nostra mente entra in un loop infinito di rimuginamenti (“Ah, se non avessi risposto…”, “Ah, se solo avessi contato fino a dieci…”, “Ah, se avessi ignorato…”).

Come si dice, il passato è passato e non si torna indietro. Ma, ecco il grande assist del buon Zenone, il passato ci fa imparare dai nostri stessi errori e per questo possiamo ritornare in controllo delle nostre azioni future.

Come dire, passando per la fisica empirica, una volta che ci siamo scottati con l’acqua bollente, successivamente saremo portati ad agire con maggiore circospezione anche nei confronti dell’acqua fredda.

E veniamo così al futuro. Dal punto di vista puramente intuitivo, riteniamo di poter influenzare gli avvenimenti che ancora devono accadere. In realtà, le nostre certezze stanno in equilibrio su una maggiore o minore probabilità che si verifichi il risultato atteso.

Supponiamo di leggere un post del tipo “Con il vaccino ci iniettano il 5G” con tutta la sequela di commenti dei “fedeli alla linea” (questo è il passato e non possiamo controllarlo). A questo punto, abbiamo tre azioni possibili e attuali (che possiamo gestire perché dipendenti dalla nostra volontà):

  1. Ignorare il post
  2. Bannare l’autore
  3. Commentare

A parte le prime due opzioni, tutto quello che si verificherà dopo il nostro intervento non sarà più controllabile da noi (il futuro).

Quando il “dibattito” (uso questo termine con magnanima benevolenza) prosegue a colpi di “Non sei informato”, “Chiediti perché i telegiornali non ce lo dicono”, “Mio cugino ha un amico che conosce il barbiere di uno che lavora al centralino della Pfizer”, non si può fare altro che arrendersi alla critica platonica della scrittura e vestire i panni di Thamus: “Della sapienza, poi, tu (Theuth) procuri ai tuoi discepoli l’apparenza e non la verità: infatti essi, divenendo per mezzo tuo uditori di molte cose senza insegnamento, crederanno di essere conoscitori di molte cose, mentre come accade per lo più, in realtà, non le sapranno; e sarà ben difficile discorrere con essi, perché sono diventati portatori di opinioni invece che sapienti”.

La verità di ciascuno di noi non è altro che un punto di vista sul mondo ed è questa la ragione che ci spinge ad appassionarci allo studio, alla ricerca, alla verifica. Senza questi elementi tutto si riduce al “sentito dire” anonimo, fazioso, inutile.

La felicità sta al di là delle nostre irritazioni per i post cretini. Il mondo non migliorerà per effetto dei nostri commenti sensati. Facciamocene una ragione perché, ormai lo sappiamo, è l’unica cosa che possiamo veramente controllare.

Sommario
Commentare o non commentare?
Titolo
Commentare o non commentare?
Descrizione
Sui social leggiamo spesso cose che ci irritano per la loro insipienza. La tentazione è forte, ma è sempre indispensabile commentare?
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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