Le persone che ci piacciono sono quelle che si piacciono

Fino a qualche mese fa, quando ancora la formazione era sinonimo di aula fisica, mi bastava “scansionare” i presenti e, in pochi secondi, farmi un’idea del tipo di relazione che si sarebbe instaurata con loro durante il corso.

Una rapida valutazione della comunicazione non-verbale, passata al vaglio dell’istinto, mi permetteva di “attrezzarmi” per tempo e prendere le necessarie contromisure. Il mio cervello più antico, potendo contare su milioni di anni di evoluzione, non era raro che raggiungesse percentuali di precisione impressionanti.

Del resto, se da un lato è vero che gli argomenti presentati dal formatore restano invariati (a parte qualche doveroso aggiornamento), dall’altro, la “variabile” persone influisce non poco sul flusso del corso. In altre parole, il cosa viene detto passa sempre in secondo piano rispetto al come viene detto.

Ora, la traslazione remota della formazione, ha fatto sì che, fra le altre cose, la fatica mentale di tenere un corso online come minimo triplicasse. Ciò è dovuto alla continua ricerca della “prima impressione” da parte dei nostri istinti atavici.

Segnali che ovviamente non vengono trovati con il continuo scandagliamento (a vuoto) di inquadrature “artistiche” (leggasi soffitti o pavimenti), di tagli di ripresa tenebrosi (degni del miglior Dario Argento) e di webcam perennemente spente (che equivalgono a stare in aula con la testa sotto il banco per tutta la lezione).

La mancanza pressoché totale della comunicazione non-verbale e di buona parte di quella para-verbale, l’unica risorsa ancora disponibile, in un contesto esclusivamente mediato, resta la comunicazione verbale.

Per questa ragione, ferma restando la necessità di “farmi un’idea” dei partecipanti, dedico alle presentazioni la prima mezz’ora (se non di più) del corso. Dopo il rituale del nome-cognome-professione passo a domande che travalicano la comfort zone delle persone (“Quali sono le cose più preziose della tua vita?”, “Cos’è per te il pregiudizio?”, “Cosa significa, dal tuo punto di vista, prendersi cura degli altri?”). Ottengo così numerose informazioni che, in qualche modo, mi permettono di tarare la gestione del corso. Ma non solo.

La mia formazione sociologica non ha tardato a collocare quelle risposte in un panorama di senso più ampio: perché ci sono persone che mi piacciono più di altre?

Con tutto il beneficio dell’estemporaneità e, volendo, anche in assenza di cluster definiti attraverso campionature rappresentative, ho colto degli elementi ricorrenti nelle persone che, ai miei occhi, risultano immediatamente empatiche.

Hanno il senso del dono

La società mercantile impone lo scambio: dare qualcosa per ricevere qualcos’altro. Nonostante ciò, mi ha meravigliato molto constatare che ci sono persone, anche giovanissime, che fanno molte cose esclusivamente per amore (il volontariato è solo uno degli aspetti). Pertanto, senza aspettarsi una qualsivoglia ricompensa.

Come dire, manifestano una gioia di partenza che non è in funzione di ciò che (non) riceveranno.

Sanno prendersi in giro

Ognuno di noi ha un lato (magari fosse solo uno!) imperfetto. Di conseguenza, c’è chi fa di tutto per nasconderlo e chi, invece, ne è follemente innamorato e non si vergogna di metterlo in mostra. Come? Ridendoci su.

In questo ultimo caso, non può che essere la fiducia in se stessi ad alimentare l’autostima. Che poi, detto fra noi, è quel senso di sicurezza irradiato dalle persone che ci sono congeniali.

Peraltro, chi è davvero consapevole del proprio valore non avverte alcun bisogno di misurare (e dimostrare) continuamente le sue capacità.

Sono in grado di controllare le loro emozioni

È sempre il modo con cui interveniamo in una situazione conflittuale che, alla fine della fiera, definisce chi siamo. Infatti, il giudizio non dipende da come gli altri ci trattano, ma solo dalla reazione che abbiamo.

Pensandoci bene, quando qualcuno (o qualcosa) ci ferisce, la prima reazione è quella di agire emotivamente, dimenticandoci di riflettere sul turbamento che ci è stato innescato. Questa seconda modalità è l’unica che ci permette di guardare dentro di noi, scoprendo che in molti casi ciò che non sopportiamo negli altri corrisponde a una parte di noi che detestiamo.

Manifestano sincero compiacimento per i risultati che ottengono gli altri

Inseguire la bellezza dei propri sogni tiene lontana l’invidia che, senza reclamare tante prove empiriche, è la principale minaccia di tutte le relazioni.

L’invidia, ovvero un concentrato di gelosia e infelicità, impedisce alle persone di connettersi con gli altri. Le persone che ci piacciono sono soprattutto quelle non hanno difficoltà a manifestare il loro autentico compiacimento per il successo che noi abbiamo ottenuto. Si sentono bene mentre lo fanno. E si vede.

Sono molto appassionate di qualcosa

Quando una persona parla della sua passione e ha gli occhi che brillano come diamanti, trasmette delle sensazioni altamente contagiose.

Non so come spiegarlo, ma quando qualcuno mi racconta del tempo che dedica al suo strumento musicale, alle sue piante grasse, ai suoi modellini di aerei in scala, mi sento attraversare da una specie di brivido.

Per loro, la gentilezza viene sempre per prima

Non ho mai trovato interessanti le persone che inveiscono contro i camerieri, contro gli altri automobilisti ai semafori, contro coloro che hanno evidenti difficoltà. Le ho sempre ritenute persone povere di integrità morale e, per questo, cercano di surrogare il loro vuoto esistenziale con la prepotenza.

Poi ci sono le persone che, fra mille difficoltà, trovano sempre quel pizzico di gentilezza che illumina la giornata di qualcun altro.

Le persone che ci piacciano sono quelle che riescono a farci stare bene. Sono felici quando anche gli altri lo sono.

Hanno il controllo di loro stesse. Per questo ci affascinano e diventano indimenticabili.

Sommario
Le persone che ci piacciono sono quelle che si piacciono
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Le persone che ci piacciono sono quelle che si piacciono
Descrizione
Siamo istintivi. Per questo, ci facciamo un'idea delle persone "a pelle", ovvero dalla prima impressione che ricaviamo immediatamente.
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Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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