La sostenibile gentilezza di dire “no”

In via generale, dire di “no” non piace a nessuno, soprattutto per non rimanere impigliati negli inevitabili contraccolpi psicologici nostri e altrui. Eppure, alcune volte è imprescindibile “difendersi” e declinare l’offerta o la richiesta.

D’altra parte, è pure vero che i “sì” ci fanno apparire più gradevoli, ma attenzione a non abusarne deliberatamente, perché se sappiamo fin da subito di non riuscire a mantenere la parola data, ci giochiamo tutta la credibilità faticosamente costruita fino a quel momento.

Pertanto, a conti fatti, è già possibile fissare almeno due capisaldi:

  • è sempre meglio pronunciare un “no” rispetto a un “sì, pero…”
  • i “no” decisi e motivati danno più valore ai “sì” che pronunceremo in altre circostanze

Quindi, va da sé che occorre trovare una metodologia per dire di “no” con decisione e, al tempo stesso, con gentilezza.

La catastrofe dell’incertezza

Spesso, per i motivi già esposti, anziché prendere il coraggio a due mani e dire di “no”, ci rifugiamo (sempre con l’illusoria speranza di non ferire) in tutta una serie di risposte intermedie che portano come unico risultato quello di indurre l’interlocutore, quando va bene, a farci ulteriori domande.

I vari “credo di non farcela” (si legge “non ce la fai”), “forse più tardi” (si legge “mai”), “ci penso” (si legge “hai già pensato di no”), in realtà, sia nella testa di chi li pronuncia che in quella di chi li ascolta, assumono le stesso significato, cioè “no”.

Essere diretti non significa necessariamente diventare ruvidi, insensibili o, peggio, sgarbati. Al contrario, il “no” correlato a una breve, educata e convincente motivazione fa aumentare, agli occhi degli altri, il nostro tasso di stima.

Il grande potere dell’assertività

Specie sui luoghi di lavoro, l’abilità di surrogare con l’assertività ciò che apparirebbe (troppo spesso lo è) aggressività, pone sotto una luce migliore i vari aspetti negoziali e relazionali.

Saper dire di “no” senza dire di “no” può essere scambiato per una sorta di escamotage che ci riporta ai “forse” e ai “non credo che”. In realtà, la chiave di tutto sta nell’offrire un’alternativa.

Per esempio, se il nostro migliore amico (quello per cui andremmo “a piedi, certamente a Bologna”) ci chiede di accompagnarlo urgentemente all’aeroporto perché la sua macchina è in panne, non ci limitiamo a dire semplicemente di “no” in quanto siamo impossibilitati a interrompere un’importante incombenza di lavoro, ma dimostriamo la massima attenzione al suo problema assicurandogli che, con un paio di telefonate, troveremo certamente qualcuno in grado di aiutarlo.

Non è molto diverso il caso in cui ci invitano a una cena o andare al cinema, ma abbiamo avuto una giornata devastante e l’unico nostro desiderio è quello di infilarci nel letto: “ho bisogno di recuperare un po’ di energie e non sarei per nulla di compagnia, cosa ne dici se ci vediamo domani sera?”.

Ancora una volta, la forza è nell’alternativa che addolcisce il “no” e, in più, definisce un perimetro invalicabile dentro il quale ci sono i nostri bisogni. Si crea così un “precedente” che diventa anche propedeutico alla comprensione con cui verranno accolti i nostri eventuali altri “no”.

Fermezza

Cambiare idea è sempre possibile, ci mancherebbe!, ma non dobbiamo trasmettere l’idea che ogni nostro “no”, grazie a un pizzico di persuasione, diventi quasi sempre un “sì”. È questo il modo più rapido per giocarci la reputazione e, alla fine della fiera, accettare passivamente anche tutte le cose che non ci va di fare.

Mantenere il punto con decisione accresce l’autostima e il senso di responsabilità. Ecco perché dire di “no”, quando è necessario, ci aiuta a:

  • capire maggiormente noi stessi
  • sentirci più sicuri e consapevoli delle nostre capacità
  • raggiungere i nostri obiettivi e avere consapevolezza del fatto che meritiamo di riuscirci
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La sostenibile gentilezza di dire “no”
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La sostenibile gentilezza di dire “no”
Descrizione
Sarebbe bello poter dire sempre di sì, ma a volte i no si impongono. Anche in questi casi, ricordiamoci di essere gentili.
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Sergio Gridelli Blog
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