Come apparire interessanti… anche da remoto

La “nuova normalità”, ormai l’abbiamo capito, non potrà eludere il fatto che molte attività (formazione aziendale, riunioni, conferenze) avranno come impostazione predefinita la modalità remota.

Va detto che in passato abbiamo magnificato in ogni dove le tele-qualcosa, senza di fatto rischiare un granché con il nostro pontificare. Insomma, facevamo dell’accademia su un futuro prossimo venturo (che in realtà era già largamente presente) così come oggi parliamo dei viaggi interstellari per i comuni mortali.

Poi, una mattina ci siamo svegliati e abbiamo realizzato in un battibaleno che avevamo messo a fuoco le disquisizioni sulla tecnica, ma ci eravamo dimenticati delle persone.

Così, il cortocircuito emotivo non ha tardato a palesarsi. A parte l’inadeguatezza degli schemi tradizionali (leggasi analogici), ciò che più hanno accusato il colpo, da parte del pulviscolo dei bit, sono state le interazioni umane.

Gli aspetti cui “prima” facevamo poco caso, perché in larga parte venivano mitigati da millenni di evoluzione, ora ci fanno sentire nudi e disarmati.

Mi riferisco alla capacità tutta umana di cercare continuamente negli altri la conferma del proprio agire nel mondo. Un mondo, in questo caso, incorniciato dallo spazio luminescente dello schermo.

È solo una questione di carisma? Ovvero, se sei “attrattivo” in uno spazio fisico, lo sei automaticamente anche nella sua corrispettiva dimensione virtuale?

Mi sono chiesto queste cose fin da subito, da quando tutto quello che sapevo è stato rimesso in discussione nel “nuovo mondo”.

Non mi sto riferendo solo alla ridefinizione della didattica formativa (altra bella sfida), ma alle tecniche di accettazione del docente da parte degli allievi. La simpatia, la sintonia e l’empatia sono i principali ingredienti di un’efficace relazione educativa e – lo dico con grande convinzione – anche del successo dell’apprendimento.

Un ragionamento che mi ha portato a concentrarmi molto di più sulle piccole attenzioni, sulle gestualità impercettibili, sulle sfumature che, dandole per “scontate”, troppo spesso ce ne dimentichiamo anche nelle interazioni faccia-a-faccia “materiali”.

Rompere il ghiaccio o farsi congelare?

I primi venti secondi e le prime venti parole decretano il successo di un corso online di ore. Perché? Se ben utilizzati diventano gli attivatori della relazione empatica anche dietro uno schermo.

Per questa ragione mi piace cominciare i miei corsi con delle domande:

  • Sono alla ricerca di un metodo per niente noioso su come gestire un corso online di quattro ore. Qualcuno ha dei consigli da darmi?
  • Da qualche tempo mi sto interessando ai droni. C’è qualche appassionato?
  • Mi dite tre cose che fareste in alternativa a questo corso?

Le persone fanno una gran fatica a parlare, specie in un contesto mediato dove con un click possono spegnere la webcam e farsi gli affari propri in tutta serenità. Per questo, lo stimolo a interagire deve riguardare le esperienze, gli interessi e tutto ciò che amano di più.

Puoi ripetere che me lo scrivo?

Se vogliamo essere interessanti… dobbiamo essere interessati. L’ascolto attivo, su cui si sono scritte montagne di parole, non è altro che una faccenda di attenzione.

Il più grande complimento che possiamo fare a una persona è apprezzare il modo con sui elabora i suoi pensieri. Non si tratta di essere d’accordo, ma di dimostrare interesse che, tradotto, significa evitare di apostrofare il dialogo dell’interlocutore con uno spregevole “Ok, ma il problema è un altro”.

Massimi sistemi o niente?

Ci piace parlare di noi stessi e delle piccole vicissitudini della vita. In sostanza, le persone si “aprono” con gli altri quando si dà loro la possibilità di esprimersi sulla famiglia, sul lavoro, sulle loro passioni.

Ciò che definiamo banalmente chiacchiere rappresentano, a conti fatti, il passepartout per accedere a discorsi più articolati quali quelli che costellano un corso di formazione.

Come ti chiami già?

Nessuno di noi è campione mondiale nel ricordare i nomi delle persone. Tuttavia, al tempo stesso, sappiamo quanto fa piacere (a noi e agli altri) sentirsi chiamare con il proprio nome. È la cosa che ci appartiene di più e, di conseguenza, quella a cui teniamo maggiormente.

Conservare nella memoria i nomi delle persone è una questione, ancora una volta, strettamente legata all’attenzione. Per questo, non è affatto disdicevole ammettere di essere molto scarsi in questa abilità e chiedere al nostro interlocutore di ripetere il suo nome, anche dopo le presentazioni di rito.

E allora?

Le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire”, ha brillantemente sottolineato la poetessa statunitense Maya Angelou.

Ci sarà sempre qualcuno più bravo, più capace, più forte di noi. È questa la ragione per cui dobbiamo darci come obiettivo professionale e di vita quello di migliorare costantemente la qualità delle nostre connessioni con gli altri.

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Come apparire interessanti… anche da remoto
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Come apparire interessanti… anche da remoto
Descrizione
Nelle interazioni online mancano molti aspetti della comunicazione. Dimostrare attenzione verso gli altri è la chiave per trasmettere empatia.
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Sergio Gridelli Blog
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