Le cose le sai per davvero solo se riesci a spiegarle

Presto o tardi arriva per tutti quel momento in cui ci si rende conto che l’apprendimento non finisce con la conclusione del proprio percorso di studi. Certo, dopo anni di compiti e di interrogazioni non si vede altro che l’agognato traguardo del proverbiale “pezzo di carta” che, detta fino in fondo, lo si considera una sorta di salvifica liberazione dai libri, dai quaderni e dagli immancabili evidenziatori.

Tuttavia, appena ci si lancia in pista ecco che sotto altre spoglie – nemmeno tanto mentite – ritornano a farci compagnia tutti quegli strumenti che pensavamo di aver lasciato per sempre sui banchi di scuola.

Più è lungo il tempo fra l’ultimo titolo conseguito e la necessità di “dover imparare” qualcosa di nuovo, e più deflagrante sarà lo scontro con la durezza del cervello. Perché, non è un segreto, il nostro apparato di apprendimento si arrugginisce se non viene continuamente stimolato. Basti pensare all’abissale differenza che intercorre fra leggere un libro e studiarlo.

Ad ogni modo, senza più l’obbligo di seguire per filo e per segno la sequenzialità dei programmi ministeriali, ognuno è libero di elaborare il proprio personalissimo metodo di apprendimento post-scolastico.

Come imparare cose nuove

Già elaborare un metodo per afferrare dei nuovi concetti è un buon punto di partenza per sbloccare le sinapsi cerebrali.

Ad esempio, c’è chi preferisce raccogliere la maggior quantità di conoscenza possibile prima di azzardare l’applicazione delle nozioni acquisite nel contesto di riferimento (pochi errori a discapito di un esorbitante impiego di tempo), oppure chi parte subito alla massima velocità e si intestardisce in un’esplorazione che avanza per tentativi (molti errori, ma con un pizzico di fortuna è possibile imboccare il percorso giusto in un tempo ragionevole).

Per quanto mi riguarda, ho scoperto che quando vengo buttato fuori dalla mia zona di comfort (mi succede praticamente tutti i giorni) è come se stessi morendo di sete, con l’impellente bisogno di trovare il più velocemente possibile una fonte.

Di conseguenza, è la sfida ad allargare il perimetro di sicurezza cognitiva che mi porta ad incrementare le mie conoscenze.

In termini assoluti, non c’è un metodo più efficace di un altro. La questione diventa più complessa quando, indipendentemente dall’approccio adottato, domandiamo a noi stessi se abbiamo davvero imparato qualcosa che prima non sapevamo e se questo “bagaglio”, da adesso in avanti, ci appartiene.

La prova del nove

Nella mia ricerca di metodologie di insegnamento sempre più efficaci, mi sono fatto l’idea che alla base di tutto ci sia un fondamentale imprescindibile della formazione: parlare solo di cose di cui si ha esperienza diretta. Ovvero, per fare un corso su Linkedin occorre che il coach, come minimo, abbia il proprio profilo sulla piattaforma medesima.

Ne deriva che le cose si sanno solo quando si è in grado di farle capire a qualcun altro. Insomma, impariamo una cosa nuova, la mettiamo in pratica, la insegniamo.

Lo schema è per molti versi banale, ma è l’unico modo che abbiamo per testare la nostra reale comprensione delle cose. Volendo alzare l’asticella, il massimo lo raggiungiamo quando siamo in grado di far capire questioni complesse a un bambino di sei anni o a nostra nonna.

Occorre sempre ricordarsi del fatto che non sono gli altri che non capiscono, ma siamo noi che non siamo riusciti a farci comprendere. La responsabilità della comunicazione è sempre in capo all’emittente, mai al ricevente.

Questo principio è diventato funzionale non solo per il mio ruolo professionale, ma in tutte le occasioni in cui sento il bisogno di imparare qualcosa di nuovo.

Così, quando condivido con altre persone le mie più recenti conoscenze, mi rendo conto immediatamente delle lacune che devo colmare.

Se la sai, lascialo dire agli altri.

Sommario
Le cose le sai per davvero solo se riesci a spiegarle
Titolo
Le cose le sai per davvero solo se riesci a spiegarle
Descrizione
La padronanza di una nozione si misura con la capacità di saperla insegnare per farla comprendere agli altri.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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