Come prendersi gioco del nostro cervello

A chi non è mai capitato di trascorrere decine e decine di minuti su YouTube o sulle bacheche di Pinterest (per chi non lo sapesse, creano dipendenza), avendo perfettamente coscienza del fatto che lo aspettano compiti professionali urgenti e indifferibili? E, con la medesima consapevolezza, riconoscere che sbrigare i doveri sarebbe la cosa più giusta da fare in quel momento?

Senza entrare nei meandri cognitivi, tutto questo si chiama appagamento. Cioè, quel piacere che, per quanto futile, risulta essere di gran lunga preferibile agli impegni più “seri”. Ovvero, quelli che ci danno di che vivere.

Insomma, il cazzeggio nel cyberspazio ha il potere di farsi subito alleata la dopamina, un neurotrasmettitore rilasciato dal cervello e che è responsabile del cosiddetto “senso del piacere”.

Quindi, per tagliare corto, cosa ci spinge a dedicare il nostro tempo a cose abbastanza inutili in luogo di altre molto più proficue? Il trucco è tutto nella motivazione. Ed è questa che ha il compito di avvisare il cervello circa la ricompensa istantanea che otterremo.

Scrivere una relazione, preparare una presentazione, lavare i piatti, sono attività molto meno eccitanti proprio perché il premio che mettono in palio non è immediato. Insomma, meglio un uovo oggi che una gallina domani. Vuoi mettere tirare a fare tardi la sera invece di andare a dormire presto per alzarsi all’alba per fare jogging?

Ora, siccome stiamo parlando di tutta “roba” nostra (la mente, le scelte, le azioni), possiamo in qualche modo prenderci gioco del cervello? È possibile ingannarlo? O, addirittura, hackerarlo?

La strategia dei piccoli (e piccolissimi) traguardi

Roma non fu costruita in un giorno”, impossibile non essere d’accordo. Se partiamo da questa constatazione, senza che nemmeno ce ne accorgiamo, ecco che abbiamo già fatto il primo passo.

I compiti complessi (quelli dai quali rifuggiamo) sono composti da più fasi, ma noi li visualizziamo nella loro interezza e, contemporaneamente, il cervello realizza che la famosa ricompensa sarà di là da venire. Quindi, molto meglio lo zapping televisivo dove il “premio”, ancorché banale, insignificante, irrilevante, viene rilasciato subito.

A pensarci bene, “sistemare la casa” contempla una serie di sotto-azioni (passare l’aspirapolvere, lucidare le piastrelle della doccia, pulire i vetri delle finestre, etc.), ma viste tutte in blocco assumono le sembianze di un mostro che ci ricaccia a poltrire sul divano.

Cominciare significa essere già a metà dell’opera (oggi le citazioni si sprecano), quindi l’espediente è quello di spezzettare qualsiasi attività multiforme in piccoli eventi. Ma non basta.

Perché l’inganno funzioni occorre che al termine di ogni traguardo ci concediamo una ricompensa: un cioccolatino (se siamo golosi), qualche minuto sulle timeline dei nostri social (se siamo al limite dell’internet addiction disorder), due coccole al nostro cane (se siamo il suo migliore amico).

All’inizio, tutto questo può apparire complicato e, se si vuole, anche un po’ stupido. Tuttavia, alla lunga (nemmeno tanto), aumenta la nostra consapevolezza nell’amministrazione della dopamina.

Con questo, intendo un ripristino sano del meccanismo aspettativa-ricompensa, cioè un “dosaggio” equilibrato fra tutte le attività quotidiane.

Due passi, ma anche tre o quattro

Chi ha un cane può passare al paragrafo successivo, perché sa già come ci si sente dopo la passeggiata “fisiologica” attorno all’isolato.

Camminare (o corricchiare), anche per solo una manciata di minuti al giorno, ci rende più svegli, più motivati, più concentrati. L’esercizio fisico, anche blando, oltre alla stessa dopamina, ha il potere di “sparpagliare” in giro per il nostro organismo anche le endorfine e la serotonina (la chimica del buonumore).

Quindi, alternare le varie fasi di un lavoro complesso con un po’ di movimento, è tutta benzina per il nostro sistema motivazionale.

Chi dorme piglia molti più pesci

Non c’è bisogno di tante dimostrazioni, quando dormiamo poco o male, la giornata che ci apprestiamo a incominciare sarà inevitabilmente all’insegna della svogliatezza, della demotivazione, dello stress.

Per diverse ragioni, lo sconvolgimento dei ritmi circadiani costringe il cervello a sforzarsi di capire quando è giorno e quando, invece, è notte.

Se poi, teniamo sul comodino lo smartphone, la frittata è fatta. Nel senso che il subconscio si unisce subito alla luce azzurrognola del display alla ricerca dell’immediata ricompensa. E addio sonno.

Una passeggiata pre-serale e lasciare il telefono in cucina, possono rivelarsi degli utili conciliatori di un buon risposo notturno. Evitando così di passare anche dalla farmacia.

Musica maestro!

Una miriade di studi confermano come le mucche producano più latte (e anche di qualità migliore) se viene fatta ascoltare loro della musica (pare prediligano Mozart), al pari delle galline e della maggiore quantità di uova (però i gusti di queste ultime si “allargano” anche a Bach).

Ovviamente, non mancano anche le sperimentazioni sulla nostra specie, prova ne sono le tante compilation di musica “per ufficio”, “per studiare”, “per allenarsi”.

I gusti (anche musicali), lo dice la parola stessa, sono soggettivi, resta comunque il fatto che tutti “sentiamo i brividi” quando ascoltiamo certe melodie. Quelle emozioni sensoriali non sono altro che il risultato di un aumento di dopamina. E, ormai lo sappiamo, si fa presto a fare uno più uno con la motivazione.

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Come prendersi gioco del nostro cervello
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Come prendersi gioco del nostro cervello
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Lo sappiamo, quello che ci manca non è il tempo, ma la motivazione. E questa, per effetto della dopamina, è direttamente collegata alla gratificazione.
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Sergio Gridelli Blog
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