Come è nato questo articolo

Il piacere di scrivere non va confuso con la facilità di scrivere. Un conto è fare una cosa che mi piace, tutto un altro paio di maniche è ritenere che ciò avvenga in automatico o, per altro verso, senza sforzo alcuno.

Certo, quando un’attività mi entusiasma la faccio più volentieri e, nella stragrande maggioranza dei casi, mi riesce anche meglio. In aggiunta, quando mi dedico con passione a qualcosa, sembra quasi che il tempo diventi più leggero.

A dispetto di tutti quelli che mi dicono che “ho il dono della scrittura” (che poi è la premessa al più pragmatico “scrivimi due righe”), faccio questa premessa per dimostrare che non esiste nessuna “grazia ricevuta” e che, come sempre, i risultati sono la conseguenza di un metodo.

Oggi è meglio di domani

Ho detto più volte che il blog è un’ottima palestra per migliorare le proprie abilità di scrittura. Ma come tutte le palestre (quelle per fare i muscoli e tenersi in forma), i risultati si vedono solo se l’esercizio è costante.

Quante volte abbiamo fatto l’abbonamento semestrale alla palestra più ganza della città per poi andarci solo la prima settimana? Allo stesso modo, quanti sono i siti web personali, con template mirabolanti, che non vengono aggiornati da mesi (se non da anni)?

In entrambi i casi quella che ci frega è la proroga. Cioè il rimandare a domani – o a dopo domani – quello che invece andrebbe fatto adesso.

L’unico modo per uscire da questo vortice della procrastinazione è darsi delle scadenze e, nei limiti del possibile, rispettarle.

La minestra si fa con quello che si ha

Mi ricordo che all’università, quando arrivava il giorno dell’esame, mi mancavano sempre quei due o tre giorni per rifinire la preparazione. Ma alla fine, armato di coraggio, affrontavo l’interrogazione. Se tutte le volte mi fossi arreso “al mio tempo” per arrivare a “saperla bene”, molto probabilmente sarei ancora lì.

Ecco perché mi faccio andare bene le idee che ho in quel momento, pur sapendo che potrei fare meglio. Anche non essere mai completamente soddisfatto del risultato è un potente stimolo a migliorarmi.

La differenza fra scrivere per me e scrivere (anche) per gli altri

Anche in questo istante mi frullano in testa un sacco di cose per me ovvie (congetture, esperienze, connessioni), ma col tempo ho imparato che il mio “banale” non può trasformarsi di diritto in un elaborato universalmente compreso.

In questo caso, mi viene in soccorso la domanda delle domande: “Io, sarei disposto a dedicare il mio tempo per leggere questo articolo?”. Molto spesso, la risposta mi costringe a rivedere, tagliare, riformulare, anche quando sono convinto di aver scritto (solo nella mia testa) la nuova Divina Commedia del XXI secolo.

Allora, metto da parte la presunzione e l’arroganza (in una parola, l’ingenuità) e mi metto “dall’altra parte”.

A questo punto possono succedere due cose, una positiva e l’altra negativa.

Quella positiva mi fa scoprire nuovi punti di vista sull’argomento trattato e, nei casi estremi, mi porta a sviluppare nuovi concetti. A volte, scaturisce addirittura un nuovo articolo, lontano anni luce da quello che avevo in testa di scrivere.

Quella negativa è “l’ansia da revisione” che, come già detto, porta a infilare dritto dritto il tunnel del rinvio della pubblicazione. Questa insicurezza, che anch’io non mi faccio mai mancare, va considerata alla stregua di un demone che sibila continuamente nelle mie orecchie che posso fare meglio.

Allora, faccio scendere in campo la vocina dell’esperienza, la quale mi sussurra che la perfezione non esiste e ciò mi dà la giusta spinta per lanciarmi. Tranquilli, il paracadute si apre sempre. Più mi “butto” e più atterro vicino al bersaglio.

Non sono il miglior giudice di me stesso

Se tutto quello che ho è una chiave inglese, allora vedrò solo dei bulloni da stringere o da svitare. Questo per dire che gli strumenti personali non sono sufficienti per fare una valutazione oggettiva delle nostre “produzioni letterarie”.

Ecco perché è necessario (direi, indispensabile) sottoporre il pezzo alla valutazione di altre persone, sollecitandole a criticare senza paura. Siccome non si tratta di un mero lavoro di “correzione bozze”, non mi sorprendo (e irrigidisco) se mi viene “demolita” una frase sulla quale ho “limato” per ore. È l’occasione giusta per argomentare il perché di quella scelta: sostenerla o, con tutta onestà, ammettere che non funziona.

All’inizio, mi dava fastidio ricevere delle osservazioni negative su un articolo che mi aveva impegnato per un’intera giornata. Pensavo, “Questo tizio come si permette di giudicare in tre secondi la mia fatica di ore?”.

Stavo sbagliando. La risposta era dentro un libro di Stephen King che avevo letto tutto d’un fiato (On writing. Autobiografia di un mestiere ).

Valutavo il “valore” dell’articolo esclusivamente in base al tempo impiegato per scriverlo. Oggi, invece, il mio obiettivo di scrittura fissa il numero minimo di parole da inanellare su un determinato argomento. E non mi alzo dal computer fino a quando non l’ho raggiunto.

Sommario
Come è nato questo articolo
Titolo
Come è nato questo articolo
Descrizione
La scrittura è un esercizio quotidiano. Solo così, alla stregua di un allenamento costante, è possibile migliorarsi.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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