Da un anno all’altro, senza soluzione di continuità

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.” (Antonio Gramsci)

Già, la nostra natura biologica e cognitiva non si resetta il 31 dicembre, per poi ricominciare il giorno dopo con una sorta di salvifica ricreazione. Al di là di tutto, c’è la rete delle relazioni (sociali, sentimentali, economiche) a ricordarci della nostra continua e inarrestabile traiettoria dentro il flusso del tempo.

Penso a queste cose quando leggo ogni sorta di maleficio nei confronti del 2020, reo di essere stato un anno infausto e, come “logica” conseguenza, la necessità che finisca il prima possibile.

Il calendario, incernierato fra convenzioni e congiunture astrali, è di certo il miglior crono-strumento che abbiamo per regolare la complessità, ma il tempo se ne frega. Figuriamoci se questa entità astratta, ignota e non replicabile si lascia ingannare da delle artificiose architetture umane.

Del resto, cercare di parlare del tempo senza usare metafore è impossibile e, pur provandoci, si viene molto presto travolti dal cortocircuito, come ci hanno insegnato George Lakoff e Mark Johnson nel loro libro Metafora e vita quotidiana.

Ma le affascinanti bizzarrie del tempo non finiscono qui. I diciott’anni sembravano non arrivare mai, mentre ora che ci avviciniamo al tramonto della vita percepiamo una furiosa accelerazione degli anni. “Sembra ieri che abbiamo smontato l’albero e riposto le palline”, scommetto che noi agée ce lo ripetiamo ogni volta che arriva questo ingannevole periodo temporale da stop and go.

La pallottola d’argento

Con la complicità della pandemia abbiamo scoperto un “mondo nuovo” che non sparirà come d’incanto il prossimo primo gennaio. Come tutto il resto, anche le inedite modalità di lavoro “da casa” e di apprendimento “a distanza” (che per molti continueranno a essere procedure aliene anche negli anni a venire), evolveranno secondo la loro ineffabile matrice lineare.

Pertanto, non sarà il passaggio a un altro anno astronomico a sistemare d’amblè le molte contraddizioni che si porta dietro questa rivoluzione (aggiungerei epocale). Voglio dire che i tappi di spumante, il vischio e il ben augurante grappolo d’uva non hanno il potere di fissare un ennesimo punto zero.

Per il momento abbiamo solo aggiunto a un sistema obsoleto la tecnologia che c’era già e che, forse, non sapevamo nemmeno di avere. In sostanza, ce la prendiamo con un anno sfigato per nascondere, prima di tutto a noi stessi, che ci muoviamo mentalmente con carrozze trainate da cavalli, pensando contemporaneamente a skateboard a levitazione magnetica.

Volendo, questa è anche la grandezza del pensiero umano. Successi e fallimenti, traguardi e sogni infranti, sfide e delusioni, un caleidoscopio di idee alle quali poco importa del Capodanno.

Gli sbagli non hanno una destinazione programmata dal tabellone degli arrivi e delle partenze, pertanto il salto di data non farà la magia di impedire di farceli commettere.

In altri termini, la forza rigeneratrice non è insita nella convenzione del “nuovo” inizio, ma nell’incredibile scoperta che gli errori arricchiscono la nostra cassetta degli attrezzi esperienziali. Succede sempre e ogni giorno è buono perché tutto ciò accada.

L’anno che verrà non farà altro che confermare l’inciso dell’Ecclesiaste (nihil sub sole novum), ma senza insinuare che l’invenzione umana non abbia più un luogo o un tempo dove andare. Anzi, il senso va trovato negli ingredienti che conosciamo, per mescolarli al momento giusto in modi nuovi e diversamente significativi.

Buon inizio a tutti, di tutti i giorni.

Sommario
Da un anno all'altro, senza soluzione di continuità
Titolo
Da un anno all'altro, senza soluzione di continuità
Descrizione
Ci illudiamo che il nuovo anno cancellerà le paure, gli errori, i fallimenti di quello vecchio. In realtà, siamo noi a costruire ogni inizio.
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Sergio Gridelli Blog
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