Abbiamo bisogno di ritrovare il senso del tempo

Il nobile valore attribuito dagli antichi alla lentezza, quell’affrettarsi con cautela incastonato nell’ossimoro festina lente, ha via via lasciato il passo all’istantaneità dell’agire.

Più o meno, dalla rivoluzione industriale in poi, la velocità con cui consumiamo cose e pensieri ha messo all’angolo la riflessione. Come dire, siamo immersi in una cultura in cui un difetto di rapidità ci fa diventare automaticamente dei perdenti.

Poi, fra le tante parole che in questo periodo hanno assunto anche altri significati – si pensi solo al termine “tamponare” – ce n’è una che secondo me rappresenta la cifra di questo equivoco. È il sostantivo “paziente”, che adesso risuona con tutta la forza del suo lato aggettivante.

Le manifestazioni di insofferenza nei confronti delle regole e delle necessarie restrizioni per contrastare l’avanzata del contagio, hanno ribadito la nostra impreparazione alla pazienza. Dopotutto, avevamo dato per scontate le gioie superficiali e urgenti, il “tutto e subito”, l’edonismo scandito dai centesimi di secondo.

Il tempo che ci manca

La coda alle casse del supermercato, i ritardi dei mezzi pubblici, la frustrazione per la “lentezza” di un software, li abbiamo classificati come un “tempo perso” o, che poi è la stessa cosa, un “non tempo”.

Allo stesso modo, ogni situazione causa di decelerazione deve essere superata il prima possibile, con buona pace dell’analisi del contesto e delle possibili conseguenze. Non siamo più disposti (capaci?) di tollerare un rallentamento, sia che questo prenda le forme di un ingorgo del traffico, sia che si palesi sotto forma di un “inconcepibile” intralcio alle nostre abitudini.

Domani non è un “nuovo” giorno. Domani sarà un giorno in meno.

Solo partendo da questa (banale?) constatazione è possibile comprendere quanto valore abbia il tempo in tutte le sue forme. La fissazione per la ricerca spasmodica della prossima effimera gratificazione ci ha reso impazienti. Il “non sapere aspettare” sfocia quindi nella rabbia, nella depressione, nella compulsione.

Il percorso temporale per arrivare a fruire di qualsiasi cosa (consumo, informazione, divertimento) è espresso sempre sotto forma di velocità. L’obiettivo non è fare le cose, ma dire di averle fatte. Magari prima degli altri.

Così il tempo dell’attesa va ridotto all’osso, perché lo riteniamo non funzionale alla soddisfazione che, secondo canoni del tutto illusori, appartiene solo al raggiungimento dello scopo finale.

Il senso del tempo

La velocità non è il male assoluto, e lungi da me anche solo pensarlo. Tuttavia, quando perdiamo la capacità di vedere il significato della nostra vita in ogni istante che le scorre attorno, di pari passo ci precludiamo anche l’accesso alla meditazione sul cammino compiuto e sul suo dipanarsi in futuro.

Le attese, il tempo che sembra rallentare, gli istanti che riteniamo sprecati, sono tutte occasioni per rivalutare cognitivamente i nostri meccanismi di giudizio. Una riformulazione che fa transitare il senso da un disagio a un’opportunità.

Questa ristrutturazione del rapporto dialettico fra tempo e pensiero si rivela più che mai necessaria durante questa pandemia.

Da più parti si è affermato che ci aspetta una “nuova normalità”, cioè nulla sarà più come prima. Non è solo una questione che riguarda le nostre abitudini, c’è di mezzo soprattutto il valore del tempo.

Per questo abbiamo bisogno di trasformare la pazienza in una forza autopoietica. Un sistema in grado di rigenerare al suo interno tutta la potenza rivoluzionaria dei sentimenti. Quelli sì, senza tempo.

Sommario
Abbiamo bisogno di ritrovare il senso del tempo
Titolo
Abbiamo bisogno di ritrovare il senso del tempo
Descrizione
Sappiamo che il tempo va in una sola direzione, ma in alcuni casi ci piacerebbe addirittura che non ci fosse.
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Sergio Gridelli Blog
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