La didattica a distanza e il potere rivoluzionario delle immagini

Nonostante la prima ondata della pandemia abbia fatto fare alla didattica a distanza (nelle scuole e nelle aziende) un vertiginoso balzo in avanti, ancora oggi – e siamo arrivati alla seconda riproposizione del virus – c’è qualcuno che parla di “parentesi forzata” e che, presto o tardi, tutto tornerà come prima.

Signore e signori, nulla sarà più come prima. Ci sono stati, e continuano a esserci dei limiti, ma gli strumenti miglioreranno, così come accresceranno le competenze.

Ovviamente, non sogno una didattica online-only (che non avrebbe senso), ma da questa accelerazione potremo imparare tutti (docenti e studenti) come utilizzare il meglio del digitale e dell’aula in presenza. In altre occasioni ho chiamato questa convergenza “sapere ibrido”, un blended di conoscenze che dialogano da e fra ambienti diversi.

Ora, il tema è come fare un passo avanti rispetto allo schema “docente (o professore) che si collega a Zoom & Co. e comincia a spiegare agli studenti che ascoltano passivamente”. E la circostanza che si determina è presto detta: utilizzo delle stesse slide (generalmente brutte) che si vedono in aula, nessuno stimolo per l’interazione, apatia diffusa e generalizzata.

Gli strumenti ci sono, serve solo il “coraggio” di mettere in discussione il luogo comune secondo cui insegnare significa essenzialmente spiegare. Quante (nuove) abilità si possono scoprire imparando a distinguere l’affidabilità delle fonti, leggendo i giornali in maniera critica, governando le risorse della rete? Un bel po’, ne sono certo.

Impariamo più velocemente quelle cose cui riconosciamo un vantaggio pratico, un’utilità che prima o poi ci potrà tornare utile, una curiosità che fino a quel momento non eravamo riusciti a svelare. Se sullo sfondo di tutto questo ci mettiamo il gioco… et voilà, il gioco è fatto. Per esempio, quanti anni luce di differenza ci sono fra una verifica fatta col solito sistema “vero/falso” o “domande aperte/chiuse” e gli stessi quesiti somministrati sotto forma di cruciverba, rebus, anagrammi?

Pensiamo per immagini. Per questo motivo, il linguaggio visivo, ovvero tutto quello che lascia un’impronta mentale simultanea e persistente, è di gran lunga da preferire al trasferimento dei medesimi concetti per via sequenziale.

Le immagini non sono solo immagini

Quando affermiamo di “essere fissati su una cosa”, in realtà stiamo dicendo che nella nostra testa si è creato un paesaggio di senso ricorrente. E fino a quando non irrompono dei nuovi simboli, delle nuove modalità, delle nuove idee, quello rimarrà lo scenario di riferimento.

Un esempio per chiarire la questione: “Insegna con una sola regola, nulla si impara senza giocare” (immagine del docente che coinvolge) è tutta un’altra cosa rispetto a “È un insegnante” (immagine del docente che spiega dalla cattedra o da remoto).

Le immagini più potenti sono le metafore

Spesso confondiamo l’informazione con la comunicazione. Il display degli orari dei voli è senz’altro informazione, ancorché utile, ma la vera comunicazione è la pubblicità con la spiaggia da sogno che è la meta del nostro viaggio. Mentre nel primo caso i dati “vengono buttati fuori”, nel secondo è come se ci risucchiassero e creassero nel nostro cervello un sincretismo fra la nostra realtà e quella, per così dire, sintetica.

Avendo chiara questa differenza, è poi facile comprendere come la spiegazione classica (io parlo, tu ascolti) risulti molto meno penetrante di un’immagine metaforica (ti faccio vedere in un altro modo ciò che già conosci).

Pertanto, informo quando dico che “in Italia si consumano approssimativamente 15 miliardi e mezzo di litri d’acqua al giorno“, invece comunico se creo un “pilastro visivo” attraverso l’espressione “ogni giorno, in Italia si consuma una quantità d’acqua equivalente a 4.800 piscine olimpioniche”. Magari nessuno conosce esattamente la volumetria di una piscina, ma tutti sanno cos’è e come è fatta.

Andando ancora un po’ più avanti, trasfigurando l’inciso di Marshall McLuhan (chiedo venia), anche il mezzo che si utilizza diventa esso stesso messaggio metaforico, e quindi immagine.

Ho già detto degli strumenti digitali “alternativi” con i quali comunicare i più disparati argomenti (la rivoluzione francese imparata risolvendo un cruciverba dà mille giri alla verifica di storia tradizionale), ma le stesse prerogative si possono trasferire anche in aula o tutte le volte che c’è la necessità di far rimanere qualcosa nella mente dei nostri interlocutori. Detto in altri termini, trasferire conoscenza ha sempre a che fare con un’immagine che risuona emotivamente dentro la testa degli altri.

Nei miei corsi di gestione del cliente, un aspetto molto spesso evocato è quello della trasparenza. Ovvero, come conquistare la fiducia del consumatore in un mondo di prodotti tutti simili e pressoché indistinguibili nelle loro caratteristiche tecniche e funzionali.

Va da sé che il valore aggiunto sia rappresentato dal venditore e dalla sua capacità persuasiva. Ma perché questa funzioni, c’è bisogno ancora una volta di creare immagini potenti. Si pensi a cosa significherebbe per una compagnia di assicurazioni annunciare che ha eliminato gli asterischi dai contratti delle polizze che propone o, in via più generale, fare una campagna dicendo che tutti i punti vendita di una catena di abbigliamento rimangono chiusi per tre ore per riqualificare i commessi e trasformarli in consulenti di stile.

Si tratta sempre e solo di immagini. Questi promemoria visivi rimangono impressi nella mente e si trasformano nei capisaldi della memoria a lungo termine. La conoscenza – digitale e analogica insieme – per essere efficace non può che transitare da queste parti.

Sommario
La didattica a distanza e il potere rivoluzionario delle immagini
Titolo
La didattica a distanza e il potere rivoluzionario delle immagini
Descrizione
Occorre superare la dicotomia fra didattica a distanza e didattica in presenza. La vera questione è come trasformare i metodi d'insegnamento.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
Logo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *