6 modi facili per rompere il ghiaccio in un corso online

In qualsiasi tipo di conversazione, la fase iniziale è sempre quella più complicata. Al di là della timidezza, che va comunque sempre messa in conto, avviare un discorso non è mai così banale come potrebbe sembrare.

Anzi, in questi casi, è proprio la banalità a farla da padrona. Basti pensare a quante disquisizioni “a vuoto” si fanno, e facciamo, sul tempo meteorologico (“Non se ne può più di questo caldo/freddo!”), sul “finto” interesse per la salute altrui (“Come stai?”), sulle difficoltà della vita (“Dove andremo a finire…”). Tutti incipit da ascensore che, volenti o nolenti, ci portiamo sempre appresso. Anche quando vestiamo i panni del relatore e dobbiamo cominciare a parlare davanti a una platea.

Le cose si fanno ancora più problematiche quando ci viene a mancare la comunicazione non verbale e buona parte di quella paraverbale. Mi riferisco ai corsi online e a tutta le sfera della formazione a distanza.

Insegnare davanti a un computer significa dover cambiare (quasi) tutti gli approcci tipici della lezione in presenza. In particolare, occorre avere massima consapevolezza del fatto che l’attenzione precipita in caduta libera. E, si sa, se non la si conquista fin dalle prime battute si rischia di mandare alle ortiche anche tutto il resto.

Quindi, specie nei contesti di e-learning, assumono un’importanza capitale i primi istanti, quelli in cui avviene – o dovrebbe avvenire – la focalizzazione sulla relazione docente-discente. Questo “tempo primo” è fondamentale per gettare le basi del processo di identificazione con quello che si sta facendo. Sia “lato cattedra” che “lato aula”.

Evita le parole stanche (e ridicole)

Iniziare con la solita battuta trita e ritrita è il modo più sicuro per dilatare una distanza emotiva che, per i limiti insiti nel mezzo digitale, non è per sua natura propriamente intima.

Ovviamente, ciò non esclude la necessità di dotarsi di un campionario di “attacchi” efficaci. Ma anche in questo caso è sempre bene contestualizzarli in relazione alla composizione dell’aula remota, all’argomento da trattare, al tempo reale in cui si svolge il corso.

È mia consuetudine iniziare con una domanda (che già di per sé è spiazzante e quindi ad alto tasso attenzionale) che “personalizzo” al bisogno: “Chi ha notizie di Favij?”, “Per essere buono, come deve essere il caffè del bar?”, “Cosa regalate quest’anno a Natale?”.

Possibilmente, è sempre meglio fare delle domande aperte. La ragione è oltremodo ovvia, con il “sì” o con il “no” si esaurisce subito il flusso della conversazione.

Stimola l’immaginazione

Ricordo che una volta, in un contesto scolastico, dove l’attenzione è più rara di un parcheggio nell’ora di punta, presi spunto da un libro che avevo appena letto (Le intermittenze della morte di José Saramago) per porre subito questa domanda: “Adesso, cosa fareste se sapeste che la morte è sospesa?”.

Nello specifico, la lezione riguardava le variegate identità che assumiamo nei nuovi spazi della socialità digitale. L’animata discussione, provocata dal mio impertinente quesito, è stata foriera di molti spunti circa l’assurda pretesa di invincibilità, il senso del limite, le conseguenze collettive delle azioni individuali.

Chiedi subito un’opinione

In attesa che qualche mente illuminata (anche tremula, va là) si accorga della disumanità del trasferimento online dello stesso monte ore dei corsi in aula, iniziare leggeri è più che mai categorico.

Sempre con un occhio al gancio didattico, sollecitare l’interazione attorno a una serie di Netfllix o all’ultimo disco dei Måneskin, ha il vantaggio di stabilire fin dal principio un’atmosfera rilassante e rassicurante.

Richiedi suggerimenti e opinioni

La formazione a distanza, molto più del suo corrispettivo analogico, mette tutti sulla stessa barca. Vuoi per la scarsa dimestichezza con i nuovi strumenti, che per le “nuove” dinamiche interattive che prendono forma, nessuno può dirsi “imparato”. Tanto meno il docente.

Ecco allora che chiedere alle persone dell’aula come gestirebbero/organizzerebbero loro 4 ore di lezione è un buon modo per stabilire una dialettica comune.

Mi sono perso qualcosa?

Indipendentemente dallo scarto generazionale, c’è sempre un tema, un fatto, una questione in merito ai quali abbiamo perso qualche colpo.

Può trattarsi di un sequel cinematografico, della nuova versione di un videogame, di un avvenimento sportivo. Insomma, qualsiasi cosa va bene per “rompere il ghiaccio” e dimostrare che nessuno sa tutto, nemmeno il docente. Ognuno sa sempre qualcosa che gli altri non sanno.

Cosa conta per davvero

Tutti, nessuno escluso, amiamo parlare di noi stessi. È quel nostro sottile piacere dell’ostentazione che cerca costantemente l’approvazione altrui.

Per questo motivo – last but not least, of course – saltando a piedi pari le presentazioni scontate (come ti chiami, quanti anni hai, cosa fai), arriviamo diretti al punto: “Quali sono le cose più importanti della tua vita?”.

È praticamente sicuro che fra tutto quello che verrà detto ci saranno uno o più motivi che ci daranno l’occasione per collegarci all’argomento della lezione. L’unico presupposto è che quest’ultima sia stata progettata con la dovuta flessibilità. A cominciare da quella mentale del docente.

Sommario
6 modi facili per rompere il ghiaccio in un corso online
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6 modi facili per rompere il ghiaccio in un corso online
Descrizione
Iniziare un discorso è sempre complicato. Farlo in maniera convincente davanti a una platea online è di fondamentale importanza.
Autore
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Sergio Gridelli Blog
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