Reinventarsi, sempre e comunque

Reinventarsi? Di primo acchito sembra un’attitudine peculiare di quelli che hanno “una marcia in più”, invece tutti rimoduliamo continuamente le nostre abilità, le nostre convinzioni, i nostri obiettivi.

A volte la trasformazione è imponente (ad esempio, un radicale riposizionamento professionale), in altre situazioni è più sottile, quasi impercettibile. Anche per noi stessi.

Certo è che questa pandemia “infinita” ci ha sbattuto in faccia lo sfilacciamento del nostro status quo, ovvero la differenza di giudizio fra quello che sappiamo fare e ciò che, di contro, gli altri “vedono” del nostro “saper fare”.

Dove sto andando?

Nel mio caso, il cosiddetto smart working ha coinciso col trasferimento online dei moduli formativi che ero abituato a somministrare in aula. Diciamo che “in emergenza” non ho guardato tanto per il sottile, bisognava garantire la continuità e questo ho fatto.

Tuttavia, oggi, quando anche quelli più refrattari si sono resi conto che nulla sarà (e potrà essere) come prima, si impone la necessità di comprendere a fondo questo nuovo trend.

Le slide che funzionano in aula, conservano inalterata la loro efficacia anche dentro uno spazio remoto?
L’evaporazione delle interazioni non verbali con cosa possono essere surrogate?
La validazione dell’apprendimento può essere ancora di tipo analogico?

Mi sto accorgendo di un sacco di cose che passando per lo switch digitale non vanno più bene. Alcune le ho cambiate “naturalmente” (la formazione online richiede più pause), altre le sto solo immaginando (servono ancora le slide?), ma senza dubbio tutto ciò sta trasformando i miei approcci e, insieme, anche le mie credenze.

Come tanti, sono nel bel mezzo di una transizione. Il mio stato d’animo assomiglia molto a quello vissuto da quegli attori che, venendo dal cinema muto in bianco e nero, hanno dovuto fare i conti con la rivoluzione del sonoro e, più tardi, con quella del colore.

Di questi, chi ce l’ha fatta? Quelli che hanno sfruttato la loro unicità e, a prescindere dalla tecnica, l’hanno trasformata in quello che oggi chiameremmo offerta unica di vendita. Per meglio dire, avevano dei “numeri” e li hanno rimescolati per far tornare di nuovo i conti.

Insomma, gli scenari cambiano (e ci cambiano) in continuazione. Per tenere sempre il piede in mezzo alla porta abbiamo bisogno di capire – prima possibile – che lo scolaposate può essere utilizzato anche come portapenne.

La necessità di una nuova narrazione

Il maniscalco che con l’avvento della motorizzazione si è reinventato gommista, per proteggere “il suo saper fare”, ha bisogno di una narrazione coerente (e convincente) con cui spiegare come il suo passato si inserisce nel suo presente.

Evidentemente, la chiave di volta non può essere quella di raccontare la transizione in base ai propri esclusivi e, per certi versi asettici, interessi (“Ho cambiato lavoro perché mi ero stancato di fare quello che facevo”). La vera forza (leggasi “vantaggio competitivo”) è rendere evidente come l’esperienza precedente si è trasformata in un nuovo e più significativo valore.

Ecco allora che conoscere come le persone si muovevano prima (a cavallo o in carrozza) diventa funzionale per interpretare quelle stesse esigenze secondo i nuovi parametri della velocità, della facilità, del maggior comfort.

Per semplificare tutta la questione, se hai già svolto (auspicabilmente bene) una mansione superata dalla contingenza degli eventi, anziché gettare alle ortiche quella preziosa esperienza, poi metterla a profitto per interpretare i nuovi paradigmi attraverso un’inedita lettura.

La migliore dimostrazione del “saper fare” è sempre nei fatti

La cosa più difficile, una volta rimodulato l’approccio professionale, è rendere evidente agli occhi degli altri il “cambio di passo”.

In sintesi, se la mia (nuova) formazione online è diventata sostanzialmente un ibrido fra la gamification e lo storytelling, va da sé che devo rendere riconoscibile la differenza rispetto a quella “tradizionale”. Ciò può avvenire solo attraverso dimostrazioni sul campo che, tenendo conto anche delle valutazioni negative, rivelano quanto le previsioni teoriche si avvicinano ai risultati pratici.

Poi, i fatti vanno raccontati. E questo racconto va messo a punto nei minimi dettagli, come una sorta di “ottimizzazione per i motori di ricerca”, dove quest’ultimi non sono altro che i nostri futuri interlocutori professionali.

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Reinventarsi, sempre e comunque
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Reinventarsi, sempre e comunque
Descrizione
Il lavoro si trasforma e ciò rimette continuamente in discussione le nostre convinzioni. Ecco come utilizzare il valore dell'esperienza.
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Sergio Gridelli Blog
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2 risposte a “Reinventarsi, sempre e comunque”

  1. In effetti per uno come te Dott Gridelli che lavora in comunicazione , il passaggio a lezioni via internet etc. non è impossibile, quindi il “reinventarsi” in questi settori…

    Diverso è per mio zio di 60 anni che da 35 ha la ferramenta e provare a fare un secondo Amazon non sarà facile … 😉

    In bocca al lupo a tutti e alla forza di reinventarci !

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