3 modeste proposte per la formazione online: passare al remoto per sorpassare il presente

Sto seduto alla scrivania e tutto il mondo mi gira attorno. Ormai, sono diventato il “pezzo” biologico di un paesaggio impalpabile e, allo stesso tempo, immutabile. La piattaforma per le videocall è il centro di gravità dentro cui si alternano studenti, colleghi, amici. È così. Tutto il giorno, tutti i giorni.

Passo da una lezione a un’altra, senza nemmeno alzarmi dalla poltrona. Non c’è il cambio dello scenario e anche quando incontro gli amici, dentro lo “stesso formato”, ho come l’impressione di non staccare mai. Certo, in questo caso parlo di cose lontanissime dal palinsesto strutturale dei miei insegnamenti, ma la sovrapposizione dei due sistemi, tempo di lavoro e tempo di vita, crea di fatto un cortocircuito cognitivo.

Una situazione non molto diversa da ciò che potrebbe succedere in un immaginario ufficio aziendale in cui avviene tutto: meeting di lavoro, aperitivi con i conoscenti, scambi di opinioni con la moglie o il marito, momenti ludici. Sarebbe alquanto strano, no?

Il contesto concorre a definire quell’invisibile perimetro sociale all’interno del quale le relazioni acquistano senso. Infatti, ognuno di noi ha gli amici “del bar”, quelli “della palestra”, le persone “di casa” e sarebbe alquanto imbarazzante (e ben poco entusiasmante) incontrarli tutti nello stesso luogo, sempre quello.

Pur tuttavia, sono convinto che col tempo (di qui a poco) la formazione online diventerà la modalità predefinita, ma credo anche nella necessità di individuare nuovi modelli, nuovi schemi, nuove didattiche.

Il “vecchio” corso aziendale “in presenza”, della durata di una giornata intera, non giustifica nessuna sua trasposizione dentro l’aula virtuale. Mancano un sacco di cose fondamentali, a cominciare dal coinvolgimento emotivo delle persone.

Per fare sì che anche la formazione online si “scaldi” c’è bisogno di trovare un nuovo sfondo alla fisica e alla chimica racchiuse in ogni persona.

Definire il contesto

Per quanto la svogliatezza e la forzata sopportazione fossero i presupposti spesso presenti contemporaneamente nell’aula fisica, c’era comunque un dato di fatto incontrovertibile: lo spazio era noto a tutti. L’essere lì e in quel momento non poteva essere messo in discussione.

Per altro verso, la smaterializzazione di quei quattro muri a opera della “nuova” dimensione virtuale toglie di mezzo, per così dire, anche quell’unica certezza condivisa.

Allora, come ricostruire un contesto certo anche online? C’è bisogno di mettere in comune gli elementi fondamentali: l’indice degli argomenti trattati, i tempi richiesti per ogni fase, le aspettative attese per questa esperienza. Insomma, vanno ricreate le condizioni di un “ambiente noto e sicuro”, alla stregua di un terreno sul quale tutti conoscono le regole del gioco.

Recuperare le reti informali

Ci avevate mai fatto caso? Anche nelle aziende piccole o piccolissime, i partecipanti ai corsi di formazione non prendevano posto “a caso”, anzi ognuno sceglieva con cura dove sedersi, normalmente vicino a qualcuno con cui aveva maggiore confidenza. Per quanto questo fosse uno stratagemma per sopportare la noia (due chiacchiere col vicino di banco fungevano da “salvavita”), aveva anche la funzione di sentirsi più sicuri.

Un modo che, al di là delle storture, favoriva la partecipazione e la condivisione di proposte, dubbi, chiarimenti.

Nasce da qui l’esigenza di “ricollegare” anche online i gruppi informali che ci sono sempre in qualsiasi comunità, ancorché di natura professionale. Una sorta di piccoli spazi intimi collaborativi che aprono canali di comunicazione di confronto con il docente e gli altri raggruppamenti.

Se offline il problema era “rompere il ghiaccio”, online il tema è quello della sconnessione emotiva esemplificato dallo spegnimento della webcam. Con piccoli insiemi di persone che lavorano, al pari degli altri, su “cosa fare”, “come condividere”, “perché negoziare”, si crea un ambiente molto più partecipativo e, al tempo stesso, favorevole all’esperienza individuale.

A che gioco giochiamo?

Il gioco, sdoganato dalla sua nicchia “infantile”, è sempre più una cosa “da grandi”. Soprattutto da quando si sono rivalutate le sue potenzialità in contesti “non di gioco”.

La gamification, chiari gli obiettivi e le regole, è lo strumento ideale per favorire il coinvolgimento nell’insegnamento online dove, e non è un fatto da poco, il feedback si riduce al lumicino.

Quando entrano in campo la sfida, la competizione, la ricerca della soluzione, anche le persone normalmente più reticenti a farsi coinvolgere si sentono più legittimate a interagire.

Tempi, stimoli e sequenze sono fondamentali per incanalare il flusso di energia verso il divertimento che, senza che nessuno se ne accorga, finisce per aumentare la produttività e il senso di imparare.

Sommario
3 modeste proposte per la formazione online: passare al remoto per sorpassare il presente
Titolo
3 modeste proposte per la formazione online: passare al remoto per sorpassare il presente
Descrizione
La formazione a distanza richiede un cambio di paradigma. Non si possono replicare online gli stessi schemi dell'aula fisica.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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2 risposte a “3 modeste proposte per la formazione online: passare al remoto per sorpassare il presente”

  1. Bravo Sergio ,
    tutto vero !!!
    a mio avviso dovremmo anche avere un pensiero su dove ci sediamo per ore e ore ogni giorno “davanti alla regia” …..
    Cioè a casa mia ieri ho pulito molto bene la stanza, scrivania, i computer etc.. e questa mattina mi sono messo online in maniera diversa, non so …. magari ti fa venire in mente qualcosa….
    Un saluto
    Fabio

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