Perché la formazione deve essere un gioco

Fare formazione senza giocare è come andare al luna park e stare seduti tutto il tempo su una panchina. Il punto di partenza è proprio questo: il gioco è una cosa seria, soprattutto nei corsi aziendali dove, per l’inevitabile estrema concentrazione degli argomenti, è necessario far coesistere apprendimento e divertimento.

Ancora oggi, i sostenitori della “scuola tradizionale” strabuzzano gli occhi quando vedono degli adulti che in un’aula “giocano” con dei mattoncini della Lego. Si tratta di un vecchio retaggio culturale che considera il gioco agli antipodi del lavoro, ovvero una sorta di attività tipica del tempo libero e dei momenti di relax.

Invece, la mia esperienza personale mi porta a sostenere che le attività ludiche, specie in un contesto formativo, sono un mezzo potentissimo per agevolare i processi di inclusione (in un corso di formazione ci sono sempre quelli che si estraniano), la creazione di scenari che fanno comprendere il peso delle decisioni e l’effetto che hanno sugli altri (chiamiamola pure intelligenza emotiva), il senso strategico della condivisione (un uomo solo al comando non può vincere “da solo” tutte le tappe).

La formazione è stressante? Giochiamocela!

Più spesso di quanto non si pensi, i discenti arrivano in aula già “compressi” e, ancora peggio, con zero stimoli. Per meglio dire, il comune denominatore è l’individualismo, cioè ognuno escogita il modo migliore per “sfangare” le tre o quattro ore che lo aspettano.

Per questo motivo serve agire subito sulla valvola di scarico dello stress. Un’attività di gioco divertente svolge proprio questa funzione di decompressione, per almeno due motivi:

  • è inattesa
  • fa uscire dall’isolamento

L’aveva già intuito il buon Platone: veniamo a scoprire più cose sulle persone in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.

Infatti, nel gioco di squadra si impara ad apprezzare il contributo degli altri poiché l’obiettivo è quello di arrivare alla soluzione prima possibile. Va da sé che tutto questo non può prescindere dal rafforzamento delle relazioni fra le persone che nei contesti di lavoro, per un motivo o per l’altro, trovano sempre motivi di inciampo nelle difese individuali.

La formazione è fredda? Emozioniamola!

Il gioco consente di liberare e condividere le proprie emozioni con gli altri. L’informalità dell’attività ludica offre l’occasione per sperimentare nuove modalità di espressione che normalmente subiscono una notevole contrazione sul posto di lavoro.

È così che si superano le inibizioni che relegano le emozioni, specie nei luoghi di lavoro, a un fatto sconveniente. In realtà, i sentimenti propri e quelli altrui costituiscono la forza di gravità del fattore umano nell’universo tecnologico.

La formazione è inutile? Stimoliamola!

Col tempo, una volta stabilizzata la propria posizione lavorativa, la zona di comfort finisce per farla da padrona. In breve, la tranquilla (e comoda) routine quotidiana spegne qualsiasi desiderio di rimettersi, è il caso di dirlo, in gioco.

Allora perché non scuotere questo torpore simulando il mescolamento dei ruoli e, di converso, “giocare” a fare il leader in un contesto protetto?

Questo è solo uno dei tanti modi per fare emergere delle potenzialità che diversamente rimarrebbero inespresse. Chiaramente, fra il dire e il fare la differenza è grande, ma permettere alle persone di spingere un po’ più in là i loro confini (spesso solo mentali) si traduce in valori che la stessa organizzazione non pensava nemmeno lontanamente di avere già in casa.

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Perché la formazione deve essere un gioco
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Perché la formazione deve essere un gioco
Descrizione
Il gioco è una cosa seria e non riguarda solo i bambini. Nei corsi di formazione con gli adulti diventa l'occasione per liberare le attitudini inespresse.
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Sergio Gridelli Blog
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