Campionario (incompleto) dei partecipanti ai corsi di formazione

Se qualcuno volesse farsi un’idea piuttosto precisa sulle abilità sociali, dovrebbe farsi un giro in uno dei tanti corsi di formazione aziendale. Specialmente, in quelli obbligatori previsti dalle normative vigenti.

Al di là delle variegate personalità individuali, questo “esercizio” non è esclusivamente dettato da pura curiosità. Nel corso degli anni, il know-how tecnico è stato progressivamente messo in secondo piano dalle cosiddette soft skill e, conseguentemente, il personale viene sempre più selezionato secondo parametri intangibili.

Proprio nei contesti “stressanti” (otto ore filate di formazione lo sono) si mettono in luce i comportamenti relazionali meno idonei a supportare una buona carriera professionale. Ciò significa che la mancata o l’approssimativa gestione delle proprie emozioni si traduce in uno svantaggio competitivo che non tarderà molto a presentare il conto.

Detto altrimenti, è come buttare i propri soldi dalla finestra.

Dal mio punto di vista ho rilevato come nei contesti di lavoro alcuni atteggiamenti emotivi siano più dannosi di altri, sia per la carriera dell’interessato che per l’azienda. Il mio interesse ad analizzarli nasce da due bisogni convergenti: da un lato, vedere i miei difetti, come dire, allo specchio e, dall’altro, trovare gli aggiustamenti opportuni per migliorare.

I paurosi

Di per sé la paura è un potente fattore motivante. Ad esempio, l’idea di perdere qualcosa cui teniamo molto ci costringe a impegnarci per invertire la tendenza.

Tuttavia, nei luoghi di lavoro la paura porta ad assumere comportamenti estremamente irrazionali (leggasi incomprensibili) e per molti versi dannosi. Questi segnali si possono cogliere anche in aula tutte le volte che qualcuno incolpa qualcun altro pur di nascondere i propri errori o, caso molto più frequente, quando sposa tout court le tesi della maggioranza senza peraltro riuscire a motivare la sua scelta.

Gli arroganti

Al primo posto c’è la sfida perenne che, a ben vedere, è sovente una discussione con se stessi. Infatti, dietro la loro aggressività c’è sempre una maschera che nasconde un’insicurezza di fondo.

La gestione degli arroganti non è semplice, ma mai commettere l’errore di farsi trascinare nella discussione alterata che loro cercano di imporre. La tecnica più efficace consiste nell’ascoltarli, mantenendo il più possibile la calma, e portare il dialogo sulla razionalità dei risultati.

I negativi

Anche se non sono fattori decisivi per individuarli, i negativi entrano in aula senza salutare nessuno e vanno a sedersi nell’ultima fila. Stanno tutto il tempo per i fatti loro, in simbiosi con il display dello smartphone, e quando vengono coinvolti esprimono punti di vista vuoti e sempre improntati al pessimismo.

Producono un effetto contagio anche nei confronti di coloro che avrebbero le migliori intenzioni. In contesti professionali, la loro specialità è quella di “succhiare” letteralmente le energie a chi gli sta intorno, mettendo a forte rischio il raggiungimento degli obiettivi. Senza esagerare, presentano una vaga somiglianza con i “non-esseri” della saga di Harry Potter che si nutrono della felicità altrui.

Gli intemperanti

È abbastanza comune incontrare persone che non hanno alcun controllo sulle loro pulsioni. Manifestano tratti in comune con gli arroganti, ma a differenza di questi sono sempre pronti a dare la colpa del loro malessere agli altri.

Perdendo il controllo di se stessi non sono in grado di esprimere giudizi ponderati. Per questo motivo riescono a coltivare relazioni con pochissime persone (nell’ambiente di lavoro e fuori) che diventano il loro sfogatoio nervoso.

Le vittime

Fra tutte, sono le persone più difficili da individuare. Si presentano chiedendo consigli per superare una loro difficoltà (quasi sempre sotto forma di emergenza), poi col tempo ci si accorge che il “momento critico” è la loro costante esistenziale. Come dire, la lamentela coincide esattamente con la loro zona di comfort.

Sono convinti che il mondo trami contro di loro e ogni piccolo ostacolo diventa una montagna impossibile da scalare. Per queste persone i tempi difficili, che ogni tanto tutti attraversiamo, sono una certezza perenne.

Gli yes men

Pur di far piacere ai propri superiori non dicono mai di no. Ma a tutto c’è un limite, così se inizialmente l’accondiscendenza è un placido torrente, prima o poi le acque diventeranno imprevedibilmente tumultuose.

Quindi, mai sottovalutare chi non dice mai di no, chi non negozia lo stipendio, chi non obietta su nulla, perché la tracimazione potrebbe essere dietro l’angolo. Diffidare delle acque chete.

Gli insicuri

Se da un lato ci sono persone che non si scusano nemmeno se ci travolgono con un caterpillar, dall’altro ce ne sono altre che chiedono perdono in continuazione. In alcuni casi sottopongono le loro “convinzioni” sotto forma di domanda. In entrambi i casi, si tratta di forme di insicurezza rispetto a qualsiasi cosa li riguardi, dalle idee alle azioni che compiono.

Queste persone sono terrorizzate dal fallimento, ma cosi facendo non fanno altro che indebolire le loro opinioni. Proprio per questo, sono alquanto variabili nelle loro decisioni. La prima condizione per convincere gli altri è esserlo in prima persona.

Va da sé che le mie considerazioni non vogliono essere una sentenza di morte per future (e brillanti) carriere professionali. Il mio unico scopo è quello di fare percepire gli effetti negativi di alcuni comportamenti in ambito lavorativo (e non solo) per arrivare ad accendere un forte desiderio di miglioramento di se stessi e degli altri.

Sommario
Campionario (incompleto) dei partecipanti ai corsi di formazione
Titolo
Campionario (incompleto) dei partecipanti ai corsi di formazione
Descrizione
Esistono comportamenti che col tempo si sedimentano fino a diventare una costante relazionale. I tratti più evidenti emergono nei contesti più stressanti.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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