Quando ti svegli e non hai voglia di andare a lavorare

Ci sono quelle mattine in cui la voglia si è alzata prima di te e ti ha lasciato lì, imbullonato al tuo letto. A parte gli indolenti cronici, succede a tutti di incappare in qualche giornata no. Dopotutto, siamo essere umani e basta un nonnulla perché il nostro umore cambi repentinamente.

Tuttavia, così su due piedi, non riesci a spiegarti questa improvvisa apatia nei confronti del mondo. In fondo, stai relativamente bene di salute, le relazioni con gli altri sono pressoché serene (ovvio, con gli alti e i bassi che le contraddistinguono), fai un lavoro che tutto sommato ti piace e ogni tanto ti dà anche qualche soddisfazione. Allora, cosa c’è che non va?

Capire perché la giornata non ti sorride

La via più semplice, ma allo stesso tempo improduttiva, è quella di vagare con la mente, fantasticando di trovarti su una spiaggia dei Caraibi, di cambiare l’ordine del tempo e invertire il lunedì con la domenica oppure il rientro dalle ferie con l’inizio dell’agognato riposo annuale.

Ovviamente, queste falsificazioni non funzionano. Tutto quello che ti serve è già dentro di te, si tratta solo di individuarlo e, è proprio il caso di dirlo, metterlo al lavoro.

Per entrare nella giusta mentalità è necessario semplificare i pensieri che, come un vortice, ti hanno risucchiato dentro questo stato di malessere diffuso.

Tanto per cominciare:

  • puoi prenderti un giorno di riposo? Se sì, approfittane per fare quel lavoretto a casa che rimandi da secoli o semplicemente per rilassarti e ricaricarti (le prime avvisaglie del burnout vanno eliminate subito, come per il proverbiale baobab del Piccolo Principe);
  • non puoi più rinviare una complicata situazione lavorativa? Allora, immagina (sì, in questo caso devi proprio dare fondo alle tue capacità di astrazione) di smontare un muro (il problema) mattone per mattone (le singole parti del problema) e prendere in mano (cognitivamente, s’intende) un pezzo alla volta.

Non occorre essere degli indovini per ritenere quest’ultimo caso il più frequente. Ecco quindi tre stratagemmi per dare un carattere di concretezza a ogni “singolo mattone del muro”.

Definisci delle scadenze

Molto spesso siamo insoddisfatti dei nostri risultati lavorativi perché vorremmo ottenere tutto e subito, con la complicazione aggiuntiva di perdere un sacco di tempo per causa di numerosi tentativi improduttivi.

“Frammentare” un problema (d’ora in poi “sfida”, che suona meglio) significa darsi delle scadenze per ogni singola parte che lo compone.

Non è forse così anche per il percorso degli studi accademici? Il “muro” di 25 esami o più ci spaventa e ci demoralizza, ma poi ci diamo delle scadenze, e appello dopo appello arriviamo in fondo (ovviamente, ognuno con i propri tempi e le proprie “scadenze”).

Avere di fronte a sé un traguardo raggiungibile (una sfida alla volta) è il segreto della motivazione.

Datti un premio

Per quanto puoi amare il tuo lavoro, la voglia non è sempre la stessa. Quando questa scende sotto il livello di guardia, fai un patto con te stesso: “Se queste due cose riesco a completarle entro la giornata, mi compro quel piccolo oggettino che da un po’ sto osservando su Amazon”.

Va da sé che se non raggiungi l’obiettivo, niente ricompensa. Come dire, no pain no gain.

Trasforma il tuo lavoro in un gioco

Anche se svolgi un lavoro creativo, non di rado ti troverai a compiere delle attività noiose e ripetitive. Nel mio caso, ti confesso che tutte le faccende amministrative non mi entusiasmano per niente.

Siccome “fare le fatture”, ancorché non mi piaccia, è un’attività fondamentale per tenere in piedi la baracca, ho escogitato una specie di gamification: “Devo riuscire a farle tutte, e bene, in 10 minuti”.

Il risultato è che quando devi fare qualcosa che non ti piace, la sua trasformazione in un gioco ti fa avvertire molto meno il peso della svogliatezza.

In definitiva, tutti abbiamo dei giorni in cui vorremmo fare altro al posto della nostra occupazione abituale. Però, nello stesso momento in cui ci assale questa tentazione, abbiamo due scelte:

  • lasciarsi andare alla mancanza di motivazioni e pregiudicare così gran parte della “scalata” alla performance ottimale raggiunta fino a quel momento;
  • scavare in profondità dentro noi stessi fino a scoprire che le cose funzionanti sono di gran lunga (ma proprio di gran lunga) superiori a tutte le altre.

Parafrasando Voltaire, essere di buon umore è una sfida quotidiana. Vincerla è il presupposto per stare bene con noi stessi e con gli altri.

Sommario
Quando ti svegli e non hai voglia di andare a lavorare
Titolo
Quando ti svegli e non hai voglia di andare a lavorare
Descrizione
Una "giornata no" può capitare a tutti, ci alziamo dal letto già svogliati. In questi casi abbiamo due strade: lasciarci andare o reagire.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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