Per competere con le macchine non devi fare il lavoro delle macchine

Fra la previsione di scenari apocalittici e la (spesso) totale indifferenza dei decisori politici, mi pare piuttosto evidente la progressiva riduzione dei lavori a tempo pieno e la conseguente reintegrazione di queste ore con delle macchine. Non vedere questo trend è un po’ come negare i disastri ambientali come causa diretta del riscaldamento globale.

Pertanto, il tema non è “fermare i robot” o mettersi in competizione con loro. Tutto ciò che potrà essere surrogato dalle macchine verrà surrogato dalle macchine. Del resto, è dalla preistoria che l’uomo si ingegna per fare meno fatica potenziando le sue limitazioni biologiche.

Semplificando, tutti mestieri che si possono definire con una parola sola, presto o tardi, verranno sostituiti completamente da una macchina. È il caso delle cassiere dei supermercati, dei casellanti autostradali, delle segretarie di antica memoria, dei magazzinieri, dei contabili e dei commercialisti, dei letturisti, degli assicuratori e di molte altre occupazioni dove già oggi si intravvede la mutazione.

Fare una previsione sui lavori del futuro non è semplice e, come spesso succede (“Il cavallo è qui per rimanerci, mentre l’auto è solo una novità, una moda passeggera“, disse il presidente della Michigan Saving Banks a Henry Ford), è molto facile prendere delle grosse cantonate. Corro il rischio e dico che le qualità autenticamente umane saranno alla base di quasi tutte le nuove occupazioni professionali.

In sostanza, il “tocco umano” sarà quello che farà la differenza. Per questo motivo, c’è un grosso bisogno di formazione per riqualificare dei profili professionali che rischiano seriamente di uscire, loro malgrado, dal mercato del lavoro.

Social non significa solo online

Quante decisioni importanti hai preso, o ti sono venute in mente, davanti alla macchinetta del caffè? Forse, più di una. Sapere comunicare in maniera efficace con i collaboratori, e le persone in generale, è sempre più un fattore vitale della produzione. “I mercati sono conversazioni”, non dimentichiamolo.

Il benessere emotivo

Proprio perché nella nostra vita professionale saremo sempre più circondati da macchine, diventa fondamentale capire le emozioni individuali allo scopo di comprendere anche quelle degli altri. Nonostante i progressi nel campo dell’intelligenza artificiale, sarà molto difficile che la carezza di un robot potrà farci avvertire il suo calore fino al cuore.

La forza dei sogni

Sempre più raramente, ma ancora capita, ci sono riunioni di lavoro dove senza la visione di un leader tutto perderebbe senso. La forza di “far vedere i sogni” trascende le parole: è incastonata negli occhi che irradiano passione, è nei silenzi che dicono più cose di tutta Wikipedia, è nei gesti che disegnano nell’aria uno scenario che ci sembra sempre esistito. Fallo fare a un robot, se ne è capace!

L’adattamento continuo

Come ripeto spesso, oggi il cambiamento tende all’istantaneità. Se vuoi farti trovare pronto a fronteggiare questa evoluzione continua, non è più sufficiente fare affidamento solo al “tesoretto” di conoscenze appreso nel tuo percorso di studi. L’apprendimento permanente non è una moda inventata dal mercato della formazione, ma una necessità imposta dalle attuali (e future) dinamiche del lavoro dove “quel posto” non è più per tutta la vita.

La necessità di farsi delle domande

Se da un lato, l’ottimizzazione dei processi automatici viaggia alla velocità della luce, dall’altro è indispensabile chiedersi quali possono essere ancora gli spazi complementari dove le abilità umane non hanno rivali.

In un contesto, come quello attuale, in cui le competenze acquisite invecchiano rapidamente, un buon investimento a lungo termine sul proprio sapere tocca il pensiero critico (la comprensione delle fonti e l’inquadramento nella loro cifra etica), quello creativo (l’immaginazione di paesaggi di senso verosimili attraverso le tecniche del problem solving), quello della condivisione (la collaborazione è un modo efficace per arricchire il bagaglio di esperienze e, di concerto, la proprie capacità di assemblaggio di intuizioni inedite).

Saper interpretare

Il valore cristallizzato in ogni cosa non deriva dal valore della cosa in sé, ma dal perché è stata fatta e, soprattutto, dal bisogno che risolve o che suscita ex-novo.

Distinguere il significante dal significato (spesso, più di uno) è ancora un’abilità intimamente umana. Deriva da qui il vantaggio competitivo delle capacità cognitive sull’algoritmo che, per quando infallibile, è sempre il distillato di un’intelligenza biologica.

Saper interpretare significa anche non avere certezze su nulla, tranne che sulle trasformazioni. Le quali, per un verso o per un altro, continueranno a succedersi a ritmo incalzante.

Sommario
Per competere con le macchine non devi fare il lavoro delle macchine
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Per competere con le macchine non devi fare il lavoro delle macchine
Descrizione
Fermare l'automazione è come lottare contro i mulini a vento. Non si vince nella competizione con i robot, ma nel tocco umano.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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