Dal post che non si fila nessuno a quello che spacca, in 4 mosse

Senza necessariamente essere dei guru dei social media, tutti sappiamo almeno due cose: su Facebook ci sei anche se non ci sei (ti ci mettono gli altri, spesso a tua insaputa) e starci per starci non conta nulla (anzi, fa più danni che non esserci).

Detto questo, è importante conoscere le tecniche che fanno stare in piedi la baracca, ma molto di più contano le cose che dici e come le dici. Hai presente i meme? Quelle immagini (spesso bruttine e di scarsa qualità) che però innescano dinamiche virali incredibili? Ecco, il post che spacca fa proprie le stesse leve: il coinvolgimento, l’emotività, la curiosità, la paura.

Il coinvolgimento

La caratteristica comune dei nuovi media è quella di essere, per l’appunto, sociali. Cosa significa? Sostanzialmente, è l’attuazione della transizione dalla comunicazione a senso unico a un vero e proprio dialogo. Il problema è che ancora oggi molte aziende usano Facebook o Twitter o Linkedin come “televisioni” dove fare auto-promozioni con tecniche pubblicitarie ormai morte e sepolte.

Continuare a scrivere post pensando all’utente (o al cliente) come un soggetto passivo non porta alcun beneficio. Anzi, questo approccio rischia di diventare del tutto respingente. Oggi, dal web 2.0 in avanti, siamo diventati tutti attori, non solo spettatori.

Così, diventa centrale l’elaborazione di contenuti coinvolgenti:
Rispondi alle domande. Sono facili, ma non per tutti.
Puoi vincere? Sì, ma solo se giochi.
Ma quale scherzo d’Egitto!

Una tecnica di coinvolgimento del pubblico social

L’emotività

Anche in una piattaforma fortemente visiva come Instagram (a proposito, un utente medio ci trascorre quasi mezz’ora al giorno), la differenza la fa anche una didascalia che, in associazione all’immagine, evoca e amplifica le emozioni.

Sicuramente, quello che fai lo fanno già innumerevoli persone e aziende in tutto il mondo. Il segreto è raccontarlo in maniera originale. Del resto, innovazione è fare meglio quello che fanno già tutti.

La foto dei cani la pubblicano tutti, pochi riescono a renderla davvero emozionante

La curiosità

Osservati mentre scorri la timeline dei tuoi social preferiti. Il tuo dito (o il mouse) si blocca quando viene catturato da una novità riferita all’ambito dei tuoi interessi. In sostanza, pubblicare contenuti originali e interessanti, ancorché di nicchia, favorisce la loro condivisione (es. aggiornamenti di un software o di una app, statistiche rielaborate sulla base della propria esperienza personale e/o professionale, citazioni di leader o di influencer riconosciuti attendibili per quel particolare ambito).

Senza dimenticare che la curiosità di “vedere come andrà a finire” (attenzione al baiting!) è una leva potentissima che stimola il tuo potenziale cliente a commentare.

Pubblicare contenuti lontani dal proprio business ha il potere di avvicinare

La paura

Il FOMO è la versione digitale patologica della paura di perdere qualcosa. Sui social, ciò si tramuta nell’ansia di non poter consultare eventi, notizie, aggiornamenti di stato.

Allora, quale migliore occasione per mettere in bell’evidenza elementi di:
esclusività (“Offerta riservata solo ai primi 10 che si prenotano”)
urgenza (“Scade domenica”, mi ricorda gli artigiani di qualcosa…)
scarsità (“Ultimi 20 pezzi disponibili”)

La scarsità accelera la decisione d’acquisto

Ricorda, non è importante farsi notare, ma farsi ricordare. Non è forse questa l’essenza della comunicazione efficace?

Sommario
Dal post che non si fila nessuno a quello che spacca, in 4 mosse
Titolo
Dal post che non si fila nessuno a quello che spacca, in 4 mosse
Descrizione
Qualsiasi attività professionale non può prescindere dalla propria presenza sulle piattaforme sociali. Il tema è starci in maniera efficace.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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Una risposta a “Dal post che non si fila nessuno a quello che spacca, in 4 mosse”

  1. ” Farsi ricordare non farsi notare ” …
    Ok !
    Ed ho anche capito che con la globalizzazione, con i social e anche con Lei Maestro Gridelli, …. sia proprio il caso di imparare bene l’inglese !!!!
    Anzi per spronarci suggerirei un post intitolato ” Perchè devi imparare l’inglese ” !!!!
    Grazie
    Fabio Bargnesi

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