Sei sicuro di essere multitasking?

La buonanima di mio nonno mi ripeteva spesso che ero bravo a fare un sacco di cose, ma nessuna di queste bene. Un modo spiccio per dire che è possibile dedicarsi a più attività contemporaneamente, tuttavia non è altrettanto scontato riuscire a concentrarsi efficacemente su tutto.

In effetti, sospendi la lettura di questo articolo e pensa a tutto quello che stai facendo proprio adesso. Forse hai la TV accesa, probabilmente sei investito da uno sciame di notifiche social, ogni tanto butti l’occhio sulla posta elettronica, stai ascoltando la radio o una raccolta di brani su Spotify e, ovviamente, sulla tua scrivania c’è quella pratica che era “urgente” già ieri e che ogni tanto “ti guarda”… insomma, la teoria delle occupazioni potrebbe continuare all’infinito e non avrai certo difficoltà a stilare il tuo personalissimo elenco.

I nostri cervelli non sono fatti per funzionare in multitasking e anche quando pensiamo il contrario, in realtà stiamo solo eseguendo operazioni in rapida successione. Praticamente, per quanto istantaneo possa essere il passaggio fra un task e l’altro, si tratta sempre di un’attività di tipo sequenziale.

Perché è sbagliato fare più di una cosa alla volta?

Sotto il profilo della produttività, la questione riguarda piuttosto la sovrapposizione del task precedente, un po’ come avviene con la persistenza retinica dell’immagine. Quando nella nostra testa si accavallano più attività, nessuna può essere svolta con la speranza di ottenere il massimo risultato.

È solo una falsa credenza o, se si vuole, un mero auto-convincimento il senso di realizzazione che proviamo quando mettiamo in cantiere più operazioni contemporaneamente.

I costi di commutazione

L’efficienza va a farsi benedire sull’altare dei costi di commutazione. Infatti, tutte le volte che passiamo da una funzione all’altra, il tempo perduto non è solo quello della transizione, ma a questo si devono sommare tutti gli istanti impiegati per ricordare cosa stavamo facendo prima e a che punto eravamo arrivati. Per il cervello, rifocalizzarsi è un esercizio molto dispendioso e spesso porta ai blocchi mentali, se non addirittura al cortocircuito cognitivo.

Gli errori

Ti capita di isolarti (chiudi la porta, spegni la radio, silenzi le app dei social) quando devi concentrarti su qualcosa di importante? Ecco, in quel momento stai cercando di indirizzare tutte le tue risorse intellettive verso un determinato compito. Infatti, sai benissimo che quando sei distratto, o impegnato a fare anche altro, aumentano gli errori e cala la creatività. Infatti, converrai che non è la stessa cosa inviare una mail importante durante una riunione di lavoro rispetto alla medesima redatta lontano dal “rumore”.

Il valore è nei dettagli

Sommersi da attività simultanee, fatichiamo non poco a individuare le informazioni più rilevanti di ciascun progetto attivo, ma soprattutto ci sfuggono tutti quei dettagli che determinano la differenza fra un discreto lavoro e un eccellente lavoro.

Quindi, qual è la soluzione?

Innanzitutto, è indispensabile rallentare per potersi osservare e rendersi conto di agire in uno stato di sovraccarico da multitasking. Questa “abitudine” è propedeutica per riuscire a mettersi in pausa e assegnare la priorità al compito più importante (non necessariamente quello più urgente).

Siccome l’ordine mentale è anche un riflesso di quello ambientale, liberare la scrivania dalle pratiche (è sufficiente metterle in uno scaffale, lontano dalla vista) è un modo per eliminare buona parte delle distrazioni.

Come impatto cognitivo, la scrivania funziona un po’ come la cartella della posta in arrivo. A parte i sadici che la utilizzano come archivio, avere molte mail inevase corrisponde a un contraccolpo psicologico tutte le volte che la apriamo. Tutto ciò perché è inevitabile che ci salga l’ansia quando vediamo quell’elenco “stagionato” di cose ancora da fare.

Dobbiamo lavorare sotto una campana di vetro? Certo che no. Per esempio, per quanto mi riguarda, un “filo” di musica strumentale rilassante mi aiuta a inanellare le idee.

Ricapitolando, il multitasking o, per meglio dire, l’eccesso di attività aperte contemporaneamente pregiudica la qualità del lavoro e non mette il cervello nella condizione di esprimere le sue migliori prestazioni.

Ma c’è ancora un ultimo aspetto. Il multitasking compromette la qualità delle tue relazioni sociali. Facci caso, se durante una riunione di lavoro o, semplicemente, nel corso di un dialogo con un’altra persona, consulti continuamente il telefonino o, peggio, invii addirittura messaggi sui social, comunichi a quelli che sono presenti fisicamente di non essere la tua priorità. E cosa pensano loro di te? Che hai una bassa consapevolezza sociale e ignori completamente cosa sia l’intelligenza emotiva. Ne vale la pena?

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Sei sicuro di essere multitasking?
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Sei sicuro di essere multitasking?
Descrizione
Quando facciamo più cose contemporaneamente, siamo convinti di incrementare la nostra produttività. In realtà ci stiamo solo ingannando.
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Sergio Gridelli Blog
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2 risposte a “Sei sicuro di essere multitasking?”

  1. Buongiorno ,

    In effetti partendo da in fondo,
    1) quando parlo con qualcuno che davanti a me scrive un messaggio , io blocco immediatamente la conversazione !
    I più intelligenti dicono: scusa dovevo assolutamente dare l’ok e ricominciamo. Subito.
    Altri dicono : vai pure avanti che ascolto, al che io dico No, preferisco attendere che finisci la tua conversazione “ messaggistica” e poi riprendiamo !!
    2) Quanto è vero quello che dici sull’importanza della concentrazione nello scrivere o fare cose importanti, io addirittura di domenica anche per scrivere una email “seria”, mi vesto e vado in ufficio che a casa tra distrazioni familiari proprio non riesco ! 😉

    Concludendo, concordo su tutto !! e ne farò tesoro partendo da subito !

    Fabio

    1. Non esiste la giustificazione per cui facciamo più cose contemporaneamente perché altrimenti ci manca il tempo. Quello che ci manca sono le motivazioni, senza le quali non siamo in grado di assegnare delle priorità che, come scritto nell’articolo, non necessariamente fanno il paio con l’urgenza.

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