Le slide nei corsi di formazione

A differenza delle presentazioni tipiche delle conferenze, nei corsi di formazione occorre tenere presente una variabile di non poco conto: il tempo. Mentre nel primo caso raramente l’intervento dura più di un’ora (se le slide sono di pessima qualità, la sofferenza è limitata), nel secondo caso le attività formative si protraggono per 3 o 4 ore, se non addirittura per tutta la giornata.

Va da sé che proiettare per mattinate e pomeriggi interi slide con muri di testo e immagini al limite della decenza sia a dir poco un reato equiparabile al sequestro di persona. Tanto più che molto spesso i discenti sono anche poco motivati.

Fermo restando che fare un monologo di otto ore, magari leggendo pedissequamente i testi che si alternano sullo schermo, ucciderebbe l’attenzione di chiunque, è indispensabile pensare la presentazione con una forte propensione all’interazione. Ma questo vale sempre, anche quando facciamo un intervento di venti minuti.

Trovare lo stile giusto

La quantità maggiore di informazioni passa attraverso il canale visivo, pertanto l’adozione di uno stile grafico coerente e gradevole è l’impegno minimo che dobbiamo a chi deve stare ad ascoltarci per ore.

Tradotto in pratica, significa impiegare in tutte le slide lo stesso font (al massimo due), evitare l’utilizzo di clipart, fare molto ricorso a immagini di qualità (possibilmente con un layout coerente e a tutto schermo).

Soddisfare le peculiari caratteristiche di apprendimento di tutti è praticamente impossibile. Ci sono i visivi che in via preferenziale fanno affidamento a ciò che appare sullo schermo e gli auditivi che si concentrano prevalentemente sull’ascolto, ma di certo perdiamo l’attenzione di entrambi se voltiamo loro le spalle e ci mettiamo a leggere il contenuto delle slide.

L’interazione vince sempre

Mantenere un costante contatto visivo con la platea dà al formatore maggiori opportunità di interazione e coinvolgimento. A questo proposito potrebbero essere di aiuto anche alcune soluzioni tecniche come Mentimeter e PollEverywhere, efficaci per creare sondaggi di opinione, questionari e, non di meno, interessanti anche per ricevere feedback in tempo reale.

Ovviamente, le regine dell’interazione rimangono le tecniche analogiche come, a titolo puramente esemplificativo, oggetti di varia natura che agevolano l’apprendimento di questioni complesse, lavagne a fogli mobili, narrazioni tipiche del problem solving.

La semplicità è la chiave di tutto

Vale sempre la pena ricordarlo, troppe informazioni non fanno il paio con molta comunicazione. Anzi, al contrario, hanno il potere di distrarre il pubblico che a quel punto decide che è molto più coinvolgente investire l’attenzione sullo smartphone.

Perché un rettangolo di plastica e vetro diventa più interessante del formatore? Oggi, la prioritaria modalità di comunicazione è basata su frammenti di informazioni semplici e rapidi, allontanarsi dalle caratteristiche di questo flusso significa avere la pretesa di insegnare la matematica partendo dalle radici quadrate.

Costruire relazioni

Nonostante i suoi 2.500 anni, la retorica aristotelica continua a rappresentare il faro per qualsiasi presentazione in pubblico.

L’attività formativa funziona se alla fine di tutto sia il tutor che i discenti se ne tornano a casa con qualcosa in più, ovvero un sapere che fino a quel momento ignoravano.

Perché questo succeda l’integrazione formatore-slide deve poggiare sul pilastro del pathos. Del resto, è proprio quando proviamo una qualche emozione (felicità, rabbia, disgusto, tristezza, paura, sorpresa) che siamo più permeabili all’apprendimento.

Una narrazione accompagnata da immagini significative e “intense” sotto l’aspetto emotivo, aiuta le persone del pubblico a trattenere il messaggio e a richiamarlo quando dovranno prendere decisioni analoghe.

Trasmettere credibilità

Come diceva Aristotele? L’ethos è il carattere di chi parla. Già dalle prime parole, i discenti capiscono se possono fidarsi del formatore e, di conseguenza, seguirlo o abbandonarlo.

È l’incipit di qualsiasi corso di marketing: fare da subito una buona impressione. Ancora una volta, l’emozione gioca un ruolo importante, ma ora si aggiunge la conferma che ha determinato quel preciso stato d’animo. In altri termini, la narrazione convince nel profondo se è supportata da prove certe ed evidenti.

Le parole convincono, l’esempio trascina. Un altro modo per dire che il cervello si lascia prendere dall’emozione, ma subito dopo cerca la giustificazione che la conferma.

Con vincere, vincere insieme

La logica delle argomentazioni (il logos) è la prova che le parole forniscono al discorso. In un mondo sovraffollato da notizie false, i fatti oggettivi e inconfutabili fanno la differenza.

Tuttavia, con l’immenso potere che hanno, le parole possono essere utilizzate per costruire scenari fasulli e del tutto lontani dalla realtà. A questo scopo, il supporto visivo (per quanto anche questo possa essere oggetto di manipolazioni) diventa fondamentale per aggiungere punti di prova a quello che si sta raccontando.

Ad ogni modo, si tratta sempre di un dialogo a due vie e, soprattutto, fra pari. Convincere fa sempre rima con sincerità. Cioè, difendere ciò di cui siamo sicuri e rimettere a un supplemento di approfondimento tutto quello che non conosciamo, astenendoci dall’azzardo di una pericolosissima risposta a vanvera.

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Le slide nei corsi di formazione
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Le slide nei corsi di formazione
Descrizione
Nessuno resiste una giornata intera davanti a slide che vengono lette dal tutor. La chiave del successo della formazione è nell'interazione.
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Sergio Gridelli Blog
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