Abbiamo sempre fatto così

Se c’è una cosa in cui gli esseri umani eccellono, senza distinzione di livello culturale, è l’adattamento a qualsiasi situazione.

Mi ricordo di un’anziana zia di mia mamma, la quale abitava vicino alla linea ferroviaria, così attaccata che praticamente aprendo la finestra del soggiorno si potevano quasi toccare i treni. Ogni volta che transitava un convoglio, nella casa tremava tutto e perfino i quadri alle pareti oscillavano, tanto che non ce n’era uno in asse.

Io, sobbalzando sulla sedia, un po’ per paura e un po’ perché effettivamente sembrava di stare seduti sopra una lavatrice durante la centrifuga, chiedevo tutte le volte com’era possibile convivere in una siffatta circostanza. La zia, con aria perplessa, mi rispondeva laconicamente che i treni non li sentiva più e manco si accorgeva del balletto di tutte le suppellettili.

Ciò vale per tutte le faccende quotidiane che si ripetono con una certa frequenza. In sostanza, non facciamo più caso alle nostre abitudini, anche se queste appaiono incongrue o, comunque, dispendiose sotto il profilo dell’impegno individuale.

L’abitudine ci fa accettare anche quello che non va

Per esempio, decidiamo di acquistare una chiavetta USB perché siamo lontani da casa e abbiamo l’urgente bisogno di fare una copia di alcuni file. Tutto bene, se non fosse che “l’oggettino” è confezionato dentro un involucro così resistente da superare senza danni una guerra termonucleare. Così, per estrarre ciò che abbiamo comprato le proviamo tutte, compresa la soluzione finale con la chiamata in causa delle fauci.

La prima volta siamo stati travolti da una sensazione di frustrazione e, magari, abbiamo anche inveito contro il dio dei bit, poi di seguito ci siamo arrabbiati sempre meno. Come dire, ci abbiamo fatto l’abitudine.

Perché ci assuefacciamo alle cose di tutti i giorni? Non abbiamo una memoria illimitata e per questo il cervello codifica le ripetizioni per liberare spazio da destinare alle cose nuove. In un certo senso, è la modalità con la quale impariamo.

Vista da questa prospettiva, l’inossidabile frase “abbiamo sempre fatto così” è senza dubbio un vantaggio. Tutti ci ricordiamo che complicazione è stata imparare a guidare l’automobile (cambiare le marce, tenere ben saldo il volante, controllare il traffico stradale). Una tale mole di gesti che ci impediva letteralmente di fare altro, anche solo parlare con i passeggeri rappresentava un di più che non ci potevamo permettere.

Poi, col passare del tempo tutto è diventato più facile e adesso quasi ci dimentichiamo che marcia abbiamo inserito. L’abitudine ci evita di notare anche il più piccolo dettaglio a vantaggio di altre cose che ci interessano e che vogliamo conoscere.

Quando la ripetizione diventa un ostacolo

Tuttavia, ci sono dei casi in cui l’assuefazione diventa estremamente negativa. Ciò succede quando non facciamo più caso ai problemi che ci circondano.

Mary Anderson è un nome che ai più non dirà nulla, ma la sua intuizione ha radicalmente trasformato il nostro modo di muoverci con un mezzo. Nei primi anni del Novecento viaggiava a bordo di un tram newyorkese in una fredda giornata nevosa. Di tanto in tanto il conducente era obbligato ad aprire il finestrino per ripulire il parabrezza e ogni volta una zaffata di aria gelida investiva i passeggeri.

Nonostante ciò fosse alquanto fastidioso, tutti i passeggeri consideravano la cosa del tutto normale, dopotutto il povero guidatore come doveva fare per vedere? Tutti, tranne la signora Mary che prontamente abbozzò uno schizzo e da lì nacque il primo tergicristallo.

Detto altrimenti, la Anderson aveva risolto un problema che nessuno vedeva. Di contro, è ovvio che non occorrono dei Leonardo da Vinci per affrontare quei problemi che tutti osservano chiaramente.

Si può imparare a vedere i problemi invisibili?

Ora, la domanda più difficile: immaginare la soluzione di un problema, prima ancora che questo si renda insopportabile per tutti, è una peculiarità innata o si può apprendere?

Anche se ci sono persone in qualche modo (apparentemente) avvantaggiate, resto convinto che lo studio, lo spirito di osservazione critico e una ingente dose di curiosità siano gli ingredienti fondamentali per vedere tutte le cose da un’altra prospettiva. Solo in questo modo, si scorgono i problemi invisibili. E una volta noto il problema, la relativa soluzione è solo una questione di tempo.

Uno sguardo più ampio inizia sempre con il cannocchiale dei “perché”. È questa una strategia che ci porta a notare gli aspetti più piccoli, quelli che spesso, per effetto di uno sguardo superficiale, si mimetizzano con lo sfondo dei luoghi comuni.

Gran parte dei mobili dell’Ikea si montano con un attrezzo solo, la famosa chiave a brugola. È una scelta casuale o qualcuno dei designer si è messo nei panni dei clienti e ha scoperto che la semplificazione poteva far vendere di più? Penso proprio che sia andata come nella seconda ipotesi.

C’è un’ultima cosa che ritengo propedeutica per scovare i problemi che nessuno vede: cercare di dare una risposta alle domande strampalate (chi siamo poi noi per definirle così?) poste dai bambini. Tutte le volte che pensiamo di cavarcela con un disarmante “si è sempre fatto così” abbiamo dato più credito alle nostre abitudini invece che a degli occhi nuovi che immaginano un mondo diverso e spesso migliore.

Sommario
Abbiamo sempre fatto così
Titolo
Abbiamo sempre fatto così
Descrizione
Tutti giorni ripetiamo nella stessa maniera una miriade di gesti e di situazioni. Lo scopo è quello di preservare la memoria, ma a volte è un limite.
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Sergio Gridelli Blog
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