La forza delle parole in un post

Un’immagine vale più di mille parole” è una frase che abbiamo nelle orecchie da tempo immemore. Se da un lato è vero che i contenuti visivi comunicano un’infinità di sensazioni, dall’altro è innegabile come invece siano soprattutto le parole a spingere all’azione.

Un’immagine o un video hanno il potere di catturare l’attenzione, ma se manca la bussola della persuasione (“Dimmi cosa devo fare”) ecco che tutti i nostri sforzi vengono vanificati.

Del resto, e ce ne dimentichiamo fin troppo spesso, i fruitori dei social non sono lì per cercare (e comprare) i nostri “incredibili” prodotti o servizi. L’irruzione del marketing su Facebook equivale pressappoco a quella del venditore di accendini che ci blocca durante la nostra passeggiata al parco. Stiamo facendo altro e vogliamo fare altro. In definitiva, non abbiamo la minima intenzione di acquistare nulla.

A meno che una parola, una frase, una storia non intercettino i nostri desideri.

So di cosa hai bisogno e ti posso aiutare

Siamo esseri umani, tutte le volte che abbiamo un bisogno cerchiamo di soddisfarlo col minore dispendio di energie. Ecco perché ci lasciamo catturare dalle parole che sembrano proprio fatte apposta per noi.

Possono parlare a una platea molto vasta (a ridosso del Natale fioccano i post su come fare i pacchetti dei regali o i bigliettini d’auguri), oppure intercettare esigenze più specifiche (“7 cose da controllare quando acquisti un’auto usata”, “Devi tinteggiare il tuo appartamento? Chiamaci, la nostra offerta ti sorprenderà!”, “Quest’inverno non rimanere al freddo, ecco tutti i vantaggi del nostro check-up della caldaia”).

Le parole dirette che fanno dire di sì

La tecnica consiste nel far vivere (o rivivere) un problema specifico nella testa del potenziale cliente. Va da sé che quando la nostra necessità concorda con quello che stiamo leggendo è molto probabile che faremo anche il passo successivo (un acquisto, una richiesta di informazioni, un click su un link).

  • Soffri di insonnia? Sì.
  • Per te è un problema serio? Sì.
  • Hai provato con i farmaci e non hai risolto? Sì.

Dimostrare di comprendere il problema di chi legge il post è di fondamentale importanza in tutti gli ambiti. La comprensione è la chiave per instaurare una relazione.

Giacca e cravatta? No, grazie

Il “lei” su Facebook (ma anche su tutti gli altri social) è quasi sempre fuori luogo. A parte che questo formalismo non è richiesto, l’eccesso di ossequio ha come risultato il marcamento di una distanza che, ovviamente, non è l’ingrediente vincente del convincimento.

Il giusto registro è di tipo colloquiale e, quando la situazione lo consente, anche divertente. Né più né meno di quello che fai quando ti trovi a dialogare con un amico.

Non girarci attorno

Sia per la modalità di fruizione dei contenuti (sempre più “in mobilità”) che per l’atavica indolenza a leggere, un testo breve è sempre un’ottima carta da giocare.

Va tenuto presente che gli utenti dei social media, in particolare, non approcciano i testi in modalità sequenziale, ma attraverso dinamiche squisitamente orientate allo “sfioro”. Ovvero, “fotografano” le frasi e fanno una sosta cognitiva solo su ciò che li colpisce.

Questa è la ragione per cui è sempre bene evitare di “costringere” i lettori a cliccare su “altro”. Anche perché nella maggior parte dei casi non lo faranno.

Il post universale non esiste

A meno che non ti chiami Amazon, quello che scrivi deve essere pensato, nei termini e nei modi, per il tuo pubblico specifico. Se vendi accessori per cani e gatti devi conoscere come pensano e discutono i proprietari delle bestiole. Solo così le tue parole appariranno autentiche e convincenti.

Le frasi generiche, sfuggevoli e aspecifiche sanno di stantio lontano un miglio. Hai presente quando al ristorante chiedi al cameriere gli ingredienti di un piatto e questo ti risponde con un laconico “Chiedo in cucina”? Ecco come giocarsi in un sol colpo credibilità e professionalità. Cioè, gli stessi presupposti che un potenziale cliente pretende di trovare sul web.

Orrori di grammatica vade retro

Per un’inspiegabile congiuntura nell’elaborazione del pensiero umano, le persone pur non leggendo quasi nulla (come ho detto poco fa) sono però delle formidabili cacciatrici di errori grammaticali.

Metti l’acca dove non ci va o spari congiuntivi a vanvera? Male, molto male. È da questi particolari (particolari?) che viene dato un giudizio sulla tua persona e/o sulla tua azienda.

Non vedi, non senti, non parli?

I social non sono la televisione dove, a parte rarissime eccezioni, il canale della comunicazione è unidirezionale.

Anche se fai di tutto per anticipare le obiezioni, è inevitabile che qualche commento con richiesta di delucidazioni arrivi (magari ce ne fossero sempre), se non addirittura delle critiche feroci (sono sempre una manifestazione di interesse, di gran lunga preferibili all’indifferenza).

Non interloquire (social deriva da “socializzare”) significa ammettere implicitamente che hai un problema, che il tuo marchio ha un problema, che la tua azienda ha un problema. Quando questo succede, c’è sempre un concorrente pronto a rispondere al posto tuo.

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La forza delle parole in un post
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La forza delle parole in un post
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In un post le immagini catturano l'attenzione, ma sono le parole che spingono all'azione. Sceglierle con cura fa la differenza.
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Sergio Gridelli Blog
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