Le idee nascono per contatto

Lo potevo fare anch’io. Perché l’arte contemporanea è davvero arte” è un bel libro di Francesco Bonami. Mi è tornato in mente stamattina, quando, intento a sorseggiare il mio caffè al bancone del bar, mi ha attirato un’insolita discussione.

Che ci vorrà mai – ha detto il più giovane dei conferenzieri – non occorre mica essere dei geni per fare dei tagli in una tela”. “Ecco, è arrivato il direttore della pinacoteca”, ha ribattuto un altro, prontamente rimboccato da un terzo “Perché non ci hai pensato te per primo a sforbiciare un quadro?”. Come si è capito, complice un articolo sull’opera autodistrutta di Banksy nell’asta di Sotheby’s e il naturale rimando alla produzione artistica di Lucio Fontana, le argomentazioni vertevano sull’arte e, soprattutto, su ciò che arte non è.

Poi, come succede in tutte le discussioni da bar, la divagazione è sempre dietro (molto spesso, davanti) l’angolo. Così, fra un rimbrotto e una bestemmia, il dibattito ha tirato in mezzo Galileo e la banalità del funzionamento del sistema solare, Newton e le sue mele (chi non ha della frutta in casa?), Einstein e “l’ovvia” teoria della relatività.

Al di là delle strampalerie e delle semplificazioni, la cosa più suggestiva di tutta la querelle era la tesi secondo cui i grandi geni del progresso scientifico disponevano né più né meno di quello che tutti avevano sottomano. Insomma, non erano venuti da un altro pianeta, ma avevano osservato (più attentamente?) la fissità delle stelle, i frutti che cadono dagli alberi, il comportamento della luce.

È stato un attimo fare uno più uno e domandarmi: se, una volta svelato il risultato (una scoperta scientifica, un segno artistico, un logo), tutti possiamo esclamare “lo potevo fare anch’io”, che cosa sono allora la novità, l’innovazione e la creatività? E ancora, perché c’è sempre qualcuno che “vede” (o immagina) queste cose prima di tutti gli altri?

Fenomenologia del nuovo

È del tutto evidente che il nuovo sotto il profilo squisitamente artificiale (anche se frutto di articolate costruzioni) sia qualcosa di esistente e assume questa connotazione solo a livello individuale o globale. Per me (livello individuale) un libro è nuovo se non l’ho ancora letto, ma lo è stato anche per l’autore nel momento in cui l’ha pensato e la novità si è manifestata a tutti (livello globale).

Il nuovo è una categoria della mente e, allo stesso modo, anche dello spazio. Una città che non ho mai visitato è per me nuova (anche se esiste da millenni), ma la costruzione di un nuovo quartiere è di certo una novità per tutti.

Quindi, l’apparizione di ciò che non c’era prima (il nuovo) è di fatto il risultato di relazioni. A volte dipendenti dall’inedita adiacenza di oggetti utilizzati per scopi diversi (per esempio, un elastico e una molletta per stendere i panni), in altri casi frutto di stati emotivi (per esempio, una canzone che porta la mente a focalizzarsi su un ricordo e a ricombinare altre traiettorie di pensiero). In pratica, questo stesso articolo è nato (quindi nuovo) per contatto, ascoltando casualmente una discussione al bar.

Non siamo passati dai tamburi delle civiltà primitive alla musica elettronica dei Coldplay in un sol colpo. In mezzo ci sono stati i canti gregoriani, i Mozart, i Beethoven, i Verdi. Ogni variazione è avvenuta per contatto fra oggetti diversi, culture diverse, idee diverse.

Lo cosa sorprendente, ed è quella che ci fa esclamare “lo potevo fare anch’io”, è tutta qui. Quanto si allarga il nostro orizzonte nel momento in cui conosciamo una nuova (per noi) persona? Il suo universo (il suo pensiero, la sua storia, i suoi amici) entra in contatto con il nostro. Da quel momento, ciò che credevamo impossibile assume altre fattezze, e così dal sincretismo delle esperienze scaturiscono nuove ispirazioni in ogni campo (scientifico, artistico, letterario).

La mia idea è che il nuovo (o anche tutto quello che definiamo col termine di creatività) sia l’effetto di correlazioni, a volte cercate oppure, in altri casi, del tutto fortuite.

Sia che battiamo sentieri esperienziali conosciuti o che ci avventuriamo in esplorazioni inedite, basta pochissimo (un incrocio di sguardi, un odore, un suono) per dare vita a un nuovo equilibrio, non necessariamente logico o di immediata utilità.

Se questi sono i presupposti dell’innovazione, non è difficile comprendere come un maggior numero di contatti produca (almeno sotto il profilo statistico) più possibilità di generare il nuovo.

Senza avventurarmi sulle ipotesi (o le incognite) del progresso che ci attende (basti pensare all’intelligenza artificiale), mi accontento del fascino della curiosità. Una “mania” che coltivo da anni e ogni giorno mi meraviglia per una cosa (anche piccolissima) che non sapevo. Un “nuovo” che domani troverà una relazione con un altro “nuovo”, adiacente e possibile.

Sommario
Le idee nascono per contatto
Titolo
Le idee nascono per contatto
Descrizione
Il nuovo è sempre il risultato di ricombinazioni di idee (o fatti) esistenti. È la curiosità che apre la strada alle nuove traiettorie del pensiero.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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