Metaforicamente parlando (e scrivendo)

In qualche modo, siamo tutti poeti a nostra insaputa. Senza farci molto caso, usiamo le metafore molto più spesso di quanto immaginiamo, tanto che vi ricorriamo tutte le volte in cui è fondamentale farci capire dagli altri.

Neruda: “La metafora, come dirti, è quando parli di una cosa paragonandola a un’altra… per esempio, quando dici Il cielo piange che cosa vuol dire?”. Insomma, come rincalza poi Massimo Troisi, la metafora è un nome complicato per definire una cosa semplice (Il postino, 1994).

Anche se la sua efficacia si esprime con il parlare, di fatto la metafora è innanzitutto un modo per mettere ordine nei nostri pensieri.

Ad esempio, paragonare gli occhi alle stelle non significa solo indicare una cosa con il nome di un’altra cosa, ma da quel momento la fonte originaria assume anche tutto il complesso di analogie proprie del referente metaforico. Il risultato è una rappresentazione molto più efficace rispetto alla “semplice” descrizione letteraria, come in questo caso, degli occhi.

Tutte le volte che parliamo e, di converso, scriviamo, prendiamo come riferimento dei modelli (per esempio, la descrizione di un fiore), ma quasi mai ci limitiamo alla loro narrazione sistematica. Voglio dire che senza troppe difficoltà elaboriamo la costruzione di nuovi modelli, cioè chiamiamo in causa più sensi, spesso alternativi. Il “colore del profumo”, riprendendo l’esempio del fiore, fa “vedere” il profumo e “annusare” il colore.

Tutto questo ha un nome e si chiama sinestesia. Un altro termine non proprio di uso comune, ma che tutti utilizziamo, perlomeno nelle sue applicazioni pratiche.

Maal e Mill sono due parole che, almeno nella nostra lingua, non significano nulla. Tuttavia, se siamo chiamati ad associarle a due sfere, chiameremo Maal quella più grande e Mill quella di dimensioni inferiori. Allo stesso modo, un coltello molto tagliente lo associamo più volentieri a una parola come Takete invece che a Malouma (altri due termini inventati). Ciò succede perché creiamo analogie fra i suoni delle parole e le funzioni degli oggetti. Insomma, elaboriamo un concetto “invadendo” il campo di un altro concetto.

La sinestesia concettuale ha anche una sorta di opposto: la dissonanza cognitiva. Da quando abbiamo imparato a leggere, diventa piuttosto complicato riuscire a “non leggere” le parole. Pronunciare più velocemente possibile il colore e non quello che c’è scritto, provoca un disallineamento cognitivo perché facciamo molta fatica a ignorare il significato letterale delle parole. Cosa che invece riesce benissimo a un bambino che ancora non sa leggere.colori e parole

Quando siamo di fronte a qualcosa di nuovo, la prima cosa che facciamo è confrontarla con il bagaglio delle nostre esperienze. Questo meccanismo va tenuto presente tutte le volte che vogliamo farci capire su argomenti specialistici o, comunque, non comuni.

Dichiarare che in Italia consumiamo quasi 14 miliardi e mezzo di litri d’acqua al giorno è di certo un’informazione, ma difficilmente quantificabile per il cosiddetto uomo della strada. Invece, dire che nel nostro paese ci facciamo fuori tutti i giorni 4.800 piscine olimpioniche ecco che trasformiamo, grazie a una metafora, il dato in qualcosa di più “maneggevole” e comprensibile.

Con lo stesso principio, è sicuramente più efficace spiegare un ciclo economico facendo riferimento all’alternanza delle maree (punte di prosperità e picchi di depressione) anziché spadellare fogli e fogli di Excel. È l’immagine vivida che aiuta le persone a capire e a ricordare.

Fra “dobbiamo fare presto a terminare questo lavoro” e “il tempo è denaro”, si capisce subito che non c’è partita. Infatti, è la seconda affermazione che mette in relazione diretta il tempo perso con il denaro, ovvero più tempo trascorre e maggiore è il denaro che buttiamo via.

La differenza fra informare e comunicare è tutta qui. Questo è un esercizio che dà più concretezza alle nostre esposizioni, ma non solo. Quando mettiamo insieme ciò che ci è noto con tutto quello che ignoriamo, la metafora ci aiuta a vedere quella scintilla che illumina un’intuizione, una nuova combinazione di idee, una scoperta.

Il meccanismo che, ripeto, usiamo in molte occasioni in maniera del tutto inconscia si basa invariabilmente sui medesimi presupposti per qualsivoglia argomento:

  • identificazione dell’essenza del messaggio
  • individuazione delle istanze della vita quotidiana cui è possibile applicare le stesse caratteristiche
  • elaborazione del pensiero secondo dinamiche laterali, ovvero la capacità di “collegare” due situazioni, due idee, due emozioni che normalmente non hanno fra loro nessuna connessione logica

La metafora non solo fa “vedere” al cervello correlazioni inedite, ma lo mette anche nella condizione di valutare dei nuovi punti di vista. Una scorciatoia da tenere in mente tutte le volte che vogliamo trasformare le nostre presentazioni in un successo memorabile. Nel vero senso del termine.

Sommario
Metaforicamente parlando (e scrivendo)
Titolo
Metaforicamente parlando (e scrivendo)
Descrizione
Fra tutte le figure retoriche, la metafora è quella che ci permette di spiegare concetti complicati attingendo dalla vita quotidiana.
Autore
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Sergio Gridelli Blog
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