Chi pensi di convincere con quella presentazione?

Da quando frequento le conferenze dove si alternano più relatori, ho messo insieme un fornitissimo archivio di “accidenti”. Il campionario annovera quelli tecnici (E adesso come collego il mio Mac al proiettore?), quelli strutturali (Riuscite a leggere da laggiù?), quelli grammaticali (Ops, qui manca l’acca. Ma si capisce ugualmente, vero?).

Tuttavia, quelli più ricorrenti (vorrei dire “standard”) sono soprattutto di natura comunicativa. Ovvero, il pubblico viene mitragliato da una raffica ininterrotta di slide che non hanno né capo né coda. In alcuni casi, gli ausili multimediali sono così imbarazzanti da rilevare una povertà espressiva sconcertante.

L’idea che mi sono fatto è che non venga data alcuna importanza alla cura estetica delle proprie idee (Quello che conta è il concetto) e, a ruota, non ci si ponga minimamente il problema del rispetto del pubblico (Se non capisce, affari suoi).

L’abc di una presentazione

Il tuo pubblico. C’è solo un modo per creare empatia con le persone che ti ascoltano: rendere evidente la connessione profonda che c’è tra te e la tua presentazione. Le slide non sono “altro” rispetto alla tue passioni, alla tua identità, alle tue esperienze. Pertanto, come puoi sperare di farti apprezzare proiettando delle cose anonime (e inguardabili)? E ancora, saliresti sul palco della conferenza indossando un paio di bermuda e le infradito? Le slide parlano del tuo stile e, in un certo senso, rappresentano il tuo abbigliamento. Il pubblico, ricorda soprattutto quello che vede. Quindi, fai di tutto per lasciare un buon ricordo visivo.

Il tuo ruolo. Fare un presentazione tanto per fare, fa perdere tempo a te e al pubblico. Se parti dal presupposto che il tuo scopo è quello di convincere, non avrai difficoltà a costruire una presentazione degna di questo nome. Le persone ti devono immaginare come un eroe che è in grado di cambiare la loro vita. E ciò succede perché le metti a loro agio, mostri loro la bellezza di un’idea, gli sveli una tecnica che non conoscevano. Se il pubblico deve fare i salti mortali per capire una slide, la tua idea verrà rifiutata e, di conseguenza, morirà.

Il tuo cuore. Da millenni le storie passano da una generazione all’altra. E ciò avveniva anche quando non c’era la scrittura (e PowerPoint). Se gli esseri umani hanno questa predisposizione praticamente innata, perché allora non sono in grado di raccontare la presentazione che hanno visto ieri? Semplice, in quella presentazione (chiamiamola così) non c’era nulla che risuonava con le loro emozioni. Cioè, lì dentro non hanno trovato una storia nella quale si sono sentiti protagonisti.

L’improvvisazione non esiste

Chi improvvisa è semplicemente uno che si è fatto un gran mazzo a provare, a riprovare e a provare ancora. Quando hai in testa ben chiara la traiettoria della tua esposizione, può succedere qualsiasi cosa che l’ansia resterà sempre a debita distanza. E quando non vai in panico perché dimentichi cosa dovevi dire, ecco che la tua mente è più libera per recuperare le esperienze, le battute di spirito, le relazioni fra le idee. Ciò che per il pubblico è improvvisazione, per te è solo il risultato di un lavoro. Di un duro lavoro.

Roma non l’hanno fatta in un giorno

Questi “relatori della domenica” mi sembra di vederli. Il giorno prima della conferenza, gli viene in mente di fare “due o tre slide” con il testo della relazione convertito in elenchi puntati, a mo’ di blocco degli appunti. Non sia mai che, una volta sul palco, ci si possa scordare qualcosa!

Così, si buttano a capofitto su PowerPoint come se non ci fosse un domani. Purtroppo, il domani è dietro l’angolo e l’approccio lineare ai contenuti finisce per fare più danni che altro. Ciò succede perché i programmi per fare presentazioni impongono il loro metodo (via una slide, sotto un’altra) e andrebbero utilizzati solo dopo aver ben chiaro il flusso strutturale della propria relazione.

Prima di accendere il computer, è fondamentale usare due strumenti intramontabili: carta e matita. Ancora meglio sarebbe dotarsi di Post-It su cui scrivere un’idea su ogni foglietto (un’idea=un Post-It), in maniera tale da avere sotto gli occhi una visione d’insieme di tutta la presentazione.

Solo una volta fatto questo lavoro si può pensare di trasferire la presentazione “in bella”. La bella copia è quella dove si inseriscono le immagini (possibilmente non stereotipate), si sceglie uno stile grafico omogeneo (molti font e una miriade di colori non ti fanno apparire più ricco), si opera una radicale semplificazione (in qualsiasi presentazione c’è sempre troppo di tutto).

Qual è l’unico “difetto” di questo approccio? Per ottenere un buon risultato occorre tempo, spesso tanto tempo. Certo, con l’esperienza, diventerai più veloce, ma il risultato migliore è sempre frutto di tante revisioni che, per ovvi motivi, non puoi fare quando hai il fiato sul collo.

5 trucchi per iniziare subito a fare la differenza

  1. Quando fai una presentazione, considera il testo come se fosse oro: metti solo quello che ha valore e che sia strettamente indispensabile.
  2. Ripeti a te stesso come un mantra: in ogni slide c’è sempre (dico, sempre) da togliere qualcosa.
  3. Se ti viene la tentazione di inserire del testo animato, delle clipart e delle mirabolanti transizioni pirotecniche immagina che sopra questi elementi ci sia il cartello “Chi tocca muore”.
  4. Usa un contenuto grafico solo quando ne hai assolutamente bisogno, non c’è niente di più raccapricciante di un’immagine messa lì perché c’era posto.
  5. Struttura la presentazione come se fosse la tua storia, con le sfide perdute e quelle vinte. Per il pubblico, non c’è niente di più attraente di una narrazione personale che ogni tanto solleva il sipario e lascia intravvedere cosa c’è dietro le quinte.
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Chi pensi di convincere con quella presentazione?
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Chi pensi di convincere con quella presentazione?
Descrizione
Una brutta presentazione ha il potere di vanificare anche la più formidabile delle idee. Perché rischiare? Impariamo a farla bene.
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Sergio Gridelli Blog
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