Parlare in pubblico: il perché, il come e il cosa

Oratori si nasce o si diventa? Come fanno i presentatori a improvvisare? Si può parlare in pubblico senza annoiare? Queste, e tante altre, sono le domande che ci siamo posti tutti quando abbiamo dovuto affrontare per la prima volta una platea di persone.

Non lo nascondo, anche a distanza di anni continuo a studiare ammirato le tecniche dei guru del palco e quasi sempre concludo che il come si espongono gli argomenti è di gran lunga più efficace del cosa si dice, ossia il contenuto. Ma c’è dell’altro.

Così, mi è capitato di rimanere letteralmente esterrefatto da una storia emozionante imbastita attorno a un’idea semplice o addirittura banale e, al contrario, sbadigliare con la massima estensione delle fauci al cospetto di argomenti interessanti, ma presentati con l’appeal di un paracarro.

Ecco allora le strategie che ho imparato e che cerco di mettere in pratica tutte le volte che parlo in pubblico.

Rimani in silenzio per alcuni secondi

Sali sul palco (mi raccomando, non metterti mai dietro al famigerato leggio) e scruta il pubblico per alcuni secondi, senza dire nulla. Non so perché, ma questo atteggiamento trasmette subito un senso di sicurezza e dà immediatamente l’idea di un oratore che sa il fatto suo. Le prime volte la situazione ti può mettere in imbarazzo, ma ti assicuro che il risultato ne vale la pena.

Non sei un venditore di pentole (con rispetto parlando)

Le persone amano acquistare e non sono per niente attratte da coloro che cercano di vendergli questa o quell’altra cosa. Anche se, in realtà, tutte le volte che fai una presentazione in pubblico cerchi di “vendere” qualcosa, non fosse altro che la bontà delle tue idee, l’atteggiamento vincente è quello del donatore.

Insegnare una tecnica, trasmettere un valore inedito per il pubblico, svelare un meccanismo poco noto portano le persone a fidarsi del relatore. In estrema sintesi, queste ultime si sentono ispirate e, di conseguenza, più invogliate a seguire l’eloquio.

Guardali uno a uno

Si sa, il contatto visivo è alla base di ogni relazione. Purtroppo, ho notato che non si ottiene alcun effetto puntando lo sguardo genericamente verso la platea, come a voler dare l’impressione di osservare tutti.

Una presentazione è di fatto una conversazione, quindi devi “dialogare” con tutte le persone. Come? Mantieni lo sguardo su una persona (o un gruppo di persone nel caso di platee numerose) e non distoglierlo fino a quando non hai terminato la frase. Alla frase successiva, ti orienti verso un’altra persona e così via. Ricorda, non stai parlando al pubblico, stai parlando con il pubblico.

Il senso capovolto delle tue presentazioni

Tutti sanno quello che fanno mentre presentano un argomento. Ovvero, sono consapevoli che stanno dicendo delle cose su degli aspetti specifici di un tema o di una questione.

Una percentuale molto più bassa è anche conscia di come lo fa. Cioè, oltre a informare, ha ben presenti anche le tecniche per convincere il pubblico: il valore della proposta, l’ordine delle argomentazioni, la personalizzazione delle soluzioni.

Tuttavia, sono davvero pochissimi i presentatori (i guru) che sanno perché sono su quel palco. Un perché potentissimo che racchiude lo scopo di essere lì, il fatto di amare ciò che si fa, il motivo per cui è importante alzarsi la mattina per fare quella cosa.

Perché tutto questo dovrebbe importare a qualcuno? Perché alla gente, io e te compresi, non interessa quello che fanno le persone, ma per quale motivo lo fanno. Forse la vedi già, qui dentro c’è una cosa straordinaria: la passione.

Se quello che dici non lascia intravvedere la tua anima, difficilmente troverai delle folle (anche sparute) disposte a seguirti. Ecco perché la prima cosa che devi trasmettere è per l’appunto il motivo per cui lo fai. Il perché.

Per fare un esempio, l’Apple costruisce computer esattamente come una miriade di suoi concorrenti. I computer della Mela non sono assemblati con componenti che vengono da Marte, anche a Cupertino si approvvigionano di materiali a disposizione di tutti.

Allora perché, al di là dell’etica informatica, i vari iMac rappresentano il sogno dichiarato, non espresso o latente di tante persone? Apple non dice “facciamo computer straordinari” (lo dicono tutti), ma “in tutto quello che facciamo sfidiamo ciò che esiste già per essere sempre un passo più avanti, per questo facciamo computer straordinari”. E alla fine, nessuno compra un computer Apple in quanto computer, compra essenzialmente la motivazione incastonata in quel design.

Ritornando al tuo discorso in pubblico, sarai tanto più convincente quanto più sarai in grado di capovolgere l’ordine classico delle relazioni. Prima il perché, poi il come e infine il cosa, che equivale a dire: perché lo fai, come lo fai, cosa fai.

Invece, agendo in maniera opposta, la tua presentazione trasmetterà subito al pubblico un sacco di numeri, di dati e di informazioni (il cosa fai) che faranno la fine delle farfalle notturne ubriacate dalla luce dei lampioni. In pratica, le persone recepiscono il messaggio, ma subito dopo riflettono fra sé e sé “A pelle sento che c’è qualcosa che non mi torna”. Quel (non) sentire è la mancanza del cuore. Il tuo cuore.

In conclusione, il tuo successo come oratore non dipende da quante cose sai (ovviamente, più sei ferrato nella materia e meglio è), ma dalla tua capacità di far capire che ci credi. Una storia che comincia con un perché è una storia che ispira le persone che ti ascoltano. Non perché devono, ma perché vogliono.

Sommario
Parlare in pubblico: il perché, il come e il cosa
Titolo
Parlare in pubblico: il perché, il come e il cosa
Descrizione
Quando si parla in pubblico, sapere cosa dire è importante, ma ancora di più conta come lo si dice. Tuttavia, la differenza la fa il perché lo facciamo.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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Una risposta a “Parlare in pubblico: il perché, il come e il cosa”

  1. Grazie Sergio !!

    Più leggevo e più pensavo al palcoscenico quando cantavo e quando ricanterò ..;-))
    In effetti l’essere intonato ( chiaramente importante) è scontato ! La differenza è trasmettere al fan le sensazioni che nel mio caso sono quando penso realmente a quello che dico, al testo che canto entrando con la mente, le emozioni ed il cuore nella canzone !! Ecco, a quel punto puoi essere simpatico o antipatico ma se sei vero e ci credi, il pubblico è con Te e canta con Te !! Grazie è un caro saluto, FANGO

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