Cercare, creare o connettere? Tutte tre le cose

Alle persone piace cercare le informazioni, per questa ragione a loro non interessa che qualcuno gli dica cosa devono leggere. Pensiamoci, non è forse questo anche il nostro comportamento dentro un supermercato? Ci aggiriamo fra gli scaffali, scrutiamo, confrontiamo e mettiamo nel carrello.

Fatta semplice, adoriamo comprare qualcosa, ma non ci piace affatto che quella stessa cosa ci venga venduta, almeno in maniera smaccata e manifesta. Si dirà che alla fine il risultato è il medesimo, dimenticando che se così fosse abdicheremmo al contenuto emotivo che è cristallizzato in ogni cosa, merce, pensiero. Un sostrato che deriva direttamente dalle esperienze personali di ciascuno di noi.

Non è per niente la stessa cosa girare di libreria in libreria per trovare un’edizione rara de I promessi sposi e, di contro, essere costretti a elaborare una tesina scolastica sul medesimo romanzo. Nel primo caso, la ricerca è il risultato di una traiettoria emotiva, nella seconda ipotesi si tratta solo di un’operazione meccanica, aliena a qualsiasi stato passionale.

Di questi tempi, dove miliardi e miliardi di contenuti affollano quotidianamente i nostri dispositivi digitali, è ancora possibile attirare (catturare?) l’attenzione delle persone? Perché proprio il nostro contenuto dovrebbe diventare la mosca afferrata dalle bacchette di Daniel “San” LaRusso?

Tutto il gioco è impostato sulle esperienze. Se abbiamo colto, anche solo una volta, i bisogni del nostro pubblico di riferimento, questo ci cercherà nuovamente e rimarrà connesso fino a quando sapremo dargli le risposte che cerca. Il blogger (ma vale anche per l’influencer) che campa di rendita non esiste, così come è diventata un’assoluta chimera l’indefessa fedeltà a un marchio.

Se per un istante abbiamo fatto brillare gli occhi dei cercatori, questi ritorneranno nella speranza di trovare altre pepite d’oro. Ma quel giorno che troveranno la miniera vuota o metalli senza alcun valore, non sarà il ricordo del luccichio a tenerli lì. Per dirla in un altro modo, un anno il vino buono lo fanno tutti (magari con un bel po’ di fortuna), ripetersi anche per le vendemmie a venire invece richiede impegno, sapienza, tecnica.

Ecco allora che fra cercare, creare e connettere esiste una circolarità. Ogni singolo momento è importante, dalla elaborazione del contenuto fino alla sua esposizione, passando attraverso il setaccio della relazione. Possiamo scrivere con la genialità di Proust, ma se non rispondiamo ai commenti, in particolare alle critiche, abbiamo solo pubblicato una banale lista della spesa.

A questo punto, è del tutto chiaro che anche la creazione ha il fiato corto senza un’efficace strategia di connessione. Qualcuno penserà alle tecniche Seo e agli investimenti pubblicitari per stare sopra il pelo dell’acqua delle ricerche organiche. Che dire? Tutto vero e necessario.

Poi Seneca ci ricorda che “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” e all’istante ci riporta al punto focale della questione. Non può esistere nessuna relazione in assenza di uno scambio reciproco (il lettore offre il proprio tempo come contropartita al bisogno risolto dal contenuto) e, contemporaneamente, la creazione assume significato pratico sole se arriva a connettersi col potenziale fruitore.

Nessuno ha ancora inventato la lampada di Aladino per riuscire a scrivere cose interessantissime per tutti. Tuttavia, possiamo adottare uno schema “ecologico” in cui ricerca, creazione e connessione si sostengono a vicenda.

Sappiamo a chi scriviamo?

Entrare nella testa di una o più categorie di utenti significa innanzitutto conoscere i loro bisogni o, se siamo davvero (ma davvero) molto (ma molto) bravi, immaginare le necessità che potrebbero manifestare e che ancora non sanno di avere.

In sintesi, si tratta di:

  • introdurre e dettagliare un problema;
  • mettere in evidenza le conseguenze dolorose causate dal problema (ossia, farlo “vivere” nello stato d’animo del lettore);
  • offrire una soluzione plausibile per risolvere il problema;
  • illustrare i benefici della soluzione (“ecco come ti sentirai dopo”).

Sappiamo ascoltare?

Per tutta una serie di fattori, oggi è molto facile imbattersi in persone che si lamentano per questo o per quello. Ascoltare non significa commiserare, ma trasformare l’insoddisfazione in opportunità.

Anche se è il modo più rapido per farsi capire, la prima cosa da fare è trasformare la parola problema in qualcosa di meno demotivante. Come? Situazione, sfida, competizione hanno di certo un altro tasso di energia. E le trasformazioni implicano sempre il bisogno di energia.

Sappiamo raccontare una storia?

Noi leggeremmo quello che abbiamo scritto? Se sì, significa che entusiasmerà anche coloro che in questo momento vivono il nostro stesso stato d’animo. È impossibile sperare di coinvolgere gli altri se siamo noi i primi a manifestare un palese distacco dai nostri contenuti.

Sommario
Cercare, creare o connettere? Tutte tre le cose
Titolo
Cercare, creare o connettere? Tutte tre le cose
Descrizione
L'elaborazione di un contenuto online non può prescindere dalla sua reperibilità. Esiste una stretta relazione dialettica fa ricerca, creazione e connessione.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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