Parlare chiaro è come fare un viaggio

Parlare chiaro è probabilmente una delle attività più complicate. Quando ci esprimiamo in pubblico cerchiamo di fare del nostro meglio, ma ad un certo punto notiamo una sorta di smarrimento negli occhi delle persone.

Per noi è limpido e lineare, tuttavia quasi mai prendiamo in considerazione il fatto che il pubblico è abituato al “tutto e subito” e, di conseguenza, si distrae con estrema facilità.

Una riflessione su questi aspetti ci rende subito consapevoli dei limiti del nostro bisogno di “comunicare tanto”, confondendo l’informazione con la persuasione, di voler stupire con le nostre conoscenze (spesso si tratta solo di superflue divagazioni autoreferenziali), di pensare di avere in pugno l’argomento dimenticandoci che non parliamo per noi, ma per il pubblico.

Troviamo il percorso più breve per arrivare al cuore dell’argomento

Sfatiamo immediatamente un mito: l’improvvisazione non esiste. Nessuno è in grado di entusiasmare il pubblico trattando un tema di cui non ne ha la benché minima cognizione.

Il cosiddetto “parlare a braccio” è sempre il risultato di una robusta esperienza, condita da una altrettanto meticolosa pianificazione. Ciò non vuol dire scrivere il discorso parola per parola, più semplicemente significa esaminare l’argomento, creare una mappa mentale con i capisaldi funzionali alla trattazione, eliminare tutti i dettagli ingombranti.

La regola universale fa sempre rima con togliere, anche quando la tentazione sarebbe quella di infarcire ancora di più l’esposizione. Tutto ciò che non è rilevante, o scarsamente significativo, ha l’unico scopo di disorientare chi ascolta. E quando una persona l’abbiamo portata fuori strada non la recuperiamo più.

Mettiamo una bussola nella mente del pubblico

Quando si sentono persi i viaggiatori? Nel momento in cui non hanno la minima idea di dove si trovano.

Un discorso non è molto dissimile da un viaggio. Per questo motivo, gli spettatori-viaggiatori ci dedicano il loro tempo e la loro attenzione se in ogni momento sanno dove sono e dove stanno andando.

Allora, le transizioni da un concetto e l’altro devono diventare una sorta di cartelli stradali. Ovvero, delle indicazioni chiare che informano sul tragitto appena percorso e su quanta strada manca per giungere a destinazione.

“Oggi vi dirò tre cose. La prima…”, ecco un modo efficace per orientare il pubblico.

L’importanza dei punti di riferimento

Oggi, con la diffusione dei navigatori satellitari è sempre più raro fermarsi per chiedere indicazioni a qualcuno del posto.

Tuttavia, quando la tecnologia non ci assisteva, ricordiamo tutti la differenza fra “Al primo incrocio giri a destra, dopo la rotonda prenda la seconda traversa a sinistra” e “Fra 500 metri si troverà un grande supermercato sulla destra. Dopo il supermercato giri a destra. Appena svoltato, vedrà una rotonda con al centro un grande albero, vada dritto fino al primo incrocio con il semaforo. Una volta qui, svolti a sinistra”.

La seconda descrizione è più articolata, ma è anche la più facile da ricordare perché ricca di riferimenti concreti.

Nell’esposizione vanno pertanto evitati i termini astratti, le descrizioni generiche e le espressioni gergali. Con un po’ di concentrazione è possibile trasformare qualsiasi concetto, più o meno “scientifico”, in una metafora.

Un linguaggio memorabile è quello in grado di sintonizzare vividamente le persone con le cose che ben conoscono del loro quotidiano.

“Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie” è un fulgido esempio di come possa essere trasmessa a tutti l’angoscia dei soldati al fronte.

Viaggiamo leggeri

In molte occasioni si ha la netta impressione che il relatore non voglia esprimere dei concetti, ma si limiti essenzialmente a impressionare. Quindi, ecco che la sala si riempie di parole specialistiche dal significato poco conosciuto, di citazioni latine a profusione, di giri lessicali estremamente stucchevoli.

Se dobbiamo affrontare un viaggio on the road è ovvio che con uno zaino leggero ci muoviamo meglio e con maggiore disinvoltura. Se possiamo dire “Oggi è una bella giornata di sole” perché ci incartiamo con “In questo periodo di tempo impiegato dalla Terra a effettuare un completo giro di rotazione attorno al proprio asse, un astro composto da idrogeno, elio, carbonio e ossigeno ci fa aumentare la temperatura corporea…”?

Le parole difficili e i periodi complessi fanno smarrire il pubblico. Siccome quest’ultimo non è in pericolo di vita e non deve trovare a tutti i costi la maniera per uscire dalla foresta, fa la cosa più normale in assoluto: spegne il Gps cognitivo e ci saluta.

Parlare in modo chiaro e comprensibile richiede tempo, sforzo e pazienza. Non si nasce oratori, tutti quelli bravi hanno sudato molto per pensare, ripensare, revisionare, modificare e… pensare di nuovo.

Facciamo viaggiare il nostro pubblico in prima classe. Se lo merita.

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La paura di parlare in pubblico è spesso associata a un modo di parlare complicato e poco chiaro. Il segreto sta nella leggerezza, come quando si affronta un viaggio.
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Sergio Gridelli Blog
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Una risposta a “Parlare chiaro è come fare un viaggio”

  1. Buongiorno Sergio ,
    Quanto è vero quello che dici ….. !!!!

    In effetti sabato scorso con uno Chef che dovevamo prendere come fornitore per un lavoro importante ( Catering), abbiamo parlato e discusso prima di fare contratto, ed era effettivamente preparato per le sue competenze …. ma quanto parlava e parlava, “io di qua, io di la ….” tanto che ci siamo chiesti sarà vero ? quindi il focus di noi clienti si è spostato non sulle sue competenze,( dove ci aveva convinto) ma su quello che aveva fatto o meno ( autoreferenze) che neanche ci interessavano e per cui siamo ancora a decidere se fare contratto o meno …. 😉

    Saluti
    Fabio

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