I titoli di studio non sono patenti di abilità

Hai la laurea? Hai fatto un master all’estero? Hai qualche anno di esperienza nel settore? Tutto bene, ma quello che i recruiter cercano sono soprattutto le cosiddette soft skill. Ovvero, tutte quelle abilità “non certificate” che ti consentono di mettere in pratica relazioni efficaci dentro e fuori il luogo di lavoro.

Alla fine, la differenza la fanno le emozioni (ma sì, chiamiamola intelligenza emotiva), la capacità di comunicare in maniera chiara e, come se fosse poco, le tanto ricercate doti di leadership. Come dire, tutte caratteristiche che migliorano la persona in generale, non solo sul luogo di lavoro.

Due orecchie e una bocca sola, ci sarà un motivo!

I collaboratori migliori sono soprattutto quelli che sanno ascoltare. Questa è la ragione per cui ascoltano il doppio di quello che parlano. Il motivo è semplice, la tua reputazione la costruisci mostrando interesse nei confronti degli altri. Chi mai si sognerebbe di assumere qualcuno (anche pluri-laureato) che monopolizza la scena e non lascia dire una parola a nessuno?

La responsabilità, questa sconosciuta

Non fare l’anguilla! Chi fa, sbaglia. Se vuoi apparire sicuro del fatto tuo, non cercare scuse o, peggio, non fare di tutto per riversare la responsabilità addosso agli altri.

Sbagliando si impara, ma soprattutto è la consapevolezza dei tuoi limiti che fa maturare il senso del rispetto per il lavoro di squadra.

Se ti manca il sale, non cucini gli spaghetti?

Negli ambienti di lavoro si parla molto di creatività. Ovviamente, il termine non è riferito alle capacità artistiche, pittoriche e tanto meno scultoree, semplicemente si tratta della capacità di risolvere i problemi.

Detta ancora meglio, l’obiettivo è quello di raggiungere i medesimi risultati con meno risorse. È un gioco d’attacco dove devi concentrarti su quello che hai a disposizione, non su ciò che non c’è o non si può avere.

Fermati e ascolta il tuo cuore

Quando esci di casa arrabbiato (per mille motivi che non sto qui a disquisire) è molto probabile che tutte le faccende della tua giornata prendano una piega storta. La verità è che una volta passata la “bollitura”, ti rammarichi amaramente delle email inviate di getto, delle male parole rivolte a un collega, delle decisioni “un tanto al chilo” che hai preso.

Prima che succeda tutto questo, fermati e chiediti “ma cosa mi sta succedendo?”. Una pausa, una chiacchierata con un amico o semplicemente un caffè, sono sempre degli ottimi argomenti per ritrovare il proprio centro.

Porta nel lavoro la tua unicità

Se quel lavoro lo possono fare tutti, allora lo può fare anche un computer. Il tuo tocco di personalità è unico, solo così cambia il modo di lavorare e lo rende più efficiente.
Coltiva i tuoi interessi, viaggia, occupati di volontariato. In poche parole, connettiti con altri mondi. Nasce da qui la motivazione necessaria per stabilire uno stile empatico anche sul luogo di lavoro.

Solo se ti confronti costantemente con altri sfondi di vita, con altre prospettive e con altri punti di vista, acquisisci un metodo inossidabile per scoprire in ogni persona delle preziose risorse. Anche le tue, quelle che non pensavi di avere.

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