5 modi per finire un discorso in maniera memorabile

Dopo aver parlato per molto o per poco, arriva sempre il momento della verità: come terminiamo il discorso? La fine dell’anno è tradizionalmente tempo di bilanci e di buoni propositi, allo stesso modo la conclusione di una relazione deve fare il punto su ciò che abbiamo appena narrato e, soprattutto, farsi ricordare.

In sostanza, l’esatto contrario di “grazie per l’attenzione”. Per carità, questa è una forma educata per congedarsi, ma non lascia praticamente nulla alla platea. Sì, ci sarà qualcuno che applaudirà, qualcun altro annuirà senza particolare entusiasmo e altri sentiranno improvvisamente tutta la leggerezza del “finalmente è finita”.

Anche una buona esposizione, convincente e articolata, rischia di farsi evaporare da un finale non all’altezza della situazione. È un po’ come nelle partite di calcio, la squadra gioca bene per novanta minuti, ma sarà il goal “impossibile” in zona Cesarini a venire ricordato e raccontato a chi non c’era.

Con gli opportuni aggiustamenti dovuti alla variabilità del contesto, è possibile individuare almeno 5 modalità per concludere efficacemente una presentazione.

1. La call to action, sempre lei

In linea generale, tenere un discorso senza prevedere una chiamata diretta all’azione, nella maggior parte dei casi si rivela tutta fatica sprecata.

Quello che saremo domani, lo costruiamo oggi. Anch’io inizialmente ero scettico, ma mettendo quotidianamente in pratica le tecniche che ho appena illustrato, vi posso garantire che diventerete delle persone migliori. Il futuro che desiderate comincia adesso, appena uscite da questa sala.

2. Una storia verosimile

Un aneddoto non deve essere necessariamente vero, ma risultare talmente convincente da ritenersi del tutto plausibile. L’efficacia aumenta se il racconto riguarda la nostra vita.

Quando sognavo di andare alle olimpiadi (da giovani non c’è mai nessun traguardo troppo lontano), tutti i giorni ero sulla pista di atletica. L’allenatore mi faceva sputare l’anima, nel vero senso del termine, e francamente non capivo tutte quelle ripetute cronometrate sui 1.500 metri. Un giorno, ormai giunto al limite dello sfinimento, chiesi al coach il perché di quella preparazione così intensa. La sua risposta, che ricordo come fosse ieri, fu secca e fulminea: la gara della domenica è solo il momento in cui si vanno a ritirare le coppe vinte negli allenamenti. Allora, quella espressione mi scivolò addosso, ma col tempo diventò il mio mantra. Il successo è sempre il risultato di tanta preparazione, costanza e perseveranza.

3. Le domande creano un legame

Non importa quanto possa essere (o sembrare) retorica la domanda, ma un quesito finale costringe il pubblico a pensare. Si crea così un link che “chiude l’anello” e rinsalda il contatto tenuto vivo dalla relazione.

Alla fine di tutto, pillola azzurra o pillola rossa? Ovvero, scommettete fin da subito sul vostro miglioramento o vi abbandonate alla noiosa routine di sempre?

4. Siamo “macchine” a contrasto

“Vedere” la soluzione del problema (grande o piccolo, tutti abbiamo un problema o più di uno) sullo sfondo delle nostre abitudini illogiche, irrazionali, inconcludenti, mette in risalto la differenza di forma. Avere coscienza di dove siamo e di dove dobbiamo (vogliamo) arrivare è il solo modo per trovare gli strumenti giusti per raggiungere la meta.

Fare sempre le stesse cose ci porta a conseguire invariabilmente gli stessi risultati. Non possiamo risolvere un problema rimanendo dentro il contesto che l’ha generato. Il nero è solo (e tutto) nero fino a quando non ci eleviamo e vediamo quanto bianco c’è intorno.

5. La citazione giusta al momento giusto

Esistono citazioni per ogni occorrenza, ma la vera magia si compie quando con l’ultima stoccata si arriva dritti al cuore delle persone. La mia citazione preferita? Quella attribuita alla scrittrice e attivista per i diritti civili Maya Angelou.

Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire.

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La conclusione di un discorso è sempre quella che il pubblico ricorda di più. Per questo, va studiata a tavolino facendo ricorso alle tecniche più appropriate.
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