Gli auguri di Natale dicono molto su di te e la tua azienda

Scrittura di una lettera di Natale

Va detto subito che gli auguri natalizi che le aziende inviano in quantità industriali (è proprio il caso di dirlo!), sono quanto di più noioso (e inutile) si possa immaginare.

La prassi, ormai diventata un marchio di fabbrica dell’aziendalese delle feste, si concretizza con biglietti privi di qualsivoglia personalità (le aziende più “di cuore” affidano la purificazione della coscienza a cartoncini solidali con questa o quell’altra azione umanitaria), con indirizzi adesivi appiccicati sulla busta alla bell’e meglio (spesso estrapolati da un database vecchio di secoli) e senza lo straccio di una firma vergata di proprio pugno (e chi ha tempo di mettersi lì a passare uno a uno migliaia di bigliettini?).

Non ci sono vie di mezzo, i biglietti degli auguri di Natale devono avere un senso in termini di vicinanza, contatto, coinvolgimento. In caso contrario è meglio non farli. L’azienda passerà per essere un’organizzazione insensibile al calore di questo particolare momento dell’anno, ma almeno non farà la figura meschina di quella che anche per gli auguri si rifà al sistema della catena di montaggio.

Per quanto mi riguarda, adotto un metodo di selezione degli auguri molto semplice. La missiva, evidentemente smarrita la stella cometa, prende seduta stante la via del cestino quando:

  • l’indirizzo sulla busta è stampato e non scritto a mano;
  • il nome contiene evidenti approssimazioni (gli auguri a Stefano Gridelli li invii a tuo cugino!);
  • il biglietto non è firmato o è firmato in maniera illeggibile (eh, se non ci fossero le segretarie);
  • gli auguri arrivano dopo la Befana (la puntualità è alla base di qualsiasi organizzazione, anche a Natale).

Ovviamente, non esiste un regolamento universale per fare gli auguri nel mondo del business. Tuttavia, il buon senso consiglia di utilizzare due “arnesi” troppo spesso sottovalutati: la testa e il cuore.

Immaginiamo di avere di fronte il destinatario

Cosa c’è di più personale di un augurio natalizio? Sto parlando di un esercizio di buona creanza assolutamente volontario (non l’ha ordinato il dottore!) ed è proprio per questo che va “sentito”. Diversamente, tanto vale spedire preventivamente a tutti un bel “anche a te e famiglia” e buonanotte.

Seduti allo stesso tavolo, uno di fronte all’altro, diciamo le stesse cose alla zia Teresa, al compagno del liceo, al fornitore di un servizio? Certo che no! Allora, trasferiamo quelle parole in un biglietto di auguri e stiamo certi che verranno apprezzate.

Facciamolo con gusto

Se pensiamo che scrivere gli auguri di Natale sia una scocciatura o, addirittura, una perdita di tempo che “ci tocca”, lasciamo perdere.

Considerare gli auguri un dovere è quanto di più lontano ci possa essere dal significato di quel gesto. Inviare un bigliettino d’auguri non è una faccenda di routine. Se lo consideriamo nei suoi aspetti di relazione intima, ancorché contemplato dentro uno scenario di business, può diventare un momento divertente e appassionante.

Non stiamo celebrando i nostri successi

Il rischio di passare il segno è sempre dietro l’angolo. Succede quando, presi da un irrefrenabile entusiasmo a buon mercato, facciamo diventare gli auguri una sorta di consuntivo dei traguardi aziendali raggiunti durante l’anno.

Se proprio non riusciamo a resistere a questa tentazione, mettiamoci dentro almeno un bel po’ di sana ironia.

Siamo brevi, ma per davvero

Non mi è mai capitato di sentire qualcuno che si è lamentato per un discorso o uno scritto troppo brevi. Due o tre paragrafi (succinti, mi raccomando!) sono più che sufficienti per creare un clima emotivamente appagante.

Eventualmente, lasciamo uno spazio per aggiungere una nota a mano che porta con sé la magia di “scaldare” tutto l’insieme.

Le palle rotte di Natale

Prima di spedire il biglietto, rileggiamolo dieci volte (minimo sindacale). Non c’è cosa peggiore che augurare ogni bene con un congiuntivo che stride come le unghie sulla lavagna.

Dopo esserci accertati che tutto fili senza derapate grammaticali, un’ultima lettura ad alta voce ci consentirà di aggiustare la “musicalità” dei paragrafi. In un periodo dove è tutto campanellini tintinnanti e zampogne melodiose non vorremo mica fare i guastatori con sonorità da pressa industriale?

A tutti? A qualcuno? A centomila?

Cosa c’è di più irritante degli auguri di compleanno che piovono da ogni dove solo per il fatto che “glielo ha detto Facebook”?

Anche, e sopratutto, per gli auguri di Natale dobbiamo essere molto selettivi. Spediamoli solo a coloro che sappiamo gradire il nostro segno di affetto. A tutti gli altri… sarà per l’anno prossimo.

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