Ci siamo mai fatti le domande giuste?

Bambino che pensa alla domanda da fare

Conosco un fioraio veramente bravo, tanto che molti (io compreso) non esitano a definirlo un autentico mago delle piante. Il problema? La confezione. I suoi fiori bellissimi e non comuni vengono banalizzati (deturpati?) da improbabili involucri che niente avrebbero da invidiare ai rudi imballi della carpenteria industriale.

Viviamo di status quo che ci impediscono di vedere oltre il nostro naso. In fondo, “Ho sempre fatto così, perché dovrei cambiare?” o ancora “Chi me lo fa fare, perché dovrei rimettermi a studiare?”, sono le domande (sbagliate) che ogni tanto, se sollecitati, ci facciamo.

Col tempo, maturiamo una sorta di armatura per proteggerci dai quesiti scomodi. Non so se è stato così per tutti, ma credo che questa idiosincrasia nasca da tre domande che, per quanto mi riguarda, hanno accompagnato le diverse fasi della mia vita: “Quando ti laurei?”, “Quando ti sposi?”, “A quando un figlio?”.

Domande difficili da affrontare per due motivi. In un caso è la paura di non disporre della risposta che vorremmo, nell’altro rifuggiamo proprio perché non ci piace conoscere la risposta stessa.

Fermi tutti! Non è facendo l’anguilla riguardo alle domande “impertinenti” che usciamo dal fango della mediocrità. La cose migliori che possiamo ottenere da noi stessi sono racchiuse nelle domande giuste che dobbiamo avere il coraggio di porci. Le risposte sono solo una logica conseguenza.

Siamo costruttori di mondi

Il mondo che reputiamo oggettivo non è altro che una rappresentazione soggettiva. Così come la registrazione della nostra voce ci sembra talmente infedele da non riconoscerla, allo stesso modo la nostra rappresentazione del mondo non è la stessa che hanno gli altri. Ecco perché il miglioramento personale è imprescindibile da domande come “Se fossi dall’altra parte, apprezzerei questo mio modo di fare?”. Nell’onestà della risposta c’è il cuore di un nuovo traguardo.

Possiamo sempre fare meglio

In molte toilette pubbliche c’è un cartello che recita più o meno così: “Lascia questo luogo meglio di come l’hai trovato”. Gli effetti, a giudicare dai risultati, non sono di certo esaltanti, ma noi, alla fine della nostra giornata, sforziamoci di chiederci cosa abbiamo imparato nelle ultime 24 ore. Alla lunga, questo esercizio ci farà considerare le cose che davvero contano.

Non facciamo arrugginire gli obiettivi

Ci accompagna, a volte per anni o addirittura per sempre, un vocina fastidiosa che alimenta il conflitto fra quello che vorremmo ottenere e ciò che non facciamo per raggiungere l’obiettivo. Pian piano i valori evaporano, l’ordinarietà si impossessa del nostro tempo, l’entusiasmo si sbriciola.

Allora, dove troviamo la motivazione? Semplice, ancora una volta è nascosta dentro una domanda scomoda: “Come mi sentirei una volta raggiunto l’obiettivo?”. In soldoni, “Come mi sentirei una volta laureato?”, “Come mi sentirei se riuscissi a consegnare il lavoro nei tempi prefissati?”, “Come mi sentirei se risolvessi quell’annosa questione entro oggi?”. Va da sé che la vivida sensazione di benessere diventa energia per affrontare di petto le varie situazioni.

Dove stiamo andando?

Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.
– “Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
– “Dove vuoi andare?”
– “Non lo so”, rispose Alice.
– “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.

La direzione che ha intrapreso la nostra vita, professionale e non, dove ci porterà fra uno, due o cinque anni? Periodicamente, chiediamoci dove stiamo andando e se la meta è quella che desideriamo. Senza che ce lo ricordi Alberto Manzi, non è mai troppo tardi per imparare cose nuove e spostare il timone del nostro futuro.

Ci si può allenare per affrontare le domande difficili?

La vita non è facile per nessuno, anzi quelli che hanno condotte a prima vista smart sono i primi a mettere in discussione le loro rispettive zone di comfort.

Manco a dirlo, il presupposto per guardare in faccia alle proprie credenze limitanti (e tutto sommato comode) è il metodo. Se non siamo prima di tutto giudici di noi stessi, diventa praticamente impossibile venire assunti a esempio dalle altre persone.

Le menti più stravaganti e creative, nonostante forniscano immagini di loro stesse alquanto leggere e apparentemente improntate al mimino sforzo, in realtà sono molto severe circa i loro comportamenti.

A modo mio, per vincere la paura delle domande “che non vorrei mai farmi” ho adottato, ormai da alcuni decenni, uno stile che oggi posso ben dire essere stato provvidenziale per farmi diventare quello che sono e per accrescere la fame di curiosità che nutro ogni giorno.

Il mio segreto?

In realtà, i “trucchi” sono più di uno, ma di certo si tratta di tutte cose alla portata di chiunque.

Mi sveglio molto presto. Le prime ore del giorno hanno una tale tranquillità che da sola è sufficiente a tenere lontana qualsiasi distrazione. Una giornata ancora tutta da srotolare è un’occasione d’oro per chiederci cosa ne è dei nostri sentieri esistenziali.

Vado a correre. L’esercizio fisico disconnette il tempo della routine quotidiana, lasciando spazio all’introspezione. Provate a farvi delle domande complesse immersi nella selva di email che pretendono una risposta istantanea, travolti dal flusso ininterrotto delle notifiche o dentro l’insistente processione degli “scusa se ti disturbo”. Impossibile.

Non ho smesso di studiare. Studiare non è leggere, così dedico una parte della mia giornata ad approfondire gli argomenti più disparati (dai miti greci ai plugin di WordPress). Più è ricca la cassetta degli attrezzi della nostra conoscenza e maggiore è il coraggio con cui affrontiamo quelle domande che, altrimenti, ci farebbero scappare.

Il momento giusto è adesso. Se sorreggo con il braccio teso una bottiglia d’acqua, per qualche secondo non avvertirò alcuna fatica, ma già dopo un paio di minuti mi sembrerà di sostenere un macigno. Succede la stessa cosa per le domande (guarda caso sono sempre quelle che non ci piacciono) cui procrastiniamo le risposte. Se aspettiamo sempre il momento più propizio, diventiamo i campioni mondiali delle domande senza risposta che, come abbiamo visto, ci faranno comunque faticare. E non poco.

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